Ddl Concorrenza ed efficacia norme sui rami assicurativi Danni, parola alla senatrice Puppato

Laura Puppato (3) (Foto Gianluca Panella) Imc

Laura Puppato (3) (Foto Gianluca Panella) Imc

Lo scorso 3 maggio è stato approvato al Senato con modificazioni il Ddl Concorrenza, il cui iter dura orami da due anni. Il nuovo testo è ora atteso nuovamente alla Camera dei Deputati per un ulteriore esame, ma tra le diverse norme dedicate al settore assicurativo ed oggetto degli emendamenti al primo testo votato alla Camera non mancano passaggi che hanno sollevato perplessità e contrarietà in molti operatori.

Del Ddl concorrenza nel suo complesso, delle norme più controverse per il settore assicurativo (come l’abolizione del tacito rinnovo per tutte le polizze dei rami Danni oppure i nuovi obblighi di trasparenza) e del suo iter futuro ne abbiamo parlato con la senatrice del Partito Democratico Laura Puppato (nella foto, di Gianluca Panella), che più volte si è occupata della materia e che per questo si è spesso confrontata anche con le associazioni di categoria degli agenti professionisti.

Senatrice Puppato, il Ddl Concorrenza approvato pochi giorni fa in Senato ha impiegato 2 anni ed ancora il suo iter non sembra essersi concluso con il passaggio alla Camera. Non le sembra un tempo eccessivo rispetto all’urgenza che invece ha il Paese di rimettere in moto l’economia reale?

In due anni, cioè durante il tortuoso iter del provvedimento legislativo sulla concorrenza, abbiamo approvato decine di leggi e riforme importanti ed impegnative, compreso leggi finanziarie e manovre. Purtroppo non è riuscito il tentativo di semplificare l’iter legislativo e ridurre rappresentanza e costi della politica quando il 4 dicembre gli italiani hanno rigettato a maggioranza la riforma costituzionale, a mio avviso commettendo un errore madornale…

Oltretutto il pesante gap in cui vive o è vissuto il Paese, ricevuto con le elezioni del 2013, costringe a lavorare su più fronti contemporaneamente e non è affatto facile risolvere nei tempi necessari. Ma è chiaro a tutti che quando un provvedimento diventa così contrastato e risulta di così difficile approvazione si sta sbagliando qualcosa o perlomeno  si sono sottovalutati alcuni aspetti. Chiarisco, la numerosità degli interventi nel Ddl: dalle farmacie alla mobilità, dalle assicurazioni all’energia forse sono argomenti troppo diversi, impegnativi e numerosi per permettere un esito felice e rapido.

Inoltre non va dimenticato che al Senato non abbiamo una maggioranza stabile per cui franchi tiratori e le difficoltà quotidiane si fanno sentire, ecco che la pretesa di metterci dentro molto rischia di diventare un handicap per il buon esito.

Quali sono, secondo lei, i punti di forza e di innovazione di questo Ddl?

La logica che lo ha originato è molto buona: cancellare i “colli di bottiglia” che frenano sviluppo e competitività non permettendo di liberare le risorse e sfruttare a pieno le energie e le capacità economiche e imprenditoriali che ci sono nel paese. La ricerca di un mercato concorrenziale e insieme regolamentato a favore dell’utente finale è  stata la filosofia di fondo.

Tra gli interventi più utili e attesi vi sono la trasparenza obbligata per gli istituti bancari anche nella vendita di prodotti assicurativi accessori a finanziamenti e mutui; nella telefonia mobile e nei media audiovisivi una serie di misure volte a facilitare il passaggio da un operatore all’altro con trasparenza di costi e recesso, togliendo potere di vincolo verso i clienti.

Molte e importanti le misure nel settore energia: dalla cessazione della disciplina transitoria dei prezzi dell’energia elettrica e gas alla piena liberalizzazione della vendita al dettaglio a condizioni predeterminate (sempre favorevoli a trasparenza e utente finale). Sul tema vale la pena di comprendere come un mercato dell’energia libero, trasparente e consapevole abbia portato in EU per esempio i britannici a pagare 5,62 centesimi di Euro il kilowattora a fronte dei nostri 9,09 e a fronte degli oltre 11 centesimi nel mercato meno concorrenziale che ci sia, ovvero in Danimarca.

Molto altro su notai, ingegneri, farmacie e odontoiatri nonché nel settore trasporti dove si delega il governo a trovare soluzioni compatibili con le migliori realtà europee… insomma un provvedimento con moltissime luci che dà una scossa positiva ad un mercato spesso statico e monopolista.

Il Ddl dedica 40 articoli al solo settore assicurativo; le sembra che in Italia sia ancora poco concorrenziale?

Sono una quarantina i commi e vanno quasi tutti nella giusta direzione, direi, con un unico grande errore (l’abolizione del tacito rinnovo in tutte le polizze dei dami Danni), nato da un lavoro di lobby che ha trovato sponda in parte dei commissari che non ne hanno compreso le vere ragioni (nulla a che vedere con la buona concorrenza) né le conseguenze.

Il tema principale di queste modifiche non è infatti tanto la concorrenza nel settore assicurativo, che c’è e funziona alla grande ormai da anni soprattutto nel settore obbligatorio dell’Rc Auto, quanto piuttosto di offrire al cliente finale onesto alcuni vantaggi e opportunità che oggi gli vengono negati solo perché vive in territori “pesanti”  dal punto di vista della sinistrosità e delle truffe. In tal senso vanno gli sconti per l’installazione della “scatola nera”, l’utilizzo dei rilevatori sul tasso alcolemico del guidatore e l’ispezione preventiva del veicolo.

Le misure di contrasto alle frodi assicurative sono l’altra scommessa volta a premiare la legalità e quindi i minori costi per i cittadini; di qui le nuove prassi per identificare “i testimoni di comodo”, la necessità di costituire una unica banca dati sinistri, la possibilità di non presentare offerta di risarcimento quando sussistano evidenti sintomi di frode. Poi si è affrontato il tema della soggettività di applicazione sia delle tariffe che delle classi di Bonus / Malus “interne” da parte delle compagnie.

Il Ddl introduce nuovi obblighi di trasparenza in capo agli Intermediari che riguardano, appunto, l’obbligo di emettere tanti preventivi RCA quanti sono i mandati rappresentati ed il confronto con il contratto base di IVASS e Mise. Cosa ne pensa?

Temo che sia un’ottima intenzione, ovvero quella di offrire più trasparenza ai clienti/cittadini, ma si corrano due rischi: da un lato quello di ridimensionare le potenzialità agenziali – in quanto il plurimandato diviene un onere assai più impegnativo e quindi dissuasivo –, dall’altro di limitare la professionalità dell’agente (intesa come scelta operata a monte perché frutto di conoscenza ed esperienza) a beneficio del cliente. Spero che le buone ragioni prevalgano sui dubbi.

Lei ha presentato diversi emendamenti per ripristinare il tacito rinnovo nei rami danni. Perché non hanno avuto successo di accoglimento nel maxi-emendamento?

Non è andata proprio così, anzi. Il “dietro le quinte” ci dice che in realtà gli emendamenti presentati avevano già avuto un parere positivo del governo grazie ad una fitta interlocuzione, alla presentazione di comparazioni europee e di informazioni sul comparto assicurativo (merito anche dei contributi avuti dai sindacati degli agenti), tanto che l’accordo prevedeva o la ratifica di almeno un emendamento correttivo se si fosse discusso in aula il disegno di legge o la presenza di questa modifica nel maxi-emendamento presentato dal governo per la fiducia.

E’ accaduto che il presidente del senato Grasso abbia posto il veto alla richiesta del voto di fiducia se nel maxi-emendamento del governo vi fossero state modifiche di qualsiasi genere al “prodotto” emanato dalla Commissione. Razionalmente e nel concetto di legittimità ci sta un tale forte richiamo, vista la quantità di voti di fiducia e la durata della discussione in Commissione sul Ddl concorrenza.

Il presidente Grasso voleva tutelare il parlamento in quanto unico “soggetto legislativo”, ma certo questo impedimento anomalo – in questo frangente – ha impedito anche quelle tre/quattro correzioni obbligatorie e condivise che normalmente si effettuano con il maxi-emendamento.

Ora il testo del Ddl arriva alla Camera: prevede che ci siano reali possibilità di recupero?

Sì, la possibilità reale c’è, nel senso che se si aprirà il dibattito gli accordi dicono che le modifiche sono ritenute necessarie sia dal Parlamento – a sua maggioranza ovviamente – e sia dal Governo.

Il tema è piuttosto se si sceglierà o si potrà procedere come previsto: il caso del blocco avvenuto al Senato potrebbe (in questo caso malauguratamente) fare scuola anche alla Camera. E quindi resterebbe da fare un decreto d’urgenza… ma spero tanto non ve ne sia necessità. Sarebbe assurdo che, pur tutti concordi e consapevoli dei rischi che un tale errore procura, si vada ugualmente ad approvare il testo senza correzioni. Stiamo lavorando con i colleghi della camera Taricco, Malpezzi e Locatelli e con la ministra Finocchiaro per scongiurare che ciò possa accadere.

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