Digital single market, la Commissione Europea presenta sedici iniziative

Unione Europea - Mercato unico digitale (2) Imc

Unione Europea - Mercato unico digitale (2) Imc

Nuovo contributo dell’avv. Ivan Dimitri Calaprice incentrato sul piano della Commissione UE per la digitalizzazione del mercato unico e nel quale vengono analizzate le caratteristiche i pilastri su cui si fonda la strategia per l’implementazione del piano (nel quale è prevista una indagine antitrust nel settore dell’ e-commerce), che avrà naturalmente effetti – diretti ed indiretti – anche sul settore assicurativo

Nella giornata di ieri, 6 maggio, la Commissione Europea ha presentato il proprio piano per la digitalizzazione del mercato unico, già anticipato quale secondo punto del proprio programma dal Presidente Juncker lo scorso 15 luglio 2014, in occasione del discorso di insediamento tenuto in sessione plenaria al Parlamento.

Oggi gli obiettivi prefissati si profilano con contorni più netti e appaiono ancora più ambiziosi di quanto accennato alla vigilia. I toni usati, peraltro, evocano suggestioni oracolari benchè sdrammatizzati – anche nei documenti ufficiali – dall’uso di un hashtag accattivante: #DigitalSingleMarket.

La premessa fa riflettere:

“Attualmente, l’esistenza di ostacoli alle operazioni online impedisce ai cittadini di profittare di una più vasta gamma di beni e servizi: solo il 15% effettua acquisti online da un altro Stato membro; le imprese che operano via Internet e le start-up non possono trarre pieno vantaggio dalle opportunità di crescita offerte da Internet: solo il 7% delle PMI vende all’estero. Infine, le imprese e le pubbliche amministrazioni non possono fruire appieno degli strumenti digitali. L’obiettivo del mercato unico digitale mira ad abbattere le barriere regolamentari fino ad instaurare un unico mercato al posto dei 28 mercati nazionali ora esistenti. Un mercato unico digitale pienamente funzionante potrebbe apportare all’economia europea 415 miliardi di euro l’anno e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro

Quale la strada per realizzare il digital single market?

La strategia è fondata su tre pilastri (da non confondersi con i distinti sette pilastri dell’Agenda Digitale, di cui il digital single market, in sé per sé considerato, costituisce soltanto il primo):

  1. Migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per i consumatori e le imprese;
  2. Creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi;
  3. Massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale.

Il tutto passerà attraverso l’implementazione di ben sedici key-actions volte a far sì che entro la fine del 2016 i progetti possano trasformarsi in esperienze tangibili.

Vediamole in sintesi.

Primo pilastro: Migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per i consumatori e le imprese

La Commissione proporrà di:

1) introdurre norme intese ad agevolare il commercio elettronico transfrontaliero. Ciò include norme dell’UE armonizzate in materia di contratti e di tutela dei consumatori per gli acquisti online, che si tratti di beni materiali, come calzature o mobili, o di contenuti digitali, come le applicazioni o i libri elettronici;

2) garantire un’attuazione più rapida ed omogenea delle norme di protezione dei consumatori;

3) assicurare servizi di consegna dei pacchi più efficienti e a prezzi accessibili.

4) eliminare il c.d. geoblocking ingiustificato — una pratica discriminatoria utilizzata per motivi commerciali, secondo la quale i venditori online impediscono ai consumatori di accedere a un sito Internet sulla base della loro ubicazione, o li reindirizzano verso un sito di vendite locale che pratica prezzi diversi. Siffatto blocco può significare, ad esempio, che il noleggio di automobili sarà più costoso se effettuato a partire da un determinato Stato membro rispetto all’identica operazione nello stesso paese di destinazione;

5) individuare potenziali problemi relativi alla concorrenza che possano incidere sui mercati europei del commercio elettronico. In quest’ottica è stata avviata una colossale indagine nel settore del commercio elettronico che “si concentrerà in particolare sui potenziali ostacoli eretti dalle imprese nei confronti degli scambi transfrontalieri online di beni e servizi, nei comparti in cui il commercio elettronico è più diffuso, quali l’elettronica, l’abbigliamento e le calzature o i contenuti digitali”;

6) aggiornare e omogeneizzare nei Paesi membri la legislazione sul diritto d’autore, rendendola più moderna ed europea;

7) rivedere la direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo per verificare se il suo ambito di applicazione debba essere esteso alle trasmissioni radiotelevisive online e per esaminare come aumentare l’accesso transfrontaliero ai servizi radiotelevisivi in Europa;

8) ridurre gli oneri amministrativi che derivano alle imprese dai diversi regimi IVA definendo una soglia di IVA comune per sostenere le start-up più piccole che vendono online.

Secondo pilastro: Creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi

La Commissione ha dichiarato di avere intenzione di:

9) presentare un’ambiziosa revisione della regolamentazione europea in materia di telecomunicazioni. Ciò comporta, tra l’altro, assicurare un coordinamento più efficace dello spettro radio e definire criteri comuni a livello dell’UE per l’assegnazione dello spettro a livello nazionale; creare incentivi agli investimenti nella banda larga ad alta velocità; garantire condizioni di concorrenza eque per tutti gli operatori del mercato, vecchi e nuovi; e instaurare un quadro istituzionale efficace;

10) riesaminare il quadro dei media audiovisivi, per adeguarlo al XXI secolo;

11) effettuare un’analisi dettagliata del ruolo delle piattaforme online (motori di ricerca, social media, app store, ecc.) nel mercato. Tale esame verterà su aspetti quali la mancanza di trasparenza dei risultati di ricerca e delle politiche in materia di prezzi, le modalità di utilizzo delle informazioni ottenute, le relazioni tra piattaforme e fornitori e la promozione dei propri servizi a scapito dei concorrenti, nella misura in cui tali aspetti non siano già trattati nell’ambito del diritto della concorrenza. Esaminerà inoltre i modi migliori per contrastare i contenuti illeciti su Internet;

12) rafforzare la fiducia nei servizi digitali e la sicurezza degli stessi, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati personali. Sulla base delle nuove norme dell’UE in materia di protezione dei dati, che dovrebbero essere adottate entro fine 2015, la Commissione procederà alla revisione della direttiva e-privacy;

13) proporre un partenariato con l’industria sulla sicurezza informatica nell’ambito delle tecnologie e delle soluzioni per la sicurezza delle reti.

Terzo pilastro: Massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale

La Commissione ha infine dichiarato di avere intenzione di:

14) proporre un’iniziativa europea per il libero flusso dei dati, per promuoverne la libera circolazione nell’Unione europea. Talvolta i nuovi servizi sono ostacolati da restrizioni relative al luogo in cui si trovano i dati o all’accesso dei dati – restrizioni che spesso non hanno alcun rapporto con la protezione dei dati personali. Questa nuova iniziativa affronterà il problema di tali restrizioni, favorendo in tal modo l’innovazione. La Commissione avvierà anche un’iniziativa europea a favore del cloud computing relativa alla certificazione dei servizi di cloud computing, al cambiamento di fornitore di detti servizi e a un «cloud per la ricerca»;

15) individuare le priorità per l’elaborazione di norme e l’interoperabilità in settori fondamentali per il mercato unico digitale, quali la sanità elettronica, la pianificazione dei trasporti o l’energia (contatori intelligenti);

16) promuovere una società digitale inclusiva in cui i cittadini dispongano delle competenze necessarie per sfruttare le opportunità offerte da Internet e aumentare le possibilità di trovare un lavoro. Anche grazie ad un nuovo piano di azione per l’eGovernment, i registri delle imprese in tutta Europa saranno collegati, i diversi sistemi nazionali potranno lavorare in modo compatibile, e le imprese e i cittadini avranno la possibilità di comunicare i dati una sola volta alle amministrazioni pubbliche, che non dovranno più richiedere ripetutamente al cittadino la medesima informazione ogniqualvolta possono riutilizzare le informazioni già in loro possesso. Tale iniziativa, c.d. «una tantum», consentirà di ridurre le formalità burocratiche e potrebbe portare a un risparmio di circa 5 miliardi di euro all’anno entro il 2017. Sarà accelerata anche l’introduzione degli appalti elettronici e delle firme elettroniche interoperabili.

Perché il tema è decisivo? La risposta più banale (ma anche la più difficile da cogliere) è che si tratta di innovazioni che riverbereranno effetti sull’esistenza e le comunicazioni di circa 500 milioni di cittadini europei. Innovazioni che – dove necessario – saranno inoltre declinate in maniera distinta nei processi di recepimento dei singoli ventotto Stati membri.

L’Italia – secondo i dati della UE contenuti nell’ultimo rapporto steso in seno ai lavori della Digital Agenda (https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/scoreboard/italy) – ad oggi è uno dei Paesi membri a più bassa performance nella digitalizzazione dei servizi. Il quadro che emerge alla lettura di questo countrysheet è infatti davvero sconfortante se rapportato a quello di altri Paesi.

Tuttavia il progresso – sembra dirci ancora una volta la UE – passa soprattutto da qui, oltre a necessitare – di certo – di solidi presidi etici e culturali volti a governarlo.

E allora una delle ragioni della nostra odierna arretratezza tecnologica potrebbe forse essere anche questa, ovvero il fatto che ci sia sempre chi – di fronte alle opportunità del progresso – sia culturalmente convinto che anziché cambiare le vecchie regole delle vecchie dinamiche occorra invocarne la rigida applicazione ed impedirne il corso. Guardando il dito e non la luna.

Ma il futuro è già qui e non lo si fermerà voltandogli le spalle…

Avv. Ivan Dimitri Calaprice (in collaborazione con Intermedia Channel)

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