Direct Line, numero «congruo» di adesioni all’uscita incentivata

Assicurazioni - Contratto (3) Imc

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(di Cristina Casadei – Il Sole 24 Ore)

Riparte il dialogo col sindacato. I lavoratori chiedono un piano industriale di rilancio, la riapertura del negoziato sull’integrativo e di internalizzare le attività

Dopo il mancato accordo con i sindacati di inizio agosto, dopo le proteste e i presidi e dopo il bando – unilaterale – per le uscite volontarie e incentivate, chiusosi la scorsa settimana, Direct Line riapre il dialogo con i sindacati. La vertenza della compagnia assicurativa si era aperta all’inizio dell’estate con l’annuncio di 200 esuberi.

Vertenza complessa, per la giovane età dei lavoratori, per la loro concentrazione in un’unico paese vicino Milano (Cologno Monzese) e per l’approccio che non lasciava ai sindacati molti margini di mediazione. Come spiegano dall’azienda, non essendo stato possibile raggiungere un accordo nei tempi previsti dalla procedura e data la necessità dell’azienda di procedere a una riduzione dell’organico, dopo due mesi di incontri, all’inizio di agosto, Direct Line ha deciso unilateralmente di mettere a disposizione dei propri dipendenti un piano di incentivazione su base volontaria – che si è chiuso alla fine della scorsa settimana – per consentire ai lavoratori di valutare e richiedere un pacchetto economico per la risoluzione consensuale del rapporto.

Il numero di adesioni, secondo quanto si apprende, è congruo alla dichiarazione di esuberi iniziale (200), però le adesioni non sono avvenute secondo quanto previsto dall’azienda nelle singole aree e questo costringerebbe ad aprire i capitoli sempre complessi della fungibilità e della flessibilità. Per i lavoratori che hanno aderito al piano il pacchetto è costituito da un incentivo all’esodo del valore medio pari a 3 annualità retributive, fino ad un massimo di oltre 4 annualità proporzionalmente all’anzianità aziendale e ai carichi di famiglia del dipendente. È inoltre previsto un servizio di outplacement per il quale è previsto un contributo dei lavoratori. In questa fase l’azienda sta valutando le adesioni ricevute e si riserva di decidere dopo approfondite verifiche sulla provenienza delle candidature e sulle figure professionali coinvolte. Una volta accettate, le adesioni andranno poi ratificate in una sede protetta alla presenza di rappresentanti di parte datoriale e sindacale.

Quello che manca però è un accordo con il sindacato. Per Fisac, First Cisl, Uilca e Fna è necessario che l’azienda presenti un piano industriale dettagliato di rilancio delle attività in Italia, che vengano escluse esternalizzazioni (la linea del sindacato è quella di riportare le lavorazioni all’interno), che siano messi in campo tutti gli strumenti contrattuali che favoriscano il rilancio delle attività aziendali e salvaguardino l’occupazione e che infine sia avviata la trattativa per l’integrativo disdettato unilateralmente dall’azienda al momento dell’annuncio degli esuberi. Dopo la riapertura del dialogo avvenuta anche grazie alla mediazione di Ania e all’intervento delle segreterie nazionali dei sindacati, l’ultima settimana di settembre le parti torneranno al tavolo per verificare se c’è un’ultima possbilità di trovare una soluzione condivisa.

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