Due battesimi per l’Ivass

Fabrizio Saccomanni (3) Imc

Il dossier Unipol-FonSai e la grana Rc Auto-scatola nera sono i primi dossier sulla scrivania di Saccomanni, presidente della nuova authority per le compagnie. In settimana l’incontro con l’Ania

Fino agli ultimi giorni prima che il quadro del riassetto dell’autorità di controllo delle assicurazioni fosse chiaro molti erano pronti a scommettere che la Banca d’Italia, chiamata a coordinare la nuova l’Ivass, si sarebbe salvata dalla grana Rc Auto. Un settore delicato, che troppo spesso è stato al centro di un duro braccio di ferro tra l’ex presidente Giancarlo Giannini da una parte e le imprese assicurative dall’altra, con le associazioni dei consumatori pronte in ogni occasione ad animare lo scontro, ricordando che l’Italia vanta da anni il poco lodevole primato delle tariffe Rc Auto più alte d’Europa.

Problematiche troppo distanti dalla Banca d’Italia, si era detto, e anche il nuovo presidente dell’Ivass, che per legge è il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni (nella foto, della Presidenza della Repubblica), sembra avrebbe fatto volentieri a meno di occuparsi anche di Rc Auto. Ma così non è stato e così tra i dossier più caldi che la nuova autorità, partita il primo gennaio scorso, dovrà subito affrontare dominano proprio quelli legati al riordino del mercato delle polizze auto.

Il quadro potrebbe iniziare a delinearsi a breve, visto che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Saccomanni incontrerà le compagnie di assicurazione la prossima settimana. Si tratta di una prima ricognizione sul settore che dovrà essere utile per definire priorità e questioni sul tappeto.

Quali? Non si può di certo negare che gli occhi del mercato sono puntati prima di tutto sull’operazione di fusione tra Unipol e Fondiaria Sai, che dovrà essere autorizzata dall’Ivass entro i prossimi quattro mesi per consentire l’integrazione entro giugno. Benché non sembrino esserci ragioni che possano ostacolare le manovre di Unipol, non si possono escludere con certezza colpi di scena, come tante volte è già avvenuto in passato per vicende che riguardavano FonSai. Intanto però c’è un altra questione non meno spinosa che l’Ivass di Saccomanni dovrà tentare di risolvere e che è arrivata addirittura a coinvolgere i giudici amministrativi. Si tratta della scatola nera. Una piccola macchinetta da montare all’interno dell’automobile che, almeno nelle intenzioni del governo di Mario Monti, avrebbe risolto grandi problemi contribuendo a ridurre le frodi e consentendo di conseguenza un taglio netto ai prezzi delle polizze vendute in Italia. Ma finora non è successo proprio niente; il dossier è fermo davanti al Tar del Lazio, chiamato a dirimere lo scontro nato nel frattempo tra l’Isvap e l’Ania, perché secondo Giannini le compagnie avrebbero dovuto offrire obbligatoriamente polizze che prevedono la scatola nera, con uno sconto rispetto a quelle standard, mentre secondo l’Ania la legge non prevede alcun obbligo e le compagnie devono avere libertà di offerta.

Ora il fascicolo è finito sulla scrivania di Saccomanni, che dovrà tentare di trovare il bandolo della matassa. Come per altre due novità introdotte da Monti, anch’esse andate di traverso alle compagnie: la possibilità che gli agenti e i broker possano stringere accordi distributivi tra loro (l’Ivass dovrà definirne i dettagli) e la gestione dell’agenzia antifrode, che già in passato è stata fonte di tensione con le assicurazioni. Quel che è certo è che l’Ivass sembra destinata a cambiare passo rispetto all’Isvap, a partire dall’organizzazione interna in fase di profondo riassetto. La nuova autorità sarà molto più simile alla Banca d’Italia, con una minore verticalizzazione e la prevalenza di decisioni collegiali da portare poi al consiglio o al direttorio. Un riassetto che richiede anche un potenziamento delle risorse umane. Almeno un decina di persone dovranno essere distaccate dalla Banca d’Italia. Ma anche in questo caso non si tratta di una manovra semplice, visto che i dipendenti ex Isvap hanno un contratto differente da quelli di Banca d’Italia.

Autore: Anna Messia – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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