Eurovita, com’è cambiata la gestione finanziaria delle compagnie Vita nell’era dei bassi tassi di interesse

Informazione finanziaria - Analisi Imc

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Diversificazione degli investimenti, riduzione dell’emissione dei prodotti con garanzie di prestazione minima e articolazione dei modelli di business sono alcune delle evidenze emerse dall’analisi dei bilanci di 24 tra le maggiori compagnie europee dal 2007 al 2015, realizzata dal Centro Arcelli di Studi Monetari e Finanziari (CASMEF) dell’Università Luiss Guido Carli e promossa dalla compagnia specializzata nella bancassicurazione Vita

Quali sono le nuove sfide che il settore assicurativo dovrà affrontare nel breve periodo e quali sono stati gli impatti della politica economica della BCE sul business delle principali compagnie vita europee? A questa e altre domande ha dato risposta la ricerca La Gestione finanziaria delle compagnie vita nell’era dei bassi tassi di interesse: le evidenze europee, realizzata dal Centro Arcelli di Studi Monetari e Finanziari (CASMEF) dell’Università Luiss Guido Carli e promossa da Eurovita Assicurazioni, compagnia specializzata nella bancassicurazione Vita.

Andrea Battista – amministratore delegato di Eurovita – e Giorgio di Giorgio, direttore CASMEF – Luiss Guido Carli, hanno approfondito questa mattina a Roma la tematica assieme a Fabio Cerchiai (vicepresidente UnipolSai), Dario Focarelli (direttore Generale ANIA), Riccardo Cesari (Professore ordinario presso Dipartimento di Matematica dell’Università di Bologna e membro del Consiglio di IVASS), Paolo De Angelis (Professore ordinario in Scienze attuariali e finanziarie presso l’Università di Roma La Sapienza) e Francesco Minotti, direttore Istituzionali, Enti e Terzo Settore per Banco BPM, dopo la presentazione delle studio da parte degli autori della ricerca Nicola Borri (LUISS Guido Carli e CASMEF) e Domenico Curcio (Università di Napoli Federico II e CASMEF).

Il punto di partenza dello studio – si legge in una nota – è stata l’analisi della scelta della composizione di attivi e passivi tra le compagnie vita e come questa dipenda da un complesso insieme di fattori economici e istituzionali. L’attuale contesto di mercato caratterizzato da bassi tassi di interesse, spiegano da Eurovita, costituisce infatti “una sfida difficile per le compagnie assicurative dal momento che il declino dei tassi tende a ridurre il rendimento atteso dagli investimenti – in gran parte costituiti da strumenti a reddito fisso – e ad aumentare il valore delle passività in seguito alla riduzione dei tassi di sconto”.

La ricerca ha analizzato i bilanci di 24 tra le maggiori compagnie vita europee per gli anni 2007, 2011 e 2015 (anni del periodo della Grande Recessione) studiando, dal punto di vista empirico, la relazione tra l’attivo e il passivo delle compagnie con la c.d. tecnica delle correlazioni canoniche. Questa tecnica ha permesso di analizzare l’effetto della diminuzione – senza precedenti e strutturale – dei tassi di interesse di mercato sia sulle scelte di asset-liability management (ALM) sia sulla struttura interna delle scelte di portafoglio.

Tra i principali risultati della ricerca, Eurovita evidenzia anche l’aumento della quota degli attivi investita in strumenti a reddito fisso e la contemporanea riduzione di quella in titoli azionari e a reddito variabile. In secondo luogo, si osserva che, dal lato del passivo, il livello del capitale è rimasto sostanzialmente stabile, mentre sono aumentate gli investimenti a fronte delle passività di tipo unit-linked.

L’analisi delle correlazioni canoniche, infine, evidenzia che (con la discesa dei tassi di interesse) attivi e passivi delle compagnie vita sono divenuti in media più indipendenti tra loro, aumentando i rischi relativi al ALM e come le compagnie Vita sembrano scegliere la composizione dei passivi dopo avere scelto quella degli attivi (e non viceversa), in base alle diverse opportunità di investimento.

In questo contesto, sottolineano ancora da Eurovita, “si possono individuare alcune strade da intraprendere per gestire il rischio di tasso di interesse: si può ricorrere a strumenti derivati ma anche ridurre l’emissione dei prodotti con garanzie di prestazione minima. E’ però ancor più importante diversificare il proprio modello di business allargandolo alle polizze non garantite e alle attività di assicurazione non Vita”.

“Siamo davvero lieti di aver promosso assieme al CASMEF della Luiss questa ricerca e di presentarne al mercato i risultati – ha commentato Battista –. Lo studio conferma la svolta storica che lo scenario dei tassi di interessi in Europa ha comportato e ancor di più potrebbe rappresentare nel prossimo futuro. È davvero una sfida storica per l’assicurazione Vita. Mi auguro che gli spunti tratti da questo lavoro scientifico possano essere adeguatamente raccolti e sviluppati dal mondo delle imprese Vita italiane”.

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