Evasori italiani fanno causa a banca elvetica

Credit Suisse (Foto Fabrice Coffrini/AFP/Getty Images) Imc

Credit Suisse (Foto Fabrice Coffrini/AFP/Getty Images) Imc

(di Ettore Livini – la Repubblica)

Correntisti coinvolti nello scandalo delle finte polizze vita contro il Credit Suisse: “Ci avete consegnati al fisco”

Lo scandalo delle finte polizze vita del Credit Suisse (utilizzate da 13mila italiani per creare 14 miliardi di “nero” all’estero) sfocia nel più surreale degli epiloghi: il derby degli evasori. Teatro del match il Tribunale penale di Lugano, un classico. Protagonisti una decina di correntisti tricolori che dopo essere stati beccati con le mani nel sacco dall’Agenzia delle entrate e costretti a pagare salatissime multe al fisco, sono passati al contrattacco denunciando la banca elvetica. L’accusa è pesante: violazione del segreto d’affari, condita da spionaggio economico, reati punibili con diversi anni di galera. Sul banco degli imputatati i vertici dell’istituto, rei di una doppia colpa: negligenza, perchè una talpa della filiale in Canton Ticino (è da capire se volontariamente o no) avrebbe fornito su un piatto d’argento a Francesco Greco, neo-procuratore Capo di Milano, la lista di clienti che ha dato il via all’inchiesta in Italia; superficialità perchè nessuno li ha avvisati per diversi giorni delle perquisizioni di Natale 2014 nella sede milanese del Credit Suisse dove è stato trovato il prezioso (per il fisco) elenco con i loro nomi. Un ritardo nefasto visto che l’arrivo delle cartelle esattoriali – un fulmine a ciel sereno per i furbetti della polizza – ha impedito loro di ricorrere alla voluntary disclosure. Costringendoli a pagare – oltre alle tasse arretrate – anche una serie di multe, molto più salate delle aliquote “light” previste per gli evasori pentiti dallo scudo fiscale.

L’inchiesta della Procura italiana viaggia ora per la sua strada. Con il Credit Suisse accusato di violazione sulla 231 (la responsabilità penale degli enti) in vista di un probabile patteggiamento milionario. Quella del Ceresio corre invece a tappe forzate, con efficienza molto rossocrociata. Il Pm ha interrogato i consulenti dei clienti italiani. E un gradino alla volta sarebbe arrivato a smascherare la persona che – forse per eccesso di confidenza – avrebbe spedito alla sede di Milano la lista diventata una “pistola fumante” in mano ai magistrati.

La rivolta degli evasori, bontà loro, non punta altissimo: a loro basta che la banca faccia ammenda rimborsando la differenza tra i costi della voluntary e quelli che hanno sostenuto. Ma se le carte della indagine di Lugano arrivassero mai a Milano, lo scandalo delle polizze potrebbe presto riservare altri importanti colpi di scena.

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