Fondi pensione a contribuzione definita, la fotografia di Aon Hewitt

Previdenza - Pensione Imc

Previdenza - Pensione Imc

(di Claudio Pinna, responsabile per l’Italia della divisione consulenziale di Aon Hewitt – Il Punto Pensioni & Lavoro)

In Italia i fondi pensione a contribuzione definita hanno ben chiare le priorità da perseguire, ma talvolta non mettono in atto tutta una serie di attività necessarie per raggiungere effettivamente gli obiettivi prefissati. E’ quanto emerge dai risultati di un’indagine recentemente condotta da Aon Hewitt, primaria società di consulenza multinazionale, parte del Gruppo Aon.

All’indagine hanno partecipato circa la metà dei fondi pensione contrattuali attualmente presenti sul mercato. Secondo i dati Covip solo questi fondi rilevati determinano un totale di circa 1,7 milioni di iscritti, con un patrimonio complessivo di circa 25 miliardi di euro. Senza contare gli ulteriori 20 partecipanti che includono alcuni tra i principali fondi pensione preesistenti. Sulla base di un campione del genere i risultati ottenuti possono essere considerati assolutamente rappresentativi degli attuali trend di mercato.

L’indagine condotta è stata improntata principalmente verso l’analisi delle modalità attraverso le quali le forme pensionistiche complementari si organizzano per offrire al pensionamento una prestazione in linea con le necessità degli iscritti ed a comunicare il tutto in maniera adeguata.

I fondi pensione italiani hanno la piena consapevolezza dell’importanza, pur in un contesto del tipo a contribuzione definita, di prendere come riferimento un obiettivo di prestazione da garantire al pensionamento. Circa il 94% dei fondi pensione partecipanti infatti ritiene che tale approccio risulti essere importante o molto importante.

Purtuttavia le attività che vengono poi organizzate per raggiungere effettivamente tale obiettivo evidenziano tutta una serie di criticità. In particolare le principali sembrano le seguenti:

  • le Direzioni dei fondi pensione ricevono limitate informazioni sull’adeguatezza delle prestazioni garantite. Solo il 39% dei fondi dichiara di mettere a disposizione tale tipo di informazione ai propri Responsabili;
  • pochi fondi pensione determinano la strategia delle linee di investimento attraverso una attenta analisi dell’impatto delle varie opzioni sull’entità finale della prestazione garantita. Solo il 39% dei fondi pensione, con riferimento al livello di copertura prevista al pensionamento, conduce a priori una analisi di Value at Risk per iscritti tipo o sui singoli dipendenti;
  • pochi fondi pensione hanno introdotto la possibilità per gli iscritti di accedere alle linee di investimento del tipo cosiddetto life-style o life-cycle (quelle linee cioè nell’ambito delle quali la strategia degli investimenti viene adeguata automaticamente senza l’intervento dell’iscritto, sulla base di una serie di caratteristiche individuali del partecipante). Il 67% dei fondi pensione non ne prevede affatto, mentre in alcune situazioni tali linee di investimento possono supportare gli iscritti ad operare una scelta, tra le varie opzioni previste, coerente con il livello di rischio personale;
  • non sempre tutti i processi sono gestiti al meglio. I responsabili di solo il 42% dei fondi pensione dichiara di trascorrere per lo svolgimento delle attività operative necessarie un tempo giudicato sufficiente.

I fondi pensione italiani hanno anche la piena consapevolezza dell’importanza della comunicazione delle informazioni agli iscritti. Quasi tutti hanno costituito un proprio sito web, comunicano in via periodica con i partecipanti tramite email ed offrono la possibilità agli iscritti di accedere a linee telefoniche o chat dedicate per richiedere informazioni.

Tuttavia anche con riferimento alla comunicazione alcune criticità possono essere manifestate:

  • le Direzioni dei fondi pensione ricevono limitate informazioni sul grado di soddisfazione tra gli iscritti relativo alle comunicazioni ricevute. Solo il 15% dei fondi pensione mette a disposizione dei responsabili tale tipo di informazione;
  • non sempre i fondi pensione offrono agli iscritti strumenti informatici per la proiezione delle prestazioni finali. Esclusivamente il 55% può infatti vantarne la presenza.

Un ultimo punto è relativo ai fondi pensione paneuropei che, anche alla luce della prossima revisione della Direttiva UE, sempre più diventeranno rilevanti sul mercato e che viceversa in Italia non appaiono ancora di particolare interesse. Nessuno dei fondi pensione delle multinazionali partecipanti ha evidenziato infatti l’intenzione di avviare un processo del genere fondendosi con gli altri fondi pensione costituiti dalle consociate presenti nei vari paesi. Un ulteriore punto da monitorare attentamente.

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