Fondi pensione negoziali: Con i Btp hanno battuto il Tfr 8 a 3

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La gran parte del patrimonio è investita in titoli di Stato. E alla fine del 2012 la perseveranza ha pagato. Il calo dello spread ha favorito le casse di categoria e i prodotti aperti. Il podio a Cometa con il 17%, ma in media i fondi hanno offerto l’8,1% contro il 2,9% della liquidazione in azienda

La pensione di scorta vola sulle ali dei Btp. Nel 2012 è stato pari all’8,1% il rendimento medio offerto dai fondi pensione chiusi, aziendali o di categoria. Il Tfr nello stesso periodo ha reso invece il 2,9% netto.

La previdenza integrativa vince anche nel medio periodo: fra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2012, infatti, due dei tre fondi maggiori esistenti all’inizio del periodo considerato hanno battuto il 43,1% messo a segno dalla liquidazione. Il migliore è stato Fondenergia (energia e petrolio) con il 48,9%, seguito da Cometa (industria metalmeccanica e orafa) con il 45,1%. E’ rimasto leggermente indietro solo Fonchim (chimica e farmaceutica) con il 42,5%: anch’esso, comunque, vincerebbe nettamente se il confronto si allargasse alla data di partenza del fondo, nel 1998. Mentre i contributi ai fondi pensione cominciano a maturare rendimenti sin dal momento del versamento, la rivalutazione del Tfr mantenuto in azienda riguarda solo l’importo maturato al 31 dicembre dell’anno precedente. Questo meccanismo determina una differenza di circa lo 0,2% a sfavore del Tfr.

Motivi

«Le performance del 2012 sono state senza dubbio molto positive — sottolinea Antonio Finocchiaro, presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) —. Sia per i chiusi, sia per gli altri prodotti previdenziali come gli aperti (promossi da compagnie d’assicurazione, banche, Sim e Sgr, ndr) e i Pip, i Piani previdenziali di tipo assicurativo. I fondi non hanno venduto i titoli governativi italiani che avevano in portafoglio, e sono stati premiati dal forte calo degli spread».

Nelle settimane prossime Finocchiaro lascerà la presidenza della Covip all’economista Fiorella Kostoris. Mercoledì, intanto, sarà presentata a Roma una ricerca sulla previdenza complementare realizzata dal Censis per conto della stessa Covip: ha coinvolto circa 2.400 lavoratori, scelti sia fra quanti hanno aderito sia fra i non iscritti. «L’informazione in materia previdenziale è decisamente bassa e molti tendono a sopravvalutare la copertura che potranno ottenere dal sistema pensionistico obbligatorio — sostiene Finocchiaro —. Per questo è fondamentale che l’Inps, come ha annunciato nei mesi scorsi, offra ai lavoratori la possibilità di ottenere una simulazione di quella che sarà la loro futura pensione. Senza questo strumento il settore non potrà svilupparsi in maniera adeguata rispetto alle necessità».

Qual è lo stato di salute della previdenza complementare? «Il sistema è solido — risponde Finocchiaro — e ha superato l’ultima grave crisi finanziaria. E’ necessario, certo, che si riprendano l’economia e il mercato del lavoro». Nel 2012 hanno chiuso in positivo tutte le linee d’investimento, dalle azionarie a quelle meno aggressive, caratterizzate da una maggiore incidenza di titoli di Stato. E proprio una a basso rischio, la garantita di Cometa, è stata la migliore con il 16,8%, seguita dal comparto bilanciato di Cooperlavoro (15,4%) e dalla bilanciata-azionaria di Alifond (14,2%). Molti i risultati a due cifre. «Siamo stati premiati dal calo degli spread sui Btp, che costituiscono circa i tre quarti del patrimonio — spiega Maurizio Agazzi, direttore generale di Cometa — ma risultati positivi hanno caratterizzato anche gli altri tre comparti».

Esempi

Il contributo aziendale (pari in media all’1,2-1,5% della retribuzione lorda) aumenta decisamente la convenienza di aderire ai fondi pensione rispetto alla scelta di mantenere il Tfr in azienda. Lo dimostrano gli esempi, relativi a Cometa, Fonchim e Fonte (commercio, turismo e servizi), di lavoratori che si sono iscritti, rispetto a loro colleghi con lo stesso stipendio che invece non lo hanno fatto. Al 31 dicembre scorso, un metalmeccanico con uno stipendio di 23 mila euro lordi che il primo gennaio 1997 ha aderito alla linea bilanciata di Cometa aveva maturato un montante di 29.622 euro, contro i 24.182 accantonati da un suo collega che invece ha mantenuto il Tfr in azienda. Nel caso di Fonchim, invece, con una retribuzione di 30mila euro un iscritto dal 14 marzo 1997 ha maturato un montante di 74.300 euro, contro i 56.440 di un suo collega che invece ha lasciato la liquidazione in azienda. Con Fonte, infine, un lavoratore con uno stipendio lordo di 21.500 euro che ha aderito il primo marzo 2004 ha accantonato un capitale di 19.158 euro rispetto ai 14.632 di un altro che non ha aderito. In tutti i casi sono state considerate le stesse voci (escluso appunto il contributo aziendale), in modo da rendere omogeneo il confronto. Quest’ultimo, peraltro, non tiene conto del trattamento fiscale, che per i fondi pensione è decisamente più favorevole rispetto a quello che si applica al Tfr.

Autore: Roberto E. Bagnoli – CorrierEconomia

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