Fondi pensione: più iscritti, ma molti non versano contributi

COVIP (3)

COVIP (3)(di Leonardo Comegna – Iomiassicuro.it)

Nel 2017 i fondi pensione hanno continuato a incrementare il numero degli iscritti, che ormai superano gli otto milioni, in discreta crescita rispetto all’anno precedente. E’ quanto si legge nella Relazione annuale della Covip (l’Autorità di vigilanza sui fondi pensione) presentata lo scorso 7 giugno alla Camera dal presidente Mario Padula. Un iscritto su quattro (in particolare fra i lavoratori autonomi) non versa però i contributi.

Alla fine del 2017, spiega la Covip, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è pari a circa 7,6 milioni, in crescita del 6,1% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 8,3 milioni di posizioni in essere, incluse quelle doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto. I contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.620 euro nell’arco dell’anno, ma il numero delle posizioni su cui nel corso dell’anno non sono confluiti versamenti è pari a 2,1 milioni, in crescita del 14% rispetto al 2016: il 23,5% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (1,8 milioni) non ha effettuato contribuzioni nel 2017. Nella relazione annuale non è inoltre mancato (come l’anno scorso del resto) l’appello a una maggiore attenzione al welfare integrativo, sempre più importante in una società che invecchia.

Portafoglio in crescita. La fotografia scattata dalla Covip ci dice che i fondi pensione e i Pip (Piani individuali pensionistici) hanno complessivamente un portafoglio pari a 162,3 miliardi di euro (il 7,3% in più dell’anno prima); una somma pari al 9,5% del Pil (prodotto interno lordo, la ricchezza del Paese) e al 3,7% delle attività finanziarie delle famiglie. Solo nel 2017 sono stati raccolti 14,9 miliardi di euro. Contando anche il patrimonio delle Casse di previdenza integrativa (quelle per esempio degli agenti di commercio o dei giornalisti) si arriva a 240 miliardi.

I rendimenti. Per quanto riguarda i rendimenti, Fondi e Pip hanno registrato performance che hanno battuto la rivalutazione del Tfr. Per i fondi pensione chiusi il rendimento medio al netto dei costi e del prelievo fiscale è stato pari infatti al 2,6% mentre i fondi aperti si sono attestati al 3,3% e i Pip (di ramo III) hanno avuto un rendimento medio del 2,2%. Il Tfr invece si è risultato dell’1,7%. Anche su un periodo più lungo (dal 2008 al 2017), il rendimento medio annuo composto della previdenza complementare ha battuto il Tfr. I fondi pensione negoziali (quelli di categoria) hanno guadagnato infatti il 3,3%, i fondi aperti il 3% e i Pip il 2,2%. Nello stesso arco di tempo il Tfr ha avuto un rendimento annuo del 2,1%.

I costi. A livello di costi, i Pip sono i prodotti più onerosi. Su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore sintetico dei costi è in media del 2,2% (1,9% per le gestioni separate di ramo I e 2,3% per le gestioni di ramo III), mentre si conferma la minore onerosità dei fondi pensione negoziali (0,4%) e fondi pensione aperti (1,3%).

Il problema dei giovani. Nel corso del suo intervento, Padula ha sottolineato il problema dei giovani che “rimangono ai margini del sistema di previdenza complementare, anche per effetto delle difficoltà a entrare nel mercato del lavoro con continuità di rapporto e adeguatezza di retribuzione. Ne va della loro copertura previdenziale”. Al di sotto dei 34 anni (coloro che più avrebbero necessità di una seconda pensione), la partecipazione alla previdenza complementare (che si attesta al 19%) è di oltre un terzo inferiore rispetto a quella delle fasce di età più mature; la contribuzione è meno della metà. Lo stesso vale per le donne, la cui partecipazione è più bassa degli uomini: 25,4 contro 31,4% in media, forbice che si mantiene su tutte le classi di età; la contribuzione è di un quinto inferiore.

La leva fiscale. Il presidente della Covip ha sottolineato che “nella prospettiva di un modello fiscale per la previdenza complementare adeguato a un mercato del lavoro caratterizzato da carriere discontinue, potrebbe essere utile valutare l’opportunità di introdurre schemi d’incentivazione fiscale dei contributi che prevedano la possibilità di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non si sono utilizzati in una fase di incapienza fiscale”.

Welfare integrativo. Nella sua Relazione il presidente Padula ha affrontato anche il tema del welfare integrativo, in particolare la sanità, su cui, dice, occorre “valutare l’attribuzione della vigilanza a un’unica autorità nei settori della previdenza complementare e della sanità integrativa”. Per quanto riguarda invece le Casse professionali, è stato ricordato che queste ultime scontano un ritardo normativo rispetto ai fondi pensione perché mancano ancora i provvedimenti sulle politiche d’investimento e i processi di impiego delle risorse.

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