Fondi, polizze e piani di risparmio: come investire 20mila euro in banca

Investimenti - Life cycle (2) Imc

Investimenti - Life cycle (2) Imc

(di Sandra Riccio – La Stampa Tuttosoldi)

Attenzione ai prodotti con super-commissioni (fino al 4% del capitale)

Tanti fondi d’investimento e le immancabili polizze vita. La risposta in banca per chi è a caccia di qualche utile consiglio su come mettere a frutto al meglio una piccola somma di 20mila euro è quasi sempre la stessa. «I titoli di Stato offrono poco e costano troppo in questo periodo. Qualcosa in più arriva dai fondi comuni oppure dalle polizze che consentono di ricavare più del 3% di media», ci dice il consulente Bpm in un’affollatissima filiale nella periferia di Milano. Occorre pazientare un po’ prima di essere ricevuti nei discreti spazi a parte che sono stati creati per chi vuole ragionare sui propri soldi.

La stessa risposta, con qualche piccola variazione, arriva anche in altri istituti, nella filiale di Unicredit e in quella di Intesa Sanpaolo, per esempio. Qui però il menù si arricchisce un poco e compare il nuovissimo strumento dei Pir, i Piani individuali di risparmio, che sono ancora in fase di lancio da parte di alcuni grandi gruppi bancari. In effetti i Pir sono pensati anche per i piccoli: hanno soglie basse di investimento (non ci si può mettere più di 30 mila euro l’anno) e soprattutto sono esentasse. Vuol dire che, come ci spiegano ampiamente, l’imposta del 26% annuo sui guadagni maturati rimane in tasca all’investitore. Questo però solo se si tiene i soldi fermi per cinque anni, sennò niente più benefici. I Pir però investono in azioni delle piccole e medie aziende italiane e quindi, per avere lo sconto, occorre essere disposti ad assumersi il rischio e la volatilità delle Pmi italiane.

Oltre ai consigli sui fondi e sulle polizze vita, qualcuno spinge un po’ anche sui Piani di accumulo (Pac), una specie di salvadanaio in banca che consente di far fruttare le somme messe da parte periodicamente. Di certo, tutti questi strumenti sono i più remunerativi per le filiali che trattengono per sé una quota delle commissioni di gestione e i costi di ingresso (questi arrivano anche al 4% sul capitale). Tra i tanti consigli che abbiamo raccolto allo sportello manca la proposta di sottoscrivere strumenti poco costosi in termini di spese di ingresso o di commissioni di gestione, come i conti deposito interni all’istituto o magari gli Etf, i fondi quotati che hanno commissioni di gestione intorno allo 0,5% e non prevedono pagamenti di ingresso.

I costi da pagare su fondi, polizze vita e quant’altro, fanno delle belle cifre. Su 20mila euro di capitale si arriva a pagarne anche mille euro tra gestione e ingresso (per i prodotti più costosi). La spesa è inclusa nei conteggi della banca e difficile da mettere a fuoco.

Dall’anno prossimo però cambierà tutto. Il 3 gennaio 2018 scatterà la Mifid 2, la direttiva europea che prevede più trasparenza su commissioni e oneri da pagare agli intermediari per investire. Sapremo ogni volta, al millimetro, quanto costa quel che ci stanno proponendo e potremo fare il confronto con altri prodotti, a caccia di quelli meno cari. Sui piccoli investitori, la consapevolezza di questi costi peserà probabilmente di più, date le cifre ridotte. Il rischio è che non si rivolgano più alla consulenza proprio nel momento in cui questa dovrà invece essere più attenta, oltre che più trasparente. La Mifid 2 prevede, infatti, anche più formazione e preparazione per chi lavora in banca.

Intanto il mercato pare si sia un po’ autoregolato. Se c’è qualcosa che salta all’occhio, nelle tante visite ai consulenti in banca, è infatti l’assenza di proposte di sottoscrivere obbligazioni dell’istituto stesso. Fino a qualche anno fa erano il piatto forte di chi dava consigli di investimento in banca. Anche allora i titoli di Stato rendevano poco e quindi i bond della banca potevano essere un’opportunità per portare a casa qualcosina in più in termini di interessi. Oggi nessuno si azzarda più a nominare questo strumento che negli ultimi tempi – con le obbligazioni subordinate andate a male – ha fatto molto parlare di sé.

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