FONDO PENSIONE AGENTI: CIRASOLA REPLICA A MODESTINI

Il presidente del gruppo agenti Generali, Vincenzo Cirasola, spiega in una lunga lettera il senso delle sue dichiarazioni sul Fondo pensione agenti. Dichiarazioni che non sono piaciute a Lucio Modestini, presidente dell’Fpa e per le quali ha minacciato di adire le vie legali.   

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Vincenzo Cirasola (nella foto), presidente del Gaa Generali, all’indirizzo di Lucio Modestini, presidente del Fondo pensione agenti.

Sono costretto a replicare al presidente del nostro Fpa, Lucio Modestini, il quale, anziché cogliere il senso del mio messaggio e la preoccupazione legittimamente ingenerata dal documento recapitatomi, da cui è poi partito il mio grido di allarme,  ha preferito controbattere, senza se e senza ma, fino a muovermi l’accusa di avere messo in giro “notizie false e tendenziose, minacciandomi di adire le vie legali nei miei confronti”. Non sottaccio, né nascondo il mio personale dispiacere per questa sua reazione che mi ha lasciato francamente sorpreso, vista la stima personale che nutro nei suoi confronti.

Insieme, vorrei ricordarlo, oltre 15 anni fa abbiamo iniziato, partendo proprio dallo Sna di Bologna, un percorso informativo e divulgativo per crescere la conoscenza sulle opportunità e sui vantaggi offerti dal nostro Fondo. Ho anche dato il mio contributo alla pubblicazione di un opuscolo sulla previdenza degli agenti di assicurazione, con logo Sna, divulgato per anni a tutta la categoria. E che ancora oggi viene inviato a ogni neo agente delle Generali.

Auspico di cuore che dopo il seguente mio chiarimento questa polemica possa spegnersi definitivamente. Il mio non era un attacco alla gestione tecnica del fondo, né agli uomini che lo rappresentano, per il quale esiste un comitato amministratore e l’assemblea dei delegati, che godono della mia fiducia. Lo dimostrano le mie varie sollecitazioni alla contribuzione aggiuntiva, manifestate anche recentemente all’interno del mio gruppo agenti, come pure la costanza e la misura del mio contributo volontario. Al contrario, giusto per sgombrare il campo da ogni dubbio, voleva essere un monito alla categoria circa l’importanza dello stesso e al fatto che anch’esso non è immune dalla crisi finanziaria e oggi, forse più di prima, la cassaforte del nostro futuro pensionistico, e di quello delle nuove generazioni, vuole anch’essa un segno di attenzione da parte di tutti noi.

II mio articolo, pubblicato su alcune testate di settore aveva il solo obiettivo di sollecitare una maggiore sensibilità intorno al nostro futuro pensionistico e di quello delle nuove generazioni; come pure di rivolgere un ennesimo inascoltato appello ai nostri sindacati di categoria affinché  ritornino  a occuparsi delle questioni serie, importanti e soprattutto concrete che gravano sulla nostra categoria (ivi compreso il nostro Fondo).

Quanto invece alla frase che ha fatto irritare Modestini, e che riporto di seguito tra virgolette, …che si trova notevolmente ridotto, e penalizzato, con un disavanzo prospettico di circa 38 milioni di euro…” non è patrimonio di chi scrive trattandosi, come detto in precedenza, di un passaggio che ho trovato menzionato su un documento del comitato esecutivo dell’Ania riunitosi il 17 aprile scorso, il cui al punto 5 dell’ordine del giorno parlava del Fondo pensione agenti.

Non solo, scorrere le righe del documento in parola (che preciso essermi pervenutomi pubblicamente, e non in via riservata, unitamente a tutte le mail degli altri presidenti di gruppo agenti) e leggere dell’urgente necessità di interventi sulla gestione ordinaria dell’Fpa e della previsione di indubbie riduzione di prestazioni, quali a esempio:

a) per tutti gli iscritti, attribuzione della pensione base in misura intera solo in presenza di almeno 30 anni di anzianità contributiva (erano 20 o 25 a seconda dell’anno di iscrizione);

b) conseguente maggiorazione dei coefficienti di abbattimento per gli agenti che andranno in pensione con un’anzianità contributiva inferiore;

c) ecc…

è comprensibile che non potessero originare, almeno in capo a chi ha cuore la cosa e la causa,  quel giusto grado di preoccupazione che è poi stato motivo di richiamo di attenzione da parte di tutti.

Lo stesso presidente Modestini nella lettera del 12 aprile scorso inviata ai componenti dell’assemblea dei delegati del Fondo, che accompagnava la relazione sulle modifiche da apportare allo statuto scriveva testualmente: “… Questa pesante eredità è stata gestita nel tempo con diversi interventi che ne hanno contenuto l’aspetto negativo. Purtroppo, però, si sono manifestati ulteriori fenomeni che hanno messo in difficoltà l’attività dei fondi pensione.”. Francamente non mi sembrano parole rassicuranti.  

Ad ogni modo, in una mail da me divulgata all’interno della nostra categoria, lo scorso 3 maggio, avevo scritto testualmente che “auspicavo vivamente che i correttivi deliberati dall’assemblea dei delegati del Fondo possano dare un respiro di sollievo alla nostra pensione”. Sulla scia del mio articolo, il presidente Modestini ha replicato rassicurandoci che:  “abbiamo già ripianato il rischio attraverso la riforma dello statuto e un intervento da parte delle compagnie che hanno deliberato di concorrere nel versamento del contributo per gli agenti che vanno in pensione dal 65esimo al 68esimo anno di età.”.

Spontanee, e concludo, a questo punto sono però una serie di domande che vorrei rivolgere all’attenzione del lettore.

  1. Come mai lo Sna invece di informare i propri iscritti della suddetta situazione del Fondo e delle indispensabili modifiche statutarie che si apprestava a deliberare il 21 aprile, ci ha inviato una news per informarci che una delegazione era partita per il ponte del 25 aprile a New York e Washington (dove un Fondo pensione agenti non esiste), per costruire “il famoso ponte sul mondo”? Dimenticandosi, forse, che è diventato urgente e indispensabile prima costruire il ponte sullo stretto di Messina, dove nel sud Italia ci sino agenti che ormai stanno annegando in acque torpide.
  2. Come mai lo Sna ha ritenuto di pubblicare solo ieri sul proprio sito web un video-messaggio di Modestini, diramato anche da “qualcuno” addirittura via facebook, con  il quale viene ribadita l’eccellente gestione del nostro Fondo pensione, senza però specificare quali sono gli impatti reali sulla nostra pensione futura che comporteranno i correttivi statutari approvati dall’assemblea il 21 aprile.
  3. Siamo certi che l’attuale sistema del Fondo, uno dei pochi o forse l’unico ancora a contribuzione definita, possa reggere ancora nel futuro, senza una maggiore contribuzione anche da parte delle imprese, da rinegoziare in sede di rinnovo dell’accordo impresa agenti, oramai arenato al 2003?

Chiedo a questo punto a ogni lettore di riflettere e provare a rispondere a questo pugno di quesiti che si sommano ai tanti altri ahinoi ancora rimasti irrisolti.

Redazione – Intermedia Channel

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