FonSai, i Pm fanno luce sul ruolo dell’Isvap

Esterno Sede Fondiaria Sai Torino

L’indagine sull’omessa vigilanza e falso in bilancio stringe sui rapporti fra Giannini e i Ligresti

Esterno Sede Fondiaria Sai TorinoMancano molti tasselli ma le procure di Milano e Torino stanno completando il quadro del dissesto di Fondiaria-Sai sotto la gestione Ligresti e la mancata “vigilanza” dell’Isvap. E presto potrebbero chiudere le indagini sul maggiore scandalo finanziario che coinvolga un’autorità di vigilanza.

Nel ginepraio di tecnicalità assicurative e reticenze, la svolta nelle indagini è arrivata un anno fa con le testimonianze di alcuni dirigenti dell’Isvap e la collaborazione dell’attuario incaricato di Fondiaria-Sai, […], che a marzo 2012 si è presentato spontaneamente dal procuratore Luigi Orsi per denunciare un’infinita serie di criticità e irregolarità nella gestione aziendale e la presenza di anomalie nei rapporti tra i vertici di FonSai e l’ex presidente dell’Isvap (oggi Ivass), Giancarlo Giannini. Per i magistrati sono passaggi decisivi.

[…] dal 2004 è stato incaricato di esprimere un giudizio di congruità delle riserve del gruppo e ha gestito per conto della compagnia i rapporti con l’Authority nel corso dell’ispezione avviata nel settembre 2010, e che fino al febbraio 2011 ha riguardato solo la governance del gruppo. È lui che fornisce alla Procura molti dei numeri del dissesto e, insieme al responsabile della Vigilanza numero 1 dell’Isvap, Giovanni Cucinotta, e al responsabile dell’ispettorato dell’Istituto Ignazio Bertuglia, chiarisce il quadro dei legami fra i vigilati Ligresti e il vigilante Giannini, oggi tutti indagati. […], contattato per telefono, non ha voluto confermare il suo ruolo di testimone della Procura né entrare nel merito delle problematiche emerse nei bilanci di Fondiaria-Sai, tuttavia, dalla ricostruzione che il Sole 24 Ore è riuscito a fare sulla gestione delle riserve sinistri, il grosso delle anomalie emerge nel 2008. Nella relazione di quell’anno l’attuario incaricato, pur esprimendo un giudizio finale positivo sulle riserve sinistri, segnala per la prima volta «carenze relative alle vecchie generazioni di sinistri per Fondiaria-Sai e Milano non inferiori a 250 milioni di euro» e diverse anomalie rispetto alla gestione dei sinistri. Di cosa si è accorto […]? Cosa è cambiato rispetto all’anno precedente?

Il problema è nelle riaperture dei sinistri, cioè in quelle pratiche che sono state chiuse dalla compagnia senza identificare una riserva – nel presupposto che i sinistri non avrebbero dato luogo a un risarcimento nei confronti degli assicurati, – e poi riaperte in un secondo tempo per fare fronte a un pagamento. L’incidenza di queste riaperture è solitamente inferiore al 10%, in alcuni casi arriva al 15%, mentre in Fondiaria-Sai e Milano nel 2008 si sono registrate punte del 30%. La compagnia nella sostanza cerca di guadagnare tempo e dal 2008 nasconde nelle chiusure dei sinistri l’insufficienza delle riserve. È un’anomalia che non si riesce a giustificare con la versione che danno i manager accennando a problemi informatici e di gestione dei processi organizzativi. Una criticità grave che viene segnalata dall’attuario e su cui viene richiesto l’intervento dell’internal audit per un approfondimento e monitoraggio. Insomma, la relazione del 2008 che arriva all’Isvap dovrebbe fare scattare un’ispezione immediata sul ciclo sinistri e sulle riserve, invece nulla accade fino a settembre 2010. Due anni. Come mai? Per dieci anni il gruppo dei Ligresti non ha ricevuto ispezioni da parte dell’autorità di controllo, come è possibile che l’ispezione, richiesta dopo questa relazione dell’attuario incaricato anche dal responsabile della vigilanza dell’Isvap, non sia partita? È l’oggetto dell’inchiesta sull’omessa vigilanza e concorso in falso in bilancio.

Certo, è possibile che l’autorità di vigilanza sia stata presa in contropiede dall’ammontare abnorme delle operazioni con parti correlate deliberate da Fondiaria-Sai e dalle irregolarità degli ex amministratori nella gestione del ciclo dei sinistri. Tuttavia, la pista investigativa della procura, che indaga l’ex presidente dell’Isvap per omessa vigilanza e concorso in falso in bilancio, intende verificare il legame fra le presunte omissioni e il contesto anomalo (emerso dalle testimonianze) dei rapporti fra la famiglia Ligresti e il presidente Giannini, il cui mandato al vertice dell’authority era in scadenza nel 2012.

Alcune decisioni dell’Istituto risultano di difficile spiegazione. L’ex presidente Giancarlo Giannini, contattato, ha spiegato di non avere «nulla da dire» sulla vicenda, mentre in un ruolo completamente diverso nell’inchiesta il capo dell’ispettorato dell’ex-Isvap, Ignazio Bertuglia, convocato dalla Procura come testimone e contattato telefonicamente, ha spiegato di non potere commentare l’inchiesta sull’Istituto sia per i vincoli di riservatezza dell’ufficio pubblico sia per rispetto delle indagini in corso da parte dei Pm. Al di là del riserbo, secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, già nel dicembre del 2008 dalla Vigilanza dell’Istituto era partita una richiesta al vertice di poter avviare un’ispezione nei confronti del gruppo assicurativo dei Ligresti. Un documento interno trovato dalla Guardia di Finanza nella perquisizione degli uffici Isvap dei mesi scorsi confermerebbe la richiesta. Chi ha fermato l’ispezione? I magistrati lo stanno appurando.

IsvapCome stanno appurando le ragioni per cui l’Isvap non si sia mossa per tempo sulle consulenze per decine di milioni di euro pagate a Salvatore Ligresti dal gruppo FonSai anche in un contesto di dissesto dei conti e peggioramento della solvibilità della compagnia. Un deterioramento che è documentato a partire dal 2008. I giudizi di congruità sulle riserve sinistri – che per prassi internazionali possono essere positivi anche a fronte di insufficienze delle riserve del 6-7% per tenere conto degli elementi aleatori delle valutazioni attuariali – indicano a partire da quell’anno gravi e crescenti anomalie, nonché ostacoli da parte di Fondiaria-Sai a rilasciare i supporti necessari ai controlli sulla verifica del portafoglio. La situazione ovviamente peggiora con l’avanzare della crisi e l’impossibilità da parte della compagnia a rafforzare le riserve. Così, nella relazione sul bilancio 2010 dell’attuario incaricato si attesta per FonSai e Milano una possibile insufficienza della riserva per sinistri di generazioni precedenti per valori superiori a 530 milioni di euro. L’Isvap, che riceve la relazione a febbraio 2011, ha lasciato che venisse approvato il bilancio 2010 senza intervenire e, inevitabilmente, sulla base di quel bilancio è stato poi presentato a giugno 2011 il prospetto informativo dell’aumento di capitale.

La compagnia arriva così all’ultimo trimestre 2011 – ormai priva dei requisiti di solvibilità per operare, nella necessità di un piano di salvataggio e di una seconda ricapitalizzazione in meno di un anno – a effettuare una valutazione della riserva di inventario, quella che fornisce i numeri all’attuario incaricato per il giudizio di congruità delle riserve. Bene, questa valutazione, per la prima volta da quando è iniziata la crisi, fa emergere un’insufficienza delle riserve calcolate dalla rete liquidativa interna al gruppo per 420 milioni di euro. Un problema che poteva essere visto tre anni prima, nel 2008, quando il responsabile della vigilanza Isvap chiedeva un’ispezione su Fondiaria-Sai.

Autore: Alberto Grassani – Il Sole 24 Ore

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