FonSai, i rilievi della Consob

Fondiaria SAI - Sede Intera

La delibera sulle riserve. Secondo la Commissione nella vecchia era Ligresti si procedeva con inadeguate procedure di gestione e riservazione

Una fabbrica di numeri sistematicamente sbagliati per difetto. Era questa, per la Consob, la struttura che nella Fonsai della famiglia Ligresti, provvedeva a stimare le riserve assicurative, cioè le somme accantonate in previsione dei risarcimenti da pagare agli assicurati. La delibera dell’autorità di vigilanza – è comparsa ieri sul suo sito web – con cui è stato richiesto alla compagnia di correggere con un proforma i dati “non conformi” dei suoi bilanci 2010 e 2011, getta nuova luce sulle distorsioni della passata gestione che, assieme ai tanti conflitti di interesse con gli azionisti di controllo, è stata all’origine della sua rovina. Va subito detto che la società ha contestato la ricostruzione dell’authority osservando che la rivalutazione delle riserve operata nel 2011 per gli esercizi precedenti (per ben 810 milioni) era il frutto di un cambiamento di stime in un aggregato per definizione mutevole com’è quello delle riserve assicurative. E non poteva essere rappresentato come “errore” da correggere con un pro-forma, come richiesto dalla Consob. Dietro la disputa contabile, tuttavia, si nasconde una più profonda censura che l’autorità di controllo ha voluto esprimere nei confronti di una condotta (quella relativa alle riserve) sulla quale sono al lavoro da mesi anche i magistrati di Torino per valutarne eventuali aspetti dolosi, di rilievo penale.

L’integrazione degli accantonamenti Rc auto, operata nel 2011 e relativa agli esercizi precedenti – è scritto nella delibera della commissione – «per la parte riconducibile all’inadeguatezza delle procedure di gestione e riservazione, all’assenza di procedure formalizzate e di adeguati sistemi di controllo», non può essere ricondotta nell’ambito di una normale dinamica aziendale, come obiettato dalla compagnia, quanto piuttosto alla «necessità di rimuovere le numerose irregolarità che hanno comportato la produzione di dati sul costo dei sinistri non attendibili e prudenziali». Di che si tratta? La Fonsai dei Ligresti chiudeva sistematicamente i sinistri di maggiore entità con risarcimenti modesti ai danneggiati, togliendoli pertanto anche dalle proprie riserve. Salvo poi farli rientrare di fronte alle proteste di chi lamentava pagamenti insufficienti. A questa pratica scorretta concorreva non soltanto la «inerzia dei liquidatori» ma anche il fatto che l’attuario incaricato di stimare le riserve – […], dimessosi nei mesi scorsi – escludeva dalle proprie valutazioni «in tutto o in parte i valori molto elevati di riapertura determinati da precedenti sistematiche erronee chiusure di sinistri». I ritardati pagamenti “equi” ai danneggiati alla fine sono stati pagati a caro prezzo anche dalla Fonsai perché nel corso degli anni le pronunce dei tribunali hanno progressivamente elevato il costo dei risarcimenti (per l’intero mercato assicurativo). E così quando il conto è finalmente arrivato alla cassa è risultato molto più elevato di quello che sarebbe stato se la compagnia si fosse comportata correttamente.

Autore: Riccardo Sabbatini – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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