FonSai, patteggia Giulia Ligresti

Fondiaria SAI - Palazzo

Accordo per due anni e otto mesi di reclusione, 20mila euro di multa, confisca di quote della società Pegasus

Giulia Maria Ligresti ImcEsce di scena con il patteggiamento di una pena a due anni e otto mesi di reclusione e una multa da 20mila euro Giulia Ligresti (nella foto), una delle figlie del patron di Fondiaria Sai, Salvatore Ligresti, al centro dell’inchiesta della Procura di Torino, coordinata dai pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, sui reati di falso in bilancio e manipolazione di mercato, insieme a Jonella e Paolo Ligresti e agli uomini rimasti al vertice della compagnia assicurativa fino al 2012. Un patteggiamento che porta con se anche la confisca della quota dei beni in capo a una delle due figlie di Salvatore Ligresti, nel quadro del decreto di sequestro preventivo emesso dal gip, ad agosto, per un totale di 251 milioni: il 30% delle azioni di Pegasus, la società proprietaria delle residenze personali dei Ligresti, per un valore di circa 1,4 milioni, e del 30% della proprietà degli altri immobili posti sotto sequestro dalla Procura, a cominciare dagli hotel della catena Atahotel.

Apparsa da subito molto provata dalla detenzione preventiva – cominciata il 17 luglio e conclusa il 28 agosto scorso – Giulia Ligresti, presidente ed amministratore delegato di Premafin fino al 4 ottobre 2012, oltre che vice presidente di Fondiaria-Sai – ha fatto una scelta favorita anche dal ruolo detenuto in Fondiaria Sai, senza deleghe e quindi di fatto non operativo. Una scelta che, vista la pena sotto i tre anni di carcere, le consentirà di chiedere misure alternative alla detenzione come l’affidamento ai servizi sociali.

Fino alla prima settimana di agosto gli inquirenti hanno interrogato cinque delle sette persone in primo piano nella vicenda dei mancati accantonamenti, per riserva sinistri, con grave nocumento al mercato e ai piccoli azionisti. Paolo Ligresti, attualmente cittadino svizzero, sarà sentivo il prossimo 27 settembre, nel quadro di una rogatoria internazionale. Mentre Salvatore Ligresti è rimasto “defilato” per motivi di salute. Anche se, alla luce della consulenza medica disposta dalla procura che ha certificato che il patron di Fonsai sarebbe in grado di sostenere un interrogatorio, l’intenzione degli inquirenti è di sentirlo entro fine mese, probabilmente direttamente nella sua abitazione di Milano, dove si trova agli arresti domiciliari, come Fausto Marchionni, ex amministratore delegato, e Antonio Talarico, ex vice presidente. Ancora in carcere invece Jonella Ligresti ed Emanuele Erbetta, a capo di Fonsai fino all’ottobre del 2012. Per loro, l’attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sui ricorsi presentati dai legali contro le misure cautelari.

L’inchiesta di Torino, che si è affiancata a quella del pm Orsi di Milano, è stata avviata nell’estate del 2012 e ha registrato una serie di tappe fino all’arresto del 17 luglio scorso e al sequestro di beni per circa 251 milioni eseguito il 12 agosto scorso.

La vera partita ora, oltre che sul piano delle indagini, si gioca sul fronte della reale quantificazione del patrimonio dei Ligresti e sul sequestro di beni: alle richieste di di dissequestro presentata da parte dei destinatari dell’ordinanza del 17 luglio scorso risponderà il tribunale del Riesame di Torino, nelle udienze di fine settembre, il 24. La Guardia di Finanza di Torino sta concludendo il lavoro di sintesi sul valore dei beni messi sotto sequestro ed è prevedibile che se questo risulterà inferiore ai 251 milioni stabiliti dal decreto di sequestro preventivo, la Procura potrà continuare a scavare tra i beni dei Ligresti e di Fondiaria Sai, visto che l’azione esecutiva fa capo alla magistratura.

Il numero di indagati è salito, nel corso dell’estate, a quota 15, con l’inclusione dei tre membri del Collegio sindacale. Mentre continuano le audizione di persone sentite in quanto informate sui fatti: ieri è stata la volta di Piergiorgio Peluso, ex direttore generale di Fonsai, figlio del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri.

Autore: Filomena Greco – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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