FonSai, sequestrati 9,5 milioni a Salvatore e Jonella Ligresti

Fondiaria Sai - Sede Milano (Foto ANSA-Matteo Bazzi) Imc

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(Fonte: Milano Finanza)

La Guardia di Finanza di Torino ha eseguito un sequestro conservativo di 9,5 milioni di euro, in conti e titoli, riconducibili a Salvatore e Jonella Ligresti. Il sequestro è stato disposto dal gip di Torino, su richiesta del pm, Marco Gianoglio, titolare dell’ inchiesta sulla passata gestione di Fondiaria-Sai, già a processo, e su altri fascicoli legati alla compagnia assicurativa, confluita in UnipolSai, coordinati dal procuratore aggiunto, Vittorio Nessi.

Il sequestro è stato disposto nell’ambito di attività riferibili al procedimento già in fase dibattimentale davanti al tribunale di Torino per manipolazione del mercato e falso in bilancio, che vede tra gli imputati l’ingegnere di Paternò e la figlia. Il blocco dei 9,5 milioni di euro è stato deciso in quanto si ritiene che quei fondi stessero per essere trasferiti dall’Italia all’estero.

In particolare, la cifra sequestrata era stata intestata a tre società lussemburghesi (Hike Securities Sa, Canoe Securities Sa e Limbo Invest Sa) riconducibili alla famiglia Ligresti e gestiti dalla Compagnia nazionale fiduciaria. Si è arrivati a questi milioni perché la procura di Torino aveva dato mandato alla Gdf di fare accertamenti in materia di antiriciclaggio proprio sulla Compagnia fiduciaria. I conti erano intestati al 40% a Salvatore Ligresti e per il resto equamente divisi tra i suoi tre figli, Jonella, Gioacchino Paolo e Giulia Maria.

In totale avevano una disponibilità tra 16 e 17 milioni di euro, ma il sequestro riguarda solo 9,5 milioni, ovvero la parte riconducibile a Salvatore Ligresti e alla figlia Jonella. Infatti, per Gioacchino Paolo non c’è stato alcun intervento in quanto è cittadino svizzero e non c’è competenza territoriale della procura torinese, mentre Giulia Maria ha già patteggiato, uscendo dalla vicenda giudiziaria. Nei conti delle tre società lussemburghesi sono stati trovati anche azioni UnipolSai. L’intervento è stato disposto anche alla luce del fatto che si era tentato di liquidare le azioni e trasferire i proventi in conti correnti in Svizzera intestati alle tre società.

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