Fonsai, tremila piccoli risparmiatori si costituiscono parte civile nel processo

Fondiaria SAI - Sede InteraSono oltre tremila i piccoli risparmiatori che hanno chiesto di costituirsi parte civile nei due procedimenti del Tribunale di Torino a carico dei vertici di Fonsai. Oggi l’udienza preliminare del processo ordinario a carico di Paolo Ligresti e di altri otto indagati – Pier Giorgio Bedogni, il dirigente preposto alla redazione dei documenti societari, gli ex sindaci Benito Giovanni Marino, Marco Spadacini, Antonio D’Ambrosio, gli attuari Riccardo Ottaviani, […], e infine Ambrogio Virgilio – per i reati di falso in bilancio e manipolazione di mercato (reato contestato a Ligresti, Bedogni e […]). Accanto a loro la stessa Fonsai, in base alle norme di legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, che però in questo procedimento, come Unipol-Fonsai, ha anche chiesto la costituzione di parte civile, esattamente come accaduto nel processo con rito immediato.

Il gup Paola Boemio di Torino dovrà decidere nelle prossime udienze in programma da qui al 21 febbraio sul rinvio a giudizio richiesto dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal pm Marco Gianoglio.

Centinaia anche oggi le parti civili che hanno chiesto di costituirsi contro gli ex vertici della società, sullo schema di quanto accaduto già nella prima udienza del processo cominciato a dicembre a carico di Salvatore Ligresti e degli ex top manager del Gruppo, Fausto Marchionni, Emanuele Erbetta e Antonio Talarico.

Quest’ultimo filone riprenderà il 30 gennaio con il Tribunale che dovrebbe decidere della questione di competenza territoriale, cioè determinare se il processo resterà a Torino o si sposterà a Milano o a Firenze. Resta invece sospeso il tema della eventuale riunificazione dei due processi in aula, sospeso almeno fino al rinvio a giudizio dei nove indagati del procedimento ordinario.

Domani invece è in calendario l’udienza per il patteggiamento di Jonella Ligresti ad una pena di tre anni e quattro mesi. Sarebbe il secondo patteggiamento dopo quello di Giulia Ligresti, l’estate scorsa, ad una pena di due anni e otto medi. Una ipotesi fortemente contrastata dalle associazioni dei consumatori che domani saranno in aula.

Autore: Filomena Greco – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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