Gable Ag, barricate contro la bancarotta

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(di Stefano Elli – Plus24)

La compagnia contro il commissario Pwc che ne vorrebbe il fallimento: ora urge reperire nuove risorse. L’«esclusiva» sul football nostrano

Non fosse – stando alle parole del suo broker romano – «esclusivista del calcio italiano» non ci sarebbe ragione di occuparsi di questa piccola compagnia assicurativa: la Gable insurance Ag, guidata da Bill Dewsall (nella foto), uno strano groviglio di nazionalità off shore, metà basata in Liechtenstein, metà alle Cayman, con propaggini a Gibilterra e Pec (posta elettronica certificata) con account maltese. E però è interessante notare come, proprio grazie alle polizze fideiussorie emesse da questa compagnia in odore di fallimento, una messe di squadre di calcio di Lega Pro, e solo alcune di Serie A e B, sono state iscritte ai rispettivi campionati. Una circostanza che, nella malaugurata ipotesi di insolvenze nel mondo del calcio di casa nostra, potrebbe creare non pochi problemi sull’escutibilità delle polizze accettate dalla Lega e targate Gable.

Le ultime notizie provenienti dal principato del Liechtenstein e dalla sua Authority finanziaria (la Fma) danno la Gable come ufficialmente commissariata. La scelta dell’amministratore straordinario è caduta sulla PriceWaterhouseCoopers elvetica, che ha ravvisato elementi di discontinuità aziendale e perciò, di recente, ha convocato un’assemblea dei soci escludendo la Gable holding (la controllante) dalla lista degli invitati. Circostanza, questa, contestata dalla compagnia che ha inviato un memorandum nel quale si accusano sia l’Authority del Liechtenstein sia la PwC di avere indebitamente ostacolato i tentativi della capogruppo di risolvere i propri problemi, anche con il ricorso a iniezioni di capitale rinvenienti da non meglio identificati cavalieri bianchi in grado di risolvere i problemi di sovraindebitamento della compagnia soprattutto in riferimento ai parametri patrimoniali imposti dalla direttiva Solvency II, equivalente assicurativo della Basilea II.

Quelle discutibili polizze «escutibili»

La questione Gable potrebbe diventare centrale nelle problematiche che la Lega Pro, alla cui presidenza il 15 novembre scorso è stato riconfermato Gabriele Gravina, potrebbe dovere affrontare nei prossimi mesi. Di fatto, come anticipato, sono una trentina le società della ex serie C, alcune della Serie B, e poche quelle di Serie A, che si sono potute iscrivere ai rispettivi campionati presentando, a garanzia delle proprie obbligazioni, polizze a marchio Gable. Non è detto che la scelta della Compagnia, che oggi naviga in pessime acque sia da attribuirsi ad ambienti vicini alla Lega. Di certo tuttavia nelle lettere di accompagnamento della società broker grossista della Gable, la Essebi srl, si fa riferimento alla Gable come «esclusivista del calcio italiano». Andrebbe spiegato se questa definizione sia frutto della normale enfasi usata nel linguaggio commerciale oppure se la presenza di Gable nel mondo del calcio italiano sia qualcosa di più organico e radicato.

Cosa che si potrebbe dedurre, almeno, dalla quantità di squadre che hanno presentato garanzie di questa compagnia dalla nazionalità multipla (Liechtenstein, Cayman, Gibilterra, Malta): tra queste il Modena, l’Akragas, la Casertana, la Maceratese, il Messina, e molte altre ancora. Ma che cosa accadrebbe se le società munite di queste polizze dovessero per estrema ipotesi trovarsi a propria volta in cattive acque? Le polizze a suo tempo presentate sarebbero escutibili? Oppure potrebbe essere necessario l’intervento di un nuovo garante che le manlevi in caso di insolvenza?

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