Garonna (FeBaf): “Con il mercato unico dei capitali grandi vantaggi Per Pmi e risparmiatori”

Paolo Garonna (4) Imc

Paolo Garonna (4) Imc

(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)

Intervista al presidente della Federazione fra banche, compagnie d’assicurazione e fondi: “È a metà strada il progetto della Commissione Ue. L’ESMA dovrebbe evolversi e diventare come la BCE

Fatta l’Unione bancaria, ora si deve fare l’Unione dei mercati dei capitali (Umc). Una gigantesca opera di omogeneizzazione delle norme e delle autorità di controllo che riguardano da una parte la raccolta di finanziamenti delle imprese (soprattutto le Pmi), e, dall’altra parte, i risparmiatori, le banche, le compagnie di assicurazione e i fondi. Lo scopo è quello di far collimare le esigenze di chi ha denaro da investire e di chi ne ha bisogno. L’obiettivo, ambiziosissimo. è quello di rilanciare la produzione in Europa e al contempo di proteggere di più i risparmiatori facendo funzionare meglio il mercato dei capitali, oggi spezzettato fra 27 paesi che hanno regole e autorità di vigilanza diverse.

In che modo? È quello di cui si discute da almeno un paio d’anni, da quando, nel 2015, è iniziato il complesso iter europeo di consultazioni. Oggi siamo a metà strada: venerdì prossimo 17 marzo l’industria finanziaria italiana – rappresentata dalla FeBaf (Federazione tra banche, assicurazioni e fondi) – presenterà il punto di vista del nostro paese alla consultazione (“Mid term review”) della Commissione europea. «A due anni dalla chiusura del programma (previsto per il 2019 ) c’è però una novità – spiega Paolo Garonna (nella foto), presidente della Federazione –. L’uscita del Regno Unito dalla Ue ha cambiato le carte in tavola rispetto alla situazione precedente, su cui si erano finora svolte le consultazioni. Occorrerà prendeme atto e modificare l’approccio».

Dunque la Brexit ha cambiato lo scenario?

«Non c’è dubbio. Senza Londra perdiamo sicuramente un punto di riferimento. ma ne guadagniamo in libertà».

Perché?

«Un’unione dei mercati di capitali con o senza Londra non è la stessa cosa. Perché prima la City era un centro d’attrazione per tutto quanto ruota intorno alla finanza. E non a caso il disegno originario dell’Umc, con il commissario britannico Lord Hill, teneva naturalmente conto delle prudente visione del suo paese e della specificità della piazza finanziaria londinese. Diciamo la verità: l’impostazione inglese, come in vari altri campi, ci aveva un po’ bloccati».

E ora invece?

«Ora si può pensare a un’integrazione e a un’uniformità di regole ancora maggiori tra i 27 paesi dell’Unione europea».

L’Unione bancaria non ha pero finora dato i risultati sperati, almeno in Italia. Le procedure per il bail in, ad esempio, sono state accuratamente evitate, per non spaventare ulteriormente i risparmiatori italiani. Perché dovrebbe invece funzionare l’Unione del mercato dei capitali?

«L’Unione bancaria non è soltanto bail in, e i suoi vantaggi si apprezzeranno nel corso del tempo. Soprattutto va completata con la condivisione dei rischi. Qui, comunque, si tratta di far funzionare i finanziamenti alle imprese e la protezione del risparmio: temi cari a tutta l’Europa a 27, non soltanto all’Italia. La Ue è cresciuta in questi anni meno degli Stati Uniti e in parte ciò è dovuto all’esistenza di tanti mercati separati con regole e vigilanza diverse».

Ci spieghi un po’ come sarà questa nuova Unione: forse le imprese italiane potranno con maggiore facilità ottenere finanziamenti in altri paesi?

«Certo, ma non solo. Un mercato a scala più grande è per definizione più efficiente e tutela meglio il consumatore».

Dunque dovranno esserci regole comuni a tutti i mercati finanziari?

«Sì. Però si potrebbe immaginare anche un’unica autorità di vigilanza».

Ma oggi non esiste già? Non è l’Esma, l’authority che raggruppa tutte le “Consob” dei 27 paesi?

«L’Esma è al momento un organo di coordinamento, ma non ha l’autonomia che ha invece, nel campo delle banche, la Bce. Ecco, io credo che il modello dotrebbe essere quello della Bce: un’autorita centrale sui mercati finanziari che detta le norme e che vigila su di esse, anche utilizzando le varie “Consob” locali».

Ma questo nuovo organo unico di vigilanza potrebbe essere un’evoluzione della stessa Esma?

«Penso di sì, ma la discussione su questo punto non è ancora cominciata».

Con la Brexit dove potrebbe stabilirsi il nuovo organo? Milano ha una chance?

«Come italiano dico di sì e ne sarei contento, ma devo constatare che l’Esma si trova già a Parigi e a meno che non si voglia creare un’altra autorità completamente nuova è difficile che si sposti da lì. Però la cosa veramente importante è far funzionare davvero un mercato unico dei capitali».

Un mercato unico europeo dei capitali non potrebbe amplificare crisi sistemiche come nel 2008?

«La finanza, da sola, non produce crisi e all’intemo della Umc é anzi motore di crescita. Anche la finanza strutturata e innovativa, come si è visto nel 2008, non ha prodotto il disastro: tutto è cominciato con dei banalissimi mutui che erano in realtà delle truffe. Poi una certa finanza ne ha amplificato e sparso gli effetti deleteri. Dobbiamo comunque imparare a vedere questa funzione come benefica per le imprese, all’interno di una precisa cornice regolamentare e di una vigilanza solida».

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