Generali, addio a Greco senza alcuna buonuscita

Investor Day 2013 - Mario Greco (Foto Piranha Photography) Imc

Investor Day 2013 - Mario Greco (Foto Piranha Photography) Imc

(di Christian Benna – Il Piccolo)

Per il 2015 l’ex capoazienda ha percepito “solo” 3,2 milioni. In Zurich ne prenderà 8. Il Leone liquida pure il tedesco Meister: conto salato, ma lontano dalle cifre del passato

Dirsi addio è un esercizio difficile per tutti. Anche per i top manager delle grandi multinazionali. Solo che, fino a qualche tempo fa, le buonuscite a sette e otto zeri assorbivano in fretta le lacrime e, forse, anche i rimpianti. Oggi non più. È notizia di ieri che il rapporto di Mario Greco (nella foto, di Piranha Photography) con Assicurazioni Generali si è concluso con il compenso pattuito per il 2015. Niente di più di quanto previsto. L’ex amministratore delegato del Leone, ora alla guida di Zurich, ha percepito per il suo lavoro un assegno da 3,27 milioni di euro. Di questi, 2,6 milioni sono relativi all’incarico di ad, 486 mila per quello di direttore generale e 155 mila euro sono benefici non monetari. E ad aprile riceverà 162.990 azioni del valore di 2,2 milioni di euro (450mila euro il fair value per la società) legate al raggiungimento degli obiettivi del piano triennale 2013-2015. Certo, non poco. Ma si tratta di dati in linea con i compensi del 2014, vissuto sulla tolda di comando di Generali, e con quelli dei colleghi di istituzioni altrettanto prestigiose, come Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, che ha preso, per il 2015, 3,2 milioni.

In una nota del gruppo si fa riferimento a un’assenza significativa, quella di una ricca liquidazione, infatti «in coerenza con le politiche retributive di gruppo, non è stato erogato alcun trattamento di severance». Ovvero niente buonuscita. Le malelingue potrebbero leggerci i segni di una separazione burrascosa. Tuttavia è l’ennesimo segnale che stanno cambiando i tempi (e i modi) degli addii anche ai piani alti delle multinazionali. Sembrano lontani, anche se sono passati pochi anni, i tempi in cui Matteo Arpe poteva salutare la Capitalia dominata da Cesare Geronzi con un assegno da 37 milioni di euro, o quelli di Francesco Profumo il cui addio a Unicredit gli è valsa una liquidazione da 40 milioni, così sembrano di un altro pianeta i 45 milioni dati ad Andrea Guerra (incluso un patto di non concorrenza ed esercizio di stock option).

E a volere tornare indietro nel tempo va ricordato la buonuscita stellare da 100 milioni di euro di Cesare Romiti quando lasciò la presidenza della Fiat. Di rilievo anche gli addii in casa di Generali con i 16,6 milioni di euro intascati da Cesare Geronzi per un solo anno di presidenza o la contestata buonuscita del predecessore di Mario Greco, quegli 11 milioni andati a Giovanni Perissinotto. Tra queste liquidazioni da Paperoni e il sobrio addio di Greco, c’è stato il mare tempestoso del credit crunch, la crisi economica e gli scandali finanziari che hanno stravolto il conto dei saluti. Basti pensare al fresco addio di Marco Patuano da Telecom che si è dovuto “accontentare” di 6 milioni di liquidazione. Stessa cifra per il country manager della Germania di Generali: Dietmar Meister ha preso 6 milioni come indennità di cessazione del rapporto. Non ha portato casa molto di più (circa 7 milioni) Adil Mehboob-Khan, l’ad di Luxottica rapidamente fagocitato dal patron Leonardo Del Vecchio diventato divoratore di top manager. In linea con queste cifre (ottime ma molto più contenute rispetto al passato) anche la buonuscita di Roberto Nicastro, oggi leader delle good bank nate dal decreto salva banche, che ha salutato Unicredit di cui era dg con 5,3 milioni.

Tuttavia Greco può dormire sonni tranquilli. Per l’incarico in Zurich si parla di una somma vicina agli 8 milioni. Con l’augurio che il tempo delle buonuscite per il suo nuovo incarico sia ancora molto lontano.

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