Generali: come Axa per solidità, batte Zurich nel ramo danni

Generali - Ingresso Imc

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(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

All’appello mancano ancora risultati chiave come quelli di Allianz (che verranno diffusi oggi) ma, volendo compiere un confronto con i competitor, è già possibile effettuare qualche valutazione embrionale sui conti delle Generali. In particolare, se si mettono sul tavolo i numeri di Zurich e quelli diffusi da Axa. Nel confronto con il colosso svizzero il Leone, che pure ha pagato i chiari di luna dei mercati finanziari nei tre mesi segnando profitti al di sotto delle attese, sembra essere ben posizionato. Anche il gruppo elvetico ha archiviato risultati diversi rispetto alle aspettative del mercato, complice la copertura per le perdite legate all’esplosione nel porto cinese di Tianjin e gli adeguamenti sulle riserve nell’assicurazione auto negli Usa, ma c’è un dato che più di altri sembra fare la differenza tra i due big: la redditività del danni. Proprio quest’ultimo indicatore, assieme alla solidità patrimoniale, ha convinto gli analisti a promuovere i conti della compagnia di Trieste.

Generali ha archiviato i tre e i nove mesi con un combined ratio del 92,7%. Zurich, invece, a causa anche degli eventi straordinari prima citati, ha visto peggiorare il dato di gruppo che è passato dal 96% a 101,9% (oltre 100 vuoi dire conti in rosso nel ramo danni). Una situazione che, stando alle stime, potrebbe essere una condizione potenzialmente diffusa fra tutti gli operatori. In particolar modo in Italia: giusto una settimana fa, all’Annual sulle Assicurazioni organizzato da Il Sole 24 Ore, Carlo Cimbri, ceo di UnipolSai, ha previsto che nel paese il comparto possa presto dover affrontare un combined ratio nuovamente a ridosso di 100. A pesare saranno da un lato l’aumento della sinistralità, seppure frazionale, e la generale pressione sulle tariffe. Due elementi il cui combinato disposto avrà effetti negativi sulla profittabilità delle polizze.

Una dinamica, però, alla quale Generali appare estranea. Anzi, la compagnia sembra muoversi in controtendenza. In Italia l’indicatore, che pure è peggiorato leggermente, è inferiore a 90% e in Francia, dopo lungo tempo, il dato è sceso sotto 100%, attestandosi a quota 99,3%. La sfida, evidentemente, è riuscire a confermare questo trend in un contesto che rema in direzione opposta. Fondamentale è agire sull’expense ratio e sul loss ratio: il secondo, in un anno, è sceso di un punto percentuale – ed è al 65,6% – mentre il primo è variato di 0,2 punti percentuali. Il Leone sta quindi difendendo la redditività del danni e, forse, la strategia che strizza l’occhio al grande mercato retail d’Europa sta cominciando a dare i primi frutti. In una fase, peraltro, in cui la compagnia sembra aver ormai archiviato un altro tema caldo: quello della solidità patrimoniale. Come dice Ubs, infatti, il gruppo ha presentato «un buon insieme di numeri con un patrimonio più solido e una continua delivery operativa» nell’Rc.

Certo, rispetto al valore fornito l’estate scorsa di un economic Solvency ratio del 200%, Generali ha compiuto un passo indietro chiudendo i nove mesi al 196% ma, come segnala anche Banca Imi «la limitata volatilità» dell’indicatore è proprio uno dei punti di forza della trimestrale del gruppo. Anche nel confronto con Axa che, tra premi in crescita, ha registrato un economie Solvency ratio al 212%. Al di sopra di quanto segnato da Trieste. Tuttavia, come dicono gli operatori, oltre certi livelli le variazioni percentuali risultano essere quasi ininfluenti poiché la solidità è certificata dal superamento della soglia cruciale.

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