Generali e Allianz prime nelle riserve

Allianz - Bandiere Imc

Proprio lì si annidava il buco nero che ha mandato in dissesto il gruppo FonSai. Le riserve assicurative, cioè gli impegni che le compagnie appostano in bilancio in previsione dei futuri pagamenti ai loro clienti, possono rappresentare un’autentica bomba ad orologeria nei bilanci delle imprese assicuratrici, quando le sottostimano per nascondere perdite o malagestio. Ma, se correttamente imputate, sono invece uno strumento importante per stabilizzare nel tempo i profitti di una società.

È proprio questo, nel complesso, ciò che è accaduto nell’ultimo decennio ai principali gruppi assicurativi europei come emerge da un report della società d’analisi Autonomous. Lo studio, redatto dagli analisti Giulia Raffo e Youdish Chicooree, ha preso in considerazione gli andamenti delle riserve assicurative dei rami danni nel periodo 2004-2011 per 14 gruppi d’assicurazione del continente rilevando che, in media, hanno dato un contributo positivo medio annuo di 2,8 punti al combined ratio delle compagnie, cioè al rapporto tra il totale delle spese e dei premi incassati. In che modo? Ogni anno gli attuari assicurativi confrontano le stime iniziali sulle spese per sinistri con l’effettivo andamento delle somme liquidate aggiornando le previsioni del cosiddetto “costo ultimo” dei sinistri ancora da pagare. Se risultano incapienti vengono rafforzate. Diversamente – è proprio quello che è accaduto – rilasciano somme che vanno a beneficio del conto tecnico assicurativo. I due analisti hanno appunto ricostruito anno dopo anno, per ciascuna generazione dei sinistri, il “dosaggio” delle riserve per ciascun gruppo assicurativo.

I risultati migliori e più persistenti nel tempo – tra i maggiori player del settore – sono stati ottenuti da Allianz e da Generali. La compagnia italiana, in particolare, ha registrato ogni anno, in media, un contributo positivo al suo combined ratio tra il 3,1 ed il 4,3 per cento. Ed è significativo che sia riuscita ad ottenere buoni risultati in diverse condizioni di ciclo del settore. Axa, in confronto, ha avuto una migliore performance fino al 2009 ma, nel biennio 2010-2011, ha ridotto significativamente il rilascio di riserve. Proprio il contrario di quanto è accaduto a Zurich che, partita da una situazione negativa, a partire dal 2006 ha progressivamente incrementato il surplus di riserve. Quanto alle altre compagnie italiane censite nello studio, al fanalino di coda c’è ovviamente FonSai che ha sistematicamente sottotara gli accantonamenti posti a garanzia dei risarcimento. Ciò che l’ha costretta a rimpolparli anno dopo anno. Nella media del periodo preso in considerazione il peggioramento che ne è derivato al combined ratio della compagnia è stato, in media, di 6,4 punti con un impennata negli ultimi due esercizi (2010-2011) anche in relazione alle richieste di rafforzamento provenienti dai regulator.

Quanto al gruppo Unipol i dati mostrano un trend non omogeneo, con un rilascio di riserve costante fino al 2005 che lo poneva ai vertici della classifica. Successivamente, probabilmente in coincidenza con i decreti Bersani e l’avventura del gruppo nel plurimandato, le stime di riserve si sono dimostrate insufficienti fino all’ultimo esercizio dove si è manifestato un nuovo brusco miglioramento (per ben 10 punti di combined ratio). Forse troppo brusco per i due analisti che ora attendono conferme per i prossimi esercizi.

Autore: Riccardo Sabbatini – Il Sole 24 Ore

Related posts

Top