Generali e il nodo subordinati che vale 800 milioni

Generali - Facciata sede Trieste Imc

Generali - Facciata sede Trieste Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Dopo Mps i casi Carige e Alitalia

I prestiti obbligazionari subordinati presenti nel portafoglio delle Generali, che per la compagnia rappresentano un tema da affrontare se non un nodo da sciogliere, valgono poco meno di 800 milioni. Più o meno 400 milioni sono riferibili a Banca Mps, altri 80 milioni sono stati investiti in un prestito di Banca Carige e 300 milioni sono stati invece veicolati sull’obbligazione Alitalia denominata Dolce Vita. Sul più rilevante, i subordinati Mps, la compagnia ha già preso una decisione ufficiale e ha scelto di convertire in azioni i titoli di debito. Lo ha fatto, il novembre scorso, perchè convinta che fosse necessario disinnescare un pericolo che rischiava di trasformarsi in un rischio sistemico. Così il cda ha deliberato di supportare il salvataggio della banca diventando socio rilevante dell’istituto sulla scia della trasformazione in azioni dei 400 milioni di subordinati sottoscritti nel 2009 quando Mps lanciò un prestito da 500 milioni Lower Tier II con scadenza al 2019 e rendimento al 7%. Nel caso di Carige e Alitalia, invece, il discorso è profondamente differente. Ecco perché il gruppo assicurativo, se messo davanti a un certo tipo di scelta, avrebbe una risposta pronta sia per la banca che per la compagnia di bandiera: non c’è alcuna disponibilità a valutare un’eventuale conversione delle obbligazioni in equity.

Il bond Carige

A quanto risulta l’istituto non ha ancora avanzato alcuna proposta formale al Leone. D’altra parte, la banca sta considerando diverse opzioni e non è detto che questa prevalga rispetto ad altre. Tuttavia, è assai plausibile che Carige, nei prossimi mesi, debba mettere in cantiere un rafforzamento patrimoniale. In quest’ottica, certamente la trasformazione di parte del debito in azioni potrebbe rendere più agevole qualsiasi manovra di consolidamento. Ecco perché merita venga ricordato che Generali nel 2008 ha investito nei bond subordinati “Perpetual subordinated fixed/floating rate notes”. L’importo complessivo dell’emissione è di 160 milioni, la metà dei quali, come detto, è in mano al gruppo di Trieste. Una cifra non particolarmente rilevante per la compagnia ma che, in caso di conversione, potrebbe proiettare le Generali tra gli azionisti di peso della banca guidata da Guido Bastianini. Come detto, allo stato, fonti finanziarie segnalano l’indisponibilità del Leone a valutare possibili variazioni dello “status” dell’investimento. Non deve però sfuggire un elemento che merita attenzione: l’andamento di un altro subordinato Carige quotato a Piazza Affari. Il titolo con scadenza 2020 e rendimento al 7,321% ieri ha chiuso a 63,98 euro, segno che il mercato fiuta aria di burrasca.

Il rischio Alitalia

È del 2015 la decisione delle Generali di sottoscrivere 300 milioni dei 375 milioni di bond lanciati dalla compagnia di bandiera. Il gruppo è già stato chiamato al tavolo della trattativa per definire i contorni del piano di ristrutturazione. Progetto che, nelle pieghe, ipotizzava anche una possibile trasformazione in equity del debito. Opzione che Generali ha scartato rendendosi indisponibile. Il Leone, però, si è detto disposto a valutare eventuali scenari alternativi che considerino una ristrutturazione dell’esposizione.

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