Generali e una storia che si ripete: la versione di Giovanni Perissinotto sull’uscita di Mario Greco

Giovanni Perissinotto (Foto Alessia Pierdomenico/Bloomberg) (3) Imc

Giovanni Perissinotto (Foto Alessia Pierdomenico/Bloomberg) (3) Imc

(di Beniamino Pagliaro – La Stampa)

L’ex ad: Mediobanca esercita il ruolo al di là della quota. Ora l’assicurazione può essere aggredita, ma le operazioni di crescita non sono gradite

Il giorno dopo la fine dell’era di Mario Greco, la lettura di Giovanni Perissinotto (nella foto, di Alessia Pierdomenico/Bloomberg), che in Generali ha passato 33 anni, è quella di una storia già vista. Il Ceo Greco «ha fatto ciò che gli era stato richiesto, ha venduto gli attivi d’accordo con il consiglio, ma riducendo le dimensioni si riducono anche i risultati. Probabilmente una nuova fase avrebbe previsto qualche operazione di crescita che non è stata autorizzata e gradita».

Giovanni Perissinotto risponde al telefono mentre è in viaggio. È passato dalla finanza all’industria: dopo l’uscita dalle Generali ha messo in piedi una holding e completato le prime due acquisizioni nel manifatturiero di qualità: Valcucine e Driade.

L’evoluzione futura della prima assicurazione d’Italia è anche una questione di ciclo. «Il business assicurativo è ciclico – ricorda Perissinotto –. Greco si è accorto che i risultati non si sarebbero trovati senza un’operazione di crescita e probabilmente su questo non ha trovato la disponibilità dei soci». Non è un caso che nella lettera d’addio di Greco siano citati Del Vecchio e Caltagirone, che erano parsi pronti a investire, ma non Mediobanca e De Agostini.

Nella tempesta c’è anche un elemento puntuale che sorprende Perissinotto. «Quando un amministratore sta andando alla concorrenza mi pare che il rapporto fiduciario si sia interrotto: già martedì avrebbero dovuto dare l’interim al presidente Galateri».

Il ragionamento centrale di Perissinotto riguarda il ruolo del mercato. «Per definizione il mercato trova il capitale a fronte di proposte credibili da parte delle società quotate. Se un azionista non sottoscrive o vende e ne subentra un altro c’è un ricambio. Teoricamente, perché da noi non c’è. Una società con il 13% (il primo azionista di Generali, Mediobanca, ndr) esercita il controllo ben al di là della sua quota, e su questo le autorità hanno sempre avuto un approccio molto distante, rilassato. Credo che ci siano investitori internazionali pronti a mettere soldi sulle Generali, ma gli attuali soci ne sarebbero diluiti».

La storia si ripete. Nel luglio del 2012, dopo la cacciata, Perissinotto diceva: «O uno accetta di essere internazionale anche come azionariato oppure deve regionalizzarsi».

Torniamo al 2016, quando «si apre un periodo non facile per il gruppo. Nonostante tutte le critiche alla passata gestione, mi pare che gran parte degli utili realizzati derivino da decisioni prese nel passato. C’erano punti problematici, ma ogni gestione ha fatto i propri errori», afferma Perissinotto. Tre esempi non virtuosi dell’epoca Greco: i Btp ceduti a prezzi bassi, le quote di Banca Generali cedute a metà del prezzo attuale e la parte del controvalore di Bsi ricevuta in azioni di Btg che hanno creato minusvalenze per cento milioni di euro. Soprattutto, annota Perissinotto, «la performance assicurativa peggiore di Allianz e Axa».

Le Generali sono in ogni caso un capitolo chiuso. «Dalla finanza ai prodotti tangibili, ogni tanto cambiare è sfidante», dice l’ex Ceo che oggi guida la holding industriale Italian Creation Group. «Abbiamo due bei marchi e li stiamo facendo crescere bene, con maggiore internazionalità».

Perissinotto concentra lo sguardo sul Paese. «Ora mi pare ci sia qualche sforzo a favore delle imprese – dice – ma ci sono state significative involuzioni. Si ricorda di quando Bersani non voleva parlare con le assicurazioni prima di fare le sue lenzuolate? Chi fa business deve presentare il punto di vista a chi prende le decisioni. Non abbiamo mai una avuto cultura del dialogo». La conclusione è quasi un ammonimento: «Credo che dopo questo ridimensionamento le Generali diventeranno una realtà aggredibile».

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