Generali, i risultati della cura Greco

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Mario Greco (5) ImcGli obiettivi centrati dal gruppo: venduti asset per 2,3 miliardi, fuori da 8 patti di sindacato, utili record. Bsi: si tratta

Gli svizzeri di Ubs l’hanno chiamata la Greconomics parafrasando le riforme economiche del premier giapponese Shinzo Abe. La partita delle Generali di Mario Greco (nella foto) nell’anno appena concluso è stata giocata tutta all’attacco anche se il Ceo vorrebbe vedere «una compagnia noiosa» nella tranquilla routine dei risultati. Il Leone in un anno è uscito da otto patti di sindacato su venti (compresa Mediobanca) rompendo gli schemi della Galassia. Il Ceo ha venduto asset non strategici per 2,4 miliardi e siglato l’accordo con Petr Kellner che ha restituito al gruppo il comando delle operazioni nell’Est Europa. Poi ha rivoluzionato la governance con la creazione di un comitato internazionale dei manager. Infine è nata Generali Italia, la corazzata delle polizze guidata dal francese Philippe Donnet che dovrà scontrarsi con il nuovo gruppo UnipolSai. Le Generali iniziano l’anno con un bagaglio di obiettivi pesanti come la vendita di Bsi. Da quando Mario Greco è stato nominato amministratore delegato di Assicurazioni Generali (l’agosto 2012) il titolo in borsa si è apprezzato di circa il 60%.

Greconomics. Il piano al 2015 del Ceo è stato presentato all’Investor Day di gennaio, una novità che riporta le Generali sullo scacchiere della City. Qui sono stati fissati gli obiettivi, tutti confermati. Il gruppo ha indicato un Roe (operativo) oltre il 13% e un piano di dismissioni di partecipazioni non strategiche di 4 miliardi, già completato per il 60%. Nel secondo appuntamento londinese di novembre Greco ha alzato l’asticella relativa ai risparmi di costo da 600 a 750 milioni al 2015 (di cui il 40% nel business vita e il 60% in quello danni) con un rapporto tra debito e patrimonio inferiore al 35% entro il 2015. L’obiettivo del gruppo è rafforzare il patrimonio riducendo il rapporto del debito sul patrimonio netto (debt leverage ratio). Nel corso del 2013 i finanziamenti si sono ridotti di oltre 500 milioni e il Leone oggi ha risorse sufficienti per ripagare, anziché rifinanziare, un terzo dei 2,25 miliardi di debito senior in scadenza nel 2014. Il nodo della ricapitalizzazione delle Generali, grazie alla cura Greco, è così uscito dall’agenda dei grandi investitori internazionali. I proventi delle cessioni saranno utilizzati per ripagare il debito e finanziare l’acquisto della seconda tranche di Gph in Europa Centro-Orientale nel quadro dell’accordo da 2,5 miliardi nell’Est Europa siglato in marzo con il gruppo di Petr Kellner che ha restituito al Leone il comando delle operazioni nella Nuova Europa. Le Generali hanno anche investito nel pieno controllo delle holding in Germania e Asia rilevando il 7% di Generali Deutschland e il 40% di Generali Asia: «Un investimento che genererà valore», ha detto Greco. Nei primi nove mesi del 2013 si sono registrati gli utili più alti negli ultimi cinque anni: l’utile netto è cresciuto a quota 1.591 milioni (+40,4%) sostenuto da una solida raccolta e in particolare dallo sviluppo nel segmento danni. Il risultato operativo complessivo ha raggiunto 3.361 milioni, in crescita del 6,2%. In miglioramento la situazione patrimoniale con un indice di Solvency I a 152% a fine ottobre.

Le cessioni. Il capitolo cessioni ha subito una accelerazione nel corso dell’anno raggiungendo quota 2,4 miliardi di proventi derivanti da operazioni di cessione da agosto 2012, pari al 60% dell’obiettivo finale di 4 miliardi previsto entro il 2015: «A gennaio, quando abbiamo detto che avremmo fatto 4 miliardi di dismissioni entro il 2015, metà della sala ha riso e l’altra metà ha pensato che non l’avremmo fatto. Non consiglio a nessuno di prenderci sottogamba su questi target», ha detto Greco agli analisti. Da qui è partita una serie di operazioni iniziata in aprile con il collocamento del 12% di Banca Generali per 185 milioni. Il gioiello del risparmio gestito ha un forte appeal sugli investitori con il gruppo triestino che incas sa una plusvalenza di 143 milioni mantenendo il controllo al 51%. In giugno sono state cedute le attività riassicurative in Usa a Scor per un controvalore di 920 milioni di dollari: il gruppo triestino resta di casa negli States con il branch di New York. Dopo una settimana i mercati assistono a una ritirata parziale dal Messico con la vendita di quote minoritarie nelle società Seguros Banorte Generali e Pensiones Banorte Generali per 650 milioni e 500 milioni di plusvalenza. In luglio c’è l’operazione che porta al pieno controllo di Generali Deutschland. In novembre il Leone completa l’acquisizione delle quote di minoranza dal gruppo Kuok in Generali Asia (40 milioni) e vende a Cattolica il 100% di Fata Assicurazioni per 179 milioni. Sul tavolo resta ora la cessione di Bsi, la Banca della Svizzera Italiana: il processo di vendita è in corso e si continua a trattare, si sottolinea a Trieste. In pole position, secondo i rumors, il Banco Espirito Santo.

Patti di sindacato. Il 2013 è stato l’anno dell’uscita dai patti di sindacato: ne sono sono stati disdettati otto su 20 con l’impegno ad uscire da quelli rimanenti «nel momento più favorevole». Il Leone è uscito dai patti di Gemina (oggi incorporata in Atlantia), Prelios, Ntv (i concorrenti di Trenitalia nell’alta velocità) e Rcs. Chiusa anche la partita con Finint, la finanziaria di Conegliano guidata da Enrico Marchi e Andrea de Vido con l’uscita da Agorà, holding che controlla il 40,7% di Save, la società che gestisce gli aeroporti Marco Polo di Venezia e Canova di Treviso. La partecipazione è stata girata da Finint a Morgan Stanley. Il Leone è uscito anche dal capitale della Pirelli di Marco Tronchetti Provera cedendo la sua quota del 3,84% al fondo Harbor International. In settembre il gruppo ha poi dato la disdetta al patto di sindacato di Mediobanca, il socio storico del gruppo triestino. È il segnale definitivo lanciato da Greco sulla sua intenzione di sciogliere gli intrecci di partecipazioni fra la banca e il Leone. Linea condivisa anche dal Ceo di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel: «Sono un eredità del passato». E così in dicembre le Generali sono scese sotto il 2% del capitale di Piazzetta Cuccia che a sua volta ridurrà il peso nell’azionariato delle Generali dall’attuale 13,2% al 10% circa. Infine il gruppo triestino si prepara a uscire da Telco con il prossimo scioglimento annunciato in primavera della holding che controlla il 22,4% di Telecom. Mosse che il mercato ha mostrato di apprezzare nel progressivo disimpegno delle Generali dai reticoli della Galassia.

Autore: Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo

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