Generali: Il tandem Donnet-Minali, quali compromessi dietro la scelta

Generali - Sede di Trieste (Foto Massimo Goina) Imc

Generali - Sede di Trieste (Foto Massimo Goina) Imc

(di Paolo Possamai – Repubblica Affari & Finanza)

Al CdA del 17 marzo si registrerà il mutamento di policy aziendale sulle cariche. Per il direttore generale dovrebbero essere ritagliate le nuove deleghe mentre la durata degli incarichi dovrebbe rimanere triennale

Un francese ritorna alla testa di Generali (nella foto, di Massimo Goina, la sede di Trieste). Si chiama Philippe Donnet, 55 anni, destinato a prendere le redini da amministratore delegato. Il predecessore portava il nome di Antoine Bernheim, presidente della Compagnia del Leone per un decennio. Donnet abita a Venezia a palazzo Morosini, dove Bernheim teneva la propria residenza in Italia. Non garbava a Matteo Renzi, attento com’è agli aspetti di comunicazione, che un francese fosse l’erede di Mario Greco. E lo andava dicendo, il premier, fin dal gennaio scorso quando Greco ha presentato le dimissioni e preso la via di Zurigo. Ma Donnet era la scelta interna più caldeggiata da Mediobanca, in particolare. Che poi Mediobanca risenta dell’influenza dell’azionista francese Bolloré, e che Donnet sieda nel board di Vivendi (di cui lo stesso Bolloré è magna pars), sono questioni definitivamente archiviate. Anche perché accanto a Donnet siederà Alberto Minali, 50 anni, con i gradi da direttore generale e a testimoniare l’anima italiana del gruppo. La coppia è stata scelta dai grandi azionisti, e in primis dal Comitato nomine costituito dal presidente Gabriele Galateri e dai consiglieri Francesco Gaetano Caltagirone e Lorenzo Pellicioli, perché ritenuta fedele interprete del business pian 2018 presentato con Greco nel maggio scorso agli investitori internazionali a Londra. Sarà da vedere, peraltro, se Donnet e Minali eseguiranno il piano in modo pedissequo.

Un tandem. E’ la metafora più corrente tra i compagni di scudena di Donnet e Minali. Immagine che contiene l’idea di due chiamati a pedalare insieme e all’unisono, pena il fallimento della corsa. Immagine che lascia intendere pure come non fosse scontato che Minali accettasse di sedere sul sellino posteriore. Nulla di personale, ovviamente, ma in effetti i due manager hanno avuto sinora assai scarse occasioni di frequentarsi e di conoscersi a fondo. Il francese ha avuto il compito, da un paio d’anni a questa parte, di compiere la riorganizzazione di Generali Italia. Il veronese, da chief financial officer, è stato tra i collaboratori più stretti di Greco, fin dai tempi in cui hanno lavorato insieme in Ras e Eurizon. Si sono visti poco, finora. E hanno avuto percorsi assai differenti. Donnet è stato per un ventennio tra i dirigenti di punta di Axa, tra i pochi del top management a potersi dire amico di Monsieur Bébéar. Tra i suoi amori le vaste tenute a vigneto e l’orgoglio di essere tra i principali produttori francesi di legno di rovere per botti. Donnet è dotato di carisma, usa spesso metafore sportive – ha giocato a lungo da pilone a rugby, tra l’altro per il Cus Milano – paziente ascoltatore, sa allestire e motivare la squadra (lo testimoniano i collaboratori in Generali Italia). Minali è uomo solido, gran lavoratore, riservato, bocconiano senza alcuna traccia di alterigia, capace di mettersi in gioco in prima persona da presidente del fondo Eskatos, apprezzato sui mercati finanziari internazionali, memoria storica in Generali (dove ha avuto il suo primo lavoro nel ’91). Vedremo se sapranno pedalare insieme.

A Galateri, la cui presidenza non pare in discussione, è toccata l’opera di cucitura e di cesello delle competenze per entrambi da qui in avanti. Ha definitivamente convinto Minali solo in extremis. La decisione assunta venerdì scorso dal Comitato nomine dovrà essere ratificata dal consiglio di amministrazione in agenda per il 17 marzo. Tra i primi elementi da affrontare, il mutamento della policy secondo cui in tutte le società del gruppo l’amministratore delegato veste anche i panni di direttore generale. Dovranno poi essere ritagliate le deleghe di Minali, che potrebbe avere la responsabilità anche delle politiche di investimento. Non pare in questione, invece, la durata del mandato – triennale come prassi – che fu tra le ragioni della rottura di Greco.

Da chiarire la successione di Donnet riguardo alla guida di Generali Italia, che potrebbe richiedere un interim di qualche mese a Donnet stesso. Un candidato a prendere il timone al quartier generale di Mogliano Veneto porta il nome di Davide Passero, attuale amministratore delegato di Alleanza e in precedenza per un decennio di Genertel. Un altro è Marco Sesana, oggi responsabile della struttura Insurance & Opérations. Ma in effetti il nodo più cospicuo attiene alle strategie e alla praticabilità del piano stand alone disegnato da Greco. La compagnia è presente in oltre 60 Paesi, ma l’Italia da sola pesa un terzo dei ricavi, seguono Germania (17% per il Vita e 27% per i Danni) e Francia (rispettivamente 17% e 12%), al resto del mondo restano le briciole. E ancora più significativa è la marcatura riguardo al risultato operativo, dove l’Italia da sola vale grosso modo la metà. Non sarebbe posta per la prima volta una domanda chiave: forse non conviene ridurre il perimetro internazionale del Gruppo e delle relative strutture centrali, in vista di un radicale recupero di redditività.

Tra le altre domande aperte, da segnalare pure la composizione della lista per il rinnovo del consiglio d’amministrazione, che dovrà essere presentata entro il primo aprile. All’assemblea del 26 il nuovo corso post Greco sarà compiuto.

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