Generali si prepara al futuro, più Europa e risparmio gestito

Generali - Leone alato (2) Imc

Generali - Leone alato (2) Imc

(di Fabio De Ponte – La Stampa)

Nel semestre l’utile cresce del 3,7%. Risultato operativo: 2,6 miliardi. L’AD Donnet: «Dalle cessioni raccoglieremo almeno un miliardo»

Generali chiude i primi sei mesi di quest’anno con un utile netto di 1,2 miliardi di euro, in aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Vanno bene soprattutto il segmento finanziario e quello danni, spingendo il risultato operativo a quota 2,6 miliardi, con un incremento del 4,1%. La raccolta premi, invece, è risultata sostanzialmente stabile, totalizzando 36,6 miliardi di euro, in calo dello 0,8%. Dati che «confermano la solidità del nostro business e l’efficace esecuzione della trasformazione industriale di Generali», commenta l’amministratore delegato Philippe Donnet.

E i conti sono destinati a migliorare, grazie al piano strategico che prevede la cessione di diverse attività internazionali: «Più lavoriamo sulle cessioni e più sono fiducioso – dice Donnet – sulla nostra capacità di cedere asset per almeno un miliardo». In Germania, nel settore vita, il gruppo ha allo studio diverse opzioni, su cui deciderà «entro la fine dell’anno», ma in ogni caso l’operazione non avrà «alcun impatto negativo sulla presenza», assicura. Anche perché l’intenzione è crescere, sia in Francia – dove i premi sono aumentati nel semestre del 4,1% a 4,5 miliardi – che in Germania, stabile a 6,3 miliardi. In generale, uno degli obiettivi prioritari – spiegano da Trieste – è rafforzare il risparmio gestito.

E proprio la questione del futuro è quella che attira più l’attenzione. Il Leone, infatti, con la conversione dei bond Mps in azioni, diventerà il secondo socio della banca di Siena dopo lo Stato. E Mps è partner di Axa, storico rivale delle assicurazioni di Trieste. L’accordo Mps-Axa, liquida la faccenda Donnet, «fa parte della storia. È una situazione che non ci crea disagio – assicura –. Vedremo se ci sono opportunità per noi». D’altra parte, l’ad di Generali viene proprio dalla scuderia di Axa, di cui è stato ai vertici con funzioni diverse dal 1985 al 2007. Quello in Mps, assicura, «non è un investimento strategico, ma lo gestiremo con l’intenzione di massimizzarlo. Usciremo se conviene, resteremo se conviene». Il tema però non può che attirare l’interesse. In passato si è più volte parlato di una fusione tra le Generali e Axa. Ma, in una fase così calda sul confine Italia-Francia, nuove azioni transalpine appaiono improbabili.

Più realistica invece è una alleanza di bancassurance tra Generali e un partner italiano. Il soggetto più indicato potrebbe essere Intesa, ma i rapporti tra i due istituti si sono raffreddati pesantemente all’inizio di quest’anno, quando l’istituto milanese voleva conquistare quello triestino e quest’ultimo, per impedirlo, aveva acquistato il 3% del primo.

Sullo sfondo restano le operazioni di progressivo disimpegno di Mediobanca da Generali. Piazzetta Cuccia da tempo ha intenzione di ridurre la sua partecipazione dal 13,4% al 10% e potrebbe anche andare oltre. Allo stesso tempo, Unicredit vorrebbe progressivamente a sua volta cedere il capitale di Mediobanca – di cui possiede l’8,6% – ma dovrà quantomeno aspettare di raggiungere il prezzo di carico (10,1 euro, mentre oggi il titolo viaggia intorno agli 8,9 euro). L’intenzione, comunque, assicurano da piazza Gae Aulenti, è che le Generali restino italiane. In questo senso l’ad Jean Pierre Mustier si era già espresso chiaramente a inizio anno a La Stampa: «Le Generali devono restare italiane». E pare non abbiano cambiato idea da quelle parti.

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