Generali vara la svolta in Francia. Nuova scommessa sul risparmio

Generali France - Sede Parigi Saint Denis (Foto Hervé Thouroude) Imc

Generali France - Sede Parigi Saint Denis (Foto Hervé Thouroude) Imc

(di Laura Galvagni e Marigia Mangano – Il Sole 24 Ore)

Cambio al vertice di Parigi: in uscita Lombard. Al via piano di investimenti. Rafforzamento nel ramo Danni anche con acquisizioni

Dopo il turnaround finanziario è tempo di una svolta industriale. E Generali è a un passo dal completarla ma per farlo mancherebbero ancora dei tasselli chiave, alcuni dei quali verranno affrontanti nel consiglio di amministrazione della compagnia in calendario domani, giovedì 11 maggio.

Le trasformazioni radicali a cui è chiamato il gruppo sono sostanzialmente due: la prima riguarda il peso del comparto vita nel portafoglio della società e la seconda chiama in causa la necessità di modificare alla radice la «cultura degli investimenti». Sullo sfondo ci sarebbe anche un altro elemento fondamentale: la Francia. Tre temi con tre soluzioni già scritte alcune della quali passeranno già al vaglio del board: dare vita a una struttura completamente dedicata all’asset management, crescere nel danni anche attraverso acquisizioni e con direttrici specifiche quali l’Europa dell’Est e l’Asia, e infine promuovere un ulteriore cambiamento Oltralpe.

E proprio quest’ultimo aspetto dovrebbe essere già terreno di confronto tra i consiglieri che si riuniranno domani. Diversi mesi fa, seppur in maniera del tutto informale, il vertice della compagnia aveva valutato la possibilità di valorizzare le attività francesi. Si racconta che Philippe Donnet, da poco insediato alla guida del Leone, presa in mano la mappa dell’azienda e analizzato il perimetro operativo, arrivò alla conclusione che cedere gli asset transalpini, certamente meno redditizi di altri, potesse essere un’eventualità da considerare per creare valore per gli azionisti. E in qualche modo si mosse, seppure in modo del tutto confidenziale, per capire che margini di esecuzione vi fossero. Lo fece scambiando qualche opinione anche con altri assicuratori. Quel dossier, però, come è noto non è mai decollato. La maggior parte dei soci, non tutti in realtà perché una piccola fetta è ancora convinta che cedere la Francia possa essere un’opportunità, fecero intendere che l’opzione non era del tutto condivisa.

Non lo era perché quell’ipotesi mancava di un presupposto ritenuto irrinunciabile: un’alternativa strategicamente valida dove reinvestire le risorse eventualmente raccolte. Cos’altro avrebbe potuto garantire un risultato operativo annuo di 450 milioni di euro e acquistabile, peraltro, a un prezzo fair? La risposta, evidentemente, non è stata trovata e l’idea è stata messa da parte. Per voler anche dello stesso Donnet che, secondo alcune fonti, sarebbe ormai convinto che quelle attività meritino in realtà un nuova scommessa. E proprio in ragione di ciò sarebbe al vaglio un cambiamento radicale: una nuova figura manageriale alla guida di Generali France (nella foto, di Hervé Thouroude, la sede di Parigi Saint Denis). Eric Lombard, arrivato al timone nel 2013, ha completato un difficile lavoro di ristrutturazione. Quando il manager è arrivato il combined ratio delle attività transalpine nel danni viaggiava attorno al 106%, ora è di poco inferiore al 100% e Generali France, destinataria peraltro a inizio periodo di un consistente travaso di riserve (si stima attorno a 400 milioni), dopo diversi anni senza staccare alcuna cedola è tornata a versare cassa nel portafoglio della capogruppo: 250 milioni. Sulla scorta di questa cifra, però, Donnet vuole costruire un futuro ancora più ricco. E per questo sarebbe pronto a investire lì. Il piano, però, dovrebbe essere affidato nelle mani di un nuovo manager che raccoglierà l’eredità di Lombard cercando di accelerare ulteriormente il processo di rilancio.

Per restare in materia di rilancio c’è un nuovo comparto, quello degli investimenti, che è destinato a essere rivisto e rinnovato. La fase in cui opera la compagnia ormai da diversi anni è completamente differente da quella che guidava il business anni fa: nel 2000 bastava veicolare gli asset sui titoli di stato per avere ritorni garantiti. Ora, in un’epoca di tassi zero, riuscire a strappare rendimenti ragionevoli è un’impresa ardua che in alcuni casi può spingere a compiere passi rischiosi. Di qui la decisione di lanciare un piano per l’asset management. Che coinvolga anche la parte di asset in gestione per terzi e che, stando agli ultimi dati disponibili, vale oltre 50 miliardi. L’idea è di realizzare un team dedicato costruendo una vera e propria squadra di gestori e una fabbrica prodotti che metta sul mercato fondi tradizionali o anche alternativi con il marchio Generali. Il piano è affidato alle mani di Timothy Ryan chief investment officer (cio) di Generali arrivato al Leone di Trieste il gennaio scorso. Ryan ha già una forte esperienze nel settore dell’asset management, avendo ricoperto ruoli di vertice in Axa Investment Managers e AllianceBernstein, con incarichi in Francia, Giappone e UK. Allo stato l’iniziativa non richiederà investimenti particolarmente rilevanti ma dal punto di vista strategico potrebbe essere un passaggio cruciale poiché utile a introdurre la compagnia in un segmento mai battuto ma che in prospettiva potrebbe dare molte soddisfazioni. Tanto che, alcuni soci, hanno commentato così: «È un’intuizione positiva, una decisione corretta».

La necessaria fase di turnaround finanziario, invece, non ha permesso di ragionare prima su un altro cambiamento radicale: rendere il profilo della compagnia più simile a quello dei principali competitor, ossia Allianz e Axa. Entrambi hanno un mix vita-danni piuttosto equilibrato magari sbilanciato leggermente a favore dell’uno piuttosto che dell’altro segmento, ma generalmente allineato. Diversamente Generali ha un portafoglio che il per il 66% è vita e questo, in una fase di tassi bassi, certamente non aiuta. Ecco perché si lavorerà per riequilibrare parzialmente il mix cercando di incrementare la parte danni. Ciò potrebbe avvenire anche attraverso acquisizioni. In questo senso, oltre ad alcune zone dell’Europa, lo sguardo è rivolto principalmente all’Europa dell’Est e all’Asia. D’altra parte con l’uscita dai paesi a bassa marginalità la compagnia conta di raccogliere 1 miliardo di euro, denari indubbiamente utili per consolidare posizioni già radicate.

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