Gestione del rischio: «Servizio su misura per i risk manager di grandi imprese»

Rischio - Gestione (2) Imc

Rischio - Gestione (2) Imc

(Autore: Maria Cristina Origlia – Il Sole 24 Ore)

L’ondata di manuali di business continuity e crisis management che dagli Stati Uniti inizia ad investire anche l’Europa, Italia compresa, è segno di una nuova consapevolezza. Macro fenomeni quali l’internazionalizzazione del business, l’aumentata complessità normativa, la rivoluzione digitale, nonché i forti cambiamenti climatici, trasformano i confini aziendali da tutelare. Non solo per prevenire i potenziali rischi, ed eventualmente saperli gestire con un efficace piano di recovery, ma ancor prima per garantire ai propri stakeholder di essere preparati a rispondere a un’eventuale crisi, che potrebbe compromettere il valore della società e, in certi casi, la sua stessa continuità. Dal punto di vista delle compagnie di riassicurazione, si apre un nuovo scenario da esplorare con metodologie e soluzioni innovative, ci spiega Gianluca Venturini Guerrini, Ceo di Aon Benfield Italia (divisione di Aon plc, quotata al Nyse), maggior broker riassicurativo nel mondo, con premi intermediati in Italia per un valore di 950 milioni di dollari di premi e circa 42 milioni di mediazioni.

Come si sta trasformando il settore della riassicurazione in Italia e in generale nella zona Emea?

Rispetto al passato stiamo assistendo a una contrazione del mercato tradizionale. Le grandi compagnie di assicurazione si sono più capitalizzate, e per alcune, la voce riassicurazione pesa sul bilancio come una passività, perché il valore dei sinistri recuperati è inferiore ai premi ceduti. Ne consegue che hanno meno esigenze di cedere premi sia sui Trattati (coperture riassicurative riguardanti l’insieme di polizze contenute in un determinato portafoglio), sia sui Facoltativi (contratti di riassicurazione relativi a singole polizze). E poi non va dimenticata la crisi che investe tutti i settori. Quindi, chi si occupa di riassicurazione deve ripensare il proprio business, andando a scoprire mercati di nicchia e ad alta specializzazione.

È in quest’ottica che va letto il rafforzamento nel 2011 del team di Aon Benfield Facultative Reinsurance, di cui lei è Ceo per l’area Uk-Emea?

Sì, siamo convinti che sia necessario diversificare nell’ambito degli accordi facoltativi non tradizionali. Mi riferisco a quelli che noi chiamiamo “Wholesale business”, cioè quegli affari in cui il confine tra il piazzamento assicurativo diretto e quello di riassicurazione è molto labile. Si tratta di business ad alto rischio ed esposizione, che necessitano dell’intervento diretto dei mercati riassicurativi. Questo è il motivo per cui i nostri clienti (compagnie di assicurazione e/o risk manager di grandi aziende) per essere competitivi e tecnicamente performanti, hanno bisogno del nostro know how dei mercati internazionali. Per questo abbiamo costituito a Londra un team esperto di “operational risk”, direi unico nel panorama europeo, e abbiamo istaurato dei contatti diretti con i vari clienti, assumendo un ruolo attivo, ponendoci in un’ottica consulenziale.

Vuole dire che state passando dal business-to-business al business-to-consumer? 

Non vogliamo certo fare concorrenza alle assicurazioni, ma vogliamo proporre loro il pacchetto di business completo, per offrire al cliente finale il miglior servizio al miglior prezzo. Inoltre mettiamo le compagnie nella condizione di avere accesso a nuovi prodotti da offrire ai clienti. Certamente sono situazioni delicate, da gestire con grande cura, ma credo che, se condotte nella maniera corretta, possano portare nuove opportunità d’affari per tutti. Si tratta di business di grandi entità, che possono avere interessanti link con il capital market. È per questo che abbiamo stretto rapporti con i risk manager delle corporation più importanti nei vari territori dell’area Emea, ai quali noi possiamo portare know how e strumenti di misurazione propri di chi fa riassicurazione.

Un recente progetto di “operational risk” che avete seguito in Italia? 

Siamo stati i primi, e direi gli unici sinora, a fare questo tipo di operazioni sul mercato. Il primo cliente è stata Intesa Sanpaolo ed ora stiamo lavorando con una altra grande banca italiana. Abbiamo operato in questo modo: innanzitutto, abbiamo svolto una fase di consulenza preliminare per capire le necessità della banca e il loro profilo di rischio. Abbiamo lavorato a stretto contatto con la struttura di risk management di Intesa Sanpaolo, che è all’avanguardia a livello internazionale, e con Generali Italia. Insieme alla banca abbiamo elaborato la miglior soluzione assicurativa per il loro specifico bisogno di trasferimento del rischio e messo a punto le condizioni dell’operazione seguendo i parametri imposti da Banca d’Italia. La risultante soluzione assicurativa è stato negoziata e concordata con Generali che ha coperto il rischio anche con il supporto, tramite Aon Benfield, del mercato riassicurativo internazionale.

Su quali altri settori strategici state investendo?

In Italia abbiamo investito molto sul Credit Protection, nel settore agricolo e in quello automotive, che però, in generale, hanno poca capacità. Inoltre si cerca di usare forme alternative di raccolta di capitale attraverso il mercato finanziario, come ad esempio i cat bond, ma con un offerta di capitali ancora limitata. Anche in questo caso per noi è importante andare a cercare direttamente sul mercato grandi clienti, che possano avere l’esigenza di coprire grossi rischi per i quali quindi la necessità della copertura-quotazione riassicurativa viene prima della ricerca della compagnia alla quale fare emettere la polizza.

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