Grassi (Banca Generali): Da rimpatrio capitali fino a 80 miliardi di Euro

Euro - Banconote ImcL’operazione rimpatrio di capitali varata venerdì scorso dal premier, Enrico Letta, in consiglio dei ministri può far tornare in Italia entro il 30 settembre 2015 fino a 80 miliardi di euro, su un totale stimato di 200 miliardi di euro depositati dagli italiani nei paradisi fiscali.

Non è facile fare una stima perché il provvedimento annunciato dal governo è più complesso e articolato rispetto al vecchio scudo fiscale, ma stimiamo che potrebbero rientrare in Italia grazie alla voluntary disclosure circa 70/80 miliardi di euro con un beneficio di imposte pari a 15 miliardi oltre alla riemersione dei capitali e alla tassazione regolare per gli anni successivi“, ha detto Stefano Grassi, direttore finanziario di Banca Generali a margine di un convegno organizzato a Roma sui vantaggi della voluntary disclosure, cioè della collaborazione volontaria da parte del contribuente italiano per l’emersione delle attività finanziarie detenute all’estero.

Grassi è comunque sicuro che il provvedimento avrà successo come è già accaduto in Francia e in Germania e ha spiegato che si tratta di una sorta di ultima chiamata per il rientro dei capitali in Italia. “Il clima internazionale in tema di monitoraggio di capitali e scambio di informazioni sta cambiando. I Paesi del G20 hanno detto chiaramente di non essere più disposti a tollerare un fenomeno del genere e dunque il provvedimento annunciato ora dal governo Letta, pur destinato a essere perfezionato in alcuni punti, è molto interessante“.

All’estero, dati alla mano, secondo Grassi, ci sono ancora 150/200 miliardi di euro che adesso avranno modo di tornare in Italia entro la scadenza prevista  del 30 settembre 2015 grazie al fatto che anche la Svizzera ha aderito al protocollo Ocse. Non si tratta di un condono perché i cittadini, oltre a perdere l’anonimato, sono tenuti a pagare le imposte e gli interessi per intero.

Ma sono previsti sconti nelle sanzioni amministrative e una modifica delle sanzioni penali prevedendo anche la non punibilità del reato per omessa o infedele dichiarazione“, ha spiegato venerdì scorso il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni. Quanto ai punti da chiarire ancora, Grassi ha aggiunto che è necessario inserire il reato di autoriciclaggio mentre va precisata meglio la differenza fra dichiarazione infedele e dichiarazione fraudolenta.

Che il provvedimento dia ottimi frutti ce lo auguriamo tutti. Ma secondo me ci sono ancora molte perplessità a proposito dei benefici effettivi della voluntary disclosure. Se fossi nei panni del governo, più che mercanteggiare la riduzione del reato da contestare, offrirei la possibilità a chi ha portato capitali all’estero di rientrare in Italia investendo il proprio denaro in opere destinate alla ripresa dell’economia. Infatti, pur di raccogliere soldi immediatamente si finisce per fare sconti eccessivi e non ci si preoccupa del fatto che era doveroso fare controlli a monte“, ha detto Luigi Ciampoli, procuratore generale in Corte d’Appello durante il convegno.

Non posso ancora esprimere un giudizio completo, aspetto di vedere testo ma mi nascono moltissimi dubbi“, ha sottolineato ancora il procuratore Ciampoli, “i punti critici del provvedimento sono legati al fatto che esso consente ai cittadini solo di scontare pene e sanzioni senza offrire utili agli stessi in relazione all’investimento del denaro che rientra nel nostro paese. Non comprendo poi fino in fondo la necessità di eliminare il reato di ‘falsa dichiarazione dei redditi’ mentre restano punibili altri reati fiscali“.

Secondo Ciampoli, non parliamo di “scudo fiscale” ma la sostanza del voluntary disclosureè la stessa“.”L’errore che potrebbe fare il governo è quello di rimpolpare le casse dello stato con un provvedimento una tantum, una sorta di ‘elemosina’ o di ‘obolo’ mentre sarebbe opportuno invogliare chi ha capitali all’estero a riportarli a casa con la certezza di alti margini legati all’investimento dei denari stessi“, ha avvertito ancora Ciampoli, “altrimenti i capitali potranno anche rientrare ma presto cercheranno altri modi per fuggire nuovamente all’estero in cosiddetti paradisi fiscali“.

Mentre Raoul Angelo Papotti, partner dello studio Chiomenti, ha ricordato che a giorni si terrà a Berna il forum sui rapporti fra Svizzera e Italia sul segreto bancario. “Il ministro del Tesoro Saccomanni si dice possibilista sul fatto che si possa arrivare ad un accordo di scambio automatico di informazioni fra il nostro paese e gli svizzeri. Speriamo che si faccia presto approfittando appunto del nuovo clima che esiste nel mondo“. In ogni caso Papotti ha sottolineato che  “ancora vanno chiariti alcuni punti essenziali per operare delle valutazioni di sintesi sul voluntary disclosure e sui relativi costi/benefici per il contribuente“.

Autore: Paola Valentini – Milano Finanza (Articolo originale)

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