Grosseto: Operazione Pandora, altri 40 indagati per falsi incidenti e truffe

Grosseto - Centro storico Imc

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(di Francesca Gori – Il Tirreno Grosseto)

Notificati gli avvisi di garanzia per il nuovo capitolo dell’inchiesta della Polstrada. Nei guai medici e avvocati

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato dalla polizia stradale ormai cinque anni fa. Associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al peculato, alla corruzione e alla falsità documentale, i reati contestati. E proprio mentre in tribunale si è già deciso la sorte di alcuni degli indagati del primo filone e si sta per entrare nel vivo del processo (prossima udienza fissata per fine settembre), sono stati notificati altri 40 avvisi di garanzia per quella che è la terza parte dell’inchiesta della stradale, coordinata dai sostituti procuratori Stefano Pizza e Marco Nassi. Nomi vecchi e nuovi, quelli presenti nell’ultimo capitolo scritto dalla polizia stradale su questa vicenda. Cambiano quindi alcuni degli attori di una sistema messo in piedi per ottenere rimborsi da parte delle compagnie di assicurazione per incidenti stradali che non sarebbero mai avvenuti.

Al centro del terzo filone dell’inchiesta c’è un’agenzia cittadina di infortunistica stradale, gestita da E. B., il cui nome compare anche nelle altre due precedenti indagini. Accusato insieme a due suoi collaboratori – tra i quali spunta il nome di P. P., titolare dell’agenzia fino al 2006 – e con sei medici degli ospedali di Grosseto e Orbetello oltre che con un volontario della Misericordia di Grosseto e due avvocati, di gestire tutte le pratiche che riguarderebbero i falsi incidenti denunciati in città e nel resto della provincia.

Il sistema sembra essere lo stesso degli altri due filoni: l’agenzia si sarebbe occupata, con la complicità di medici, avvocati e appartenenti alle forze dell’ordine (in questo filone sono stati indagati anche tre carabinieri del nucleo operativo e radiomobile e due agenti della polizia municipale), di trovare persone disposte a fornire, dietro pagamento di somme di denaro che variavano di volta in volta false testimonianze e firmare i modelli di constatazione amichevole di incidenti stradali da presentare poi alle compagnie di assicurazioni.

I medici invece, si sarebbero occupati anche in questo caso di redigere e firmare falsi certificati per attestare lo stato di salute delle persone che sarebbero state coinvolte in incidenti stradali, spesso mai avvenuti. E già come era stato accertato negli altri due fascicoli, quelli relativi a Pandora 1 e Pandora 2, qualche volta sarebbe stato tirato in ballo anche il Comune chiamato a risarcire per incidenti mai successi.

Sarebbe questo il caso che vede coinvolto un carabiniere che avrebbe presentato una falsa denuncia per la caduta della figlia dallo scooter: la sede stradale sarebbe stata disconnessa e l’amministrazione avrebbe quindi dovuto pagare il risarcimento.

Ma in questo nuovo filone d’inchiesta sono finiti anche alcuni familiari del gestore dell’agenzia di infortunistica, che avrebbero dichiarato di essere rimasti coinvolti in un incidente stradale, anche questo mai avvenuto.

E non ci sono soltanto medici grossetani e orbetellani, coinvolti in questa terza parte di Pandora, ma anche camici bianchi fiorentini che si sono prestati per rilasciare falsi certificati medici e ottenere così i rimborsi da parte delle compagnie assicurative.

Presunte truffe, riuscite o tentate. In alcuni casi infatti, le compagnie di assicurazioni non sarebbero cadute nella rete di quella che per i sostituti procuratori Marco Nassi e Stefano Pizza è una vera e propria organizzazione criminale.

Il numero degli indagati, con questo terzo filone, supera le 150 persone.

E il Comune di Grosseto, che si è costituito parte civile al processo sul primo troncone potrà scegliere, una volta formulate le richieste di rinvio a giudizio, la stessa strada anche per i due fascicoli successivi.

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