Grosseto: Falsi incidenti, medici e avvocati a processo

Grosseto - Centro storico Imc

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(di Cristina Rufini – La Nazione Grosseto)

Pandora, il vaso degli incidenti inventati. Vanno a processo in 49 per la maxi-truffa

Si erano associati per delinquere. Cioè per truffare le compagnie assicurative con falsi certificati medici relativi ad incidenti stradali gonfiati o addirittura inventati. A più di sei anni dall’inizio delle indagini della sezione di pg della polizia stradale e al termine di quattro ore di udienza, ieri (venerdì 25 settembre 2015, ndIMC), il gip Marco Bilisari ha rinviato a giudizio 49 dei 53 imputati del primo filone della maxi-inchiesta Pandora. Per 12 di loro il giudice ha riconosciuto e quindi contestato l’associazione per delinquere finalizzata al falso e alla corruzione. Per sette, invece, lo stesso Bilisari ha sentenziato il non luogo a procedere, cioè il proscioglimento dall’«associazione», benché siano stati rinviati a giudizio per altri capi di imputazione che vanno dal falso alla corruzione. La prima udienza del maxiprocesso che vedrà davanti al tribunale i 49 imputati è stata fissata per il 20 gennaio prossimo, tra i quali medici, avvocati, sanitari e artigiani. Il fulcro dell’attività sarebbero i 12 accusati di associazione per delinquere, coloro cioè che secondo il gup avevano organizzato una rete di coordinamento per reperire persone disposte a fingersi vittime di incidenti oppure a sottoporsi ad esami falsi per poter chiedere più soldi alle compagniee. Ovviamente i certificati falsi avevano un costo che secondo l’impianto accusatorio veniva corrisposto ai medici che facevano parte dell’organizzazione.

Sei anni di indagini tra intercettazioni e computer setacciati

Migliaia di documenti raccolti, intercettazioni telefoniche, ambientali, computer passati al setaccio per ricostruire l’organizzazione finalizzata a truffare le compagnie assicurative. Un sistema basato sulla corruzione di pubblici ufficiali, i medici, che si sarebbero prestati a redigere falsi certificati per lesioni in incidenti mai avvenuti, o «gonfiati» dietro la ricompensa in denaro o magari anche la «sola» pubblicizzazione del proprio studio medico. Coinvolti anche rappresentanti delle forze dell’ordine che «suggerivano» a chi rivolgersi per farsi seguire dopo essere rimasti vittime di sinistri stradali: quelli realmente accaduti.

Un sistema meticoloso che è andato avanti dal 2008 al 2010. Solo per fare alcuni esempi ricostruiti dagli investigatori: una compagnia assicurativa a marzo del 2009 ha pagato più di ottomila euro di indennizzo che in realtà non sarebbe stato dovuto. In un altro caso ne sono stati sborsati seimila, in un terzo ancora più di undicimila. Spesso i falsi infortunati si presentavano al pronto soccorso e accusavano sintomi riconducibili a un incidente stradale, da lì in poi venivano presi in «cura» dai medici risultati conniventi. In 49 a processo e siamo soltanto al primo filone. A giorni saranno consegnate le richieste di rinvio a giudizio per gli indagati legati ad un secondo filone che ha coinvolto 51 indagati. Già inviati gli avvisi di chiusura indagini a quaranta altri indagati per il terzo filone dell’inchiesta. Ma la fine è a lontana: ci sono altri filoni ancora tutti da scoprire, con alcuni vecchi indagati e qualche new entry.

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