Groupama: L’Eldorado? È l’Italia

Groupama - Sede Roma HiRes Imc

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(Autore: Anna Messia – Milano Finanza)

La compagnia punta sulla Penisola come mercato di sviluppo, subito dopo la Francia. Ma, persa l’occasione FonSai, stop alle acquisizioni, dice il nuovo amministratore delegato del gruppo per il mercato tricolore

«L’Italia è un mercato chiave per noi, con un alto potenziale non sfruttato e sarà al centro dello sviluppo di Groupama fuori dai confini francesi». Nella sua prima intervista dall’arrivo al vertice di Groupama Italia (nella foto, la sede di Roma), avvenuto lo scorso settembre, Dominique Uzel è pronto a mettere il mercato italiano al primo posto nei piani di sviluppo delle compagnia assicurativa, subito dopo la Francia. «L’Italia, con un po’ più di 1,5 miliardi di premi, rappresenta oltre il 50% del giro d’affari del perimetro internazionale del gruppo. Il ramo Vita dall’anno scorso a quest’anno ha quasi raddoppiato i premi», aggiunge Uzel, benché rappresenti circa 400 milioni rispetto agli 1,1 miliardi del ramo Danni in Italia. Una crescita destinata a continuare. «In tre anni stimiamo di aumentare il giro d’affari di 200 milioni», dice il manager, che ha appena messo a punto il piano triennale 2015-2017 di Groupama Italia. «Lavoreremo per riequilibrare il portafoglio verso il non auto e il Vita», aggiunge, puntando soprattutto a una crescita per linee interne. Messe da parte, almeno per un po’, operazioni straordinarie e allentati i legami con il cuore della finanza italiana.

Gli assicuratori francesi sono stati del resto per lungo tempo tra i protagonisti del salotto finanziario italiano. Nel 2002, quando erano già da un anno presenti nella Penisola con Gan, entrarono dalla porta principale della finanza italiana, nell’azionariato di Mediobanca, per seguire da vicino i movimenti del mercato assicurativo italiano, pronti a cogliere eventuali opportunità. Pazientarono per un bel po’. Poco meno di dieci anni dopo, nel 2011, Groupama tentò di fare l’atteso salto di qualità in Italia (dove nel frattempo aveva raggiunto premi per 800 milioni) rilevando Fondiaria-Sai. Le cose non andarono però come sperato e FonSai è finita a Unipol, sia per le richieste Consob (che impose l’opa ai francesi) sia perché, subito dopo, il gruppo assicurativo, colpito in particolare dalla crisi greca, è stato al centro di un profondo riassetto che ha portato alla dismissione di asset e al cambio del management a Parigi, con Thierry Martel che nel 2011 ha preso il posto di Jean Azema al vertice della compagnia. Anni che ormai sembrano lontani, visto che ora il gruppo che ha ritrovato stabilità e crescita.

Domanda. E quella partecipazione in Mediobanca?

Risposta. A ottobre 2013 abbiamo lasciato il patto di sindacato perché la nostra presenza in Italia è ormai consolidata. Restiamo azionisti con la storica quota del 4,9% e abbiamo fiducia nelle strategie del management diMediobanca, ma si tratta di una partecipazione finanziaria.

D. Quindi avete chiuso anche a possibili acquisizioni?

R. Al momento in Italia abbiamo raggiunto una taglia media. Siamo al settimo posto nella classifica Danni e, prima di considerare la crescita per linee esterne, per ora ci concentreremo sulla crescita per linee interne, privilegiando piuttosto accordi di distribuzione per sviluppare il canale bancassicurativo, sia nel ramo Danni sia nel ramo Vita. Come direttore internazionale (Uzel coordina anche dieci branch europee, ndr) posso dire che non escludiamo la valutazione di opportunità di crescita esterna, soprattutto in Paesi emergenti.

D. Come sta andando in termini di redditività?

R. I nove mesi dell’anno si sono chiusi con premi Vita di poco meno di 290 milioni, in crescita del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e aggiungendo il Danni i premi complessivi sono stati di 1,14 miliardi, in crescita del 7,2%, con un utile di 41 milioni.

D. Alla fine dell’anno però non manca molto. Come chiuderete il 2014?

R. La crescita esplosiva del ramo Vita è continuata e prevediamo di raggiungere poco meno di 400 milioni, mentre nel Danni saremo intorno a 1,15 miliardi, per un totale di oltre 1,5 miliardi.

D. Quali sono invece i vostri obiettivi a fine piano, nel 2017?

R. Lavoreremo per aumentare l’efficienza e ridurre il costo medio dei sinistri ma anche per crescere nel ramo Vita, dove stimiamo un sviluppo medio annuo dei premi del 7%, e nel comparto Danni non auto. Penso per esempio alla polizza per la casa. Abbiamo programmato importanti investimenti in tecnologia al servizio dei clienti e della rete di vendita degli agenti, che restano la nostra risorsa più preziosa, con un approccio multicanale. Concretamente abbiamo avviato un progetto che prevede piattaforme di contatto per i clienti, disponibili 24 ore al giorno, attraverso web, internet e telefono e la sottoscrizione con forma digitale.

D. Come contate di crescere su premi e utile?

R. Prevediamo di chiudere il 2017 con premi vita di 500 milioni e 1,2 miliardi di Danni, con un utile di oltre 50 milioni.

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