Gualtieri (Econ): Un’Europa più integrata sostiene la crescita

Roberto Gualtieri (2) IMC

Roberto Gualtieri (2) IMC

A colloquio con Roberto Gualtieri, presidente uscente Econ per parlare di Europa e di futuro. L’impegno per un “volatility adjustment” più equo. Regolare i mercati di capitali per sostenere stabilità e crescita. Favorire gli investimenti del risparmio verso forme a lungo termine per rilanciare l’economia reale

Incontriamo l’on. Roberto Gualtieri (nella foto), parlamentare europeo, presidente uscente Econ (la Commissione dell’Unione Europea per i problemi economici e monetari) e professore associato di Storia contemporanea all’Università di Roma “La Sapienza”, al quale rivolgiamo alcune domande per capire meglio che ruolo ha svolto Econ ed il suo presidente nella passata legislatura, quali sono le prospettive dell’Europa anche in relazione a Brexit e qual è il futuro dell’Europa.

In calce all’articolo si può accedere al video dell’intervista integrale.

Presidente Gualtieri, gli anni di questa legislatura europea sono stati caratterizzati da una crisi economica e finanziaria molto grave e, per certi versi, senza precedenti. Che ruolo ha svolto la Commissione Econ in questo contesto?

La Legislatura è iniziata scontando l’impatto della grande crisi economica dagli aspetti fin drammatici considerando i tassi di crescita e le problematiche relative alla stabilità finanziaria. L’Econ ha interpretato il proprio ruolo favorendo una politica più espansiva ottenendo un’ interpretazione meno rigida dei vincoli del patto di stabilità che ha concesso più spazi alle politiche fiscali dei Paesi membri, sostenendo le politiche monetarie non convenzionali della BCE che hanno permesso di sostenere la crescita e di mantenere bassi i tassi di interesse del debito pubblico e opponendosi alla volontà di porre dei limiti al rischio di concentrazione di titolo del debito pubblico per banche e assicurazioni che avrebbero finito per produrre effetti molto negativi per il costo del finanziamento e del debito di alcuni Paesi come ad esempio l’Italia stessa. Abbiamo anche iniziato una regolamentazione dei mercati finanziari che se da un lato devono aumentare la stabilità, dall’altro devono favorire la crescita economica.

La sua attività di europarlamentare è stata orientata alla costituzione di una vera unione monetaria e alla regolamentazione dei mercati finanziari. Qual è il livello di armonizzazione raggiunto e cosa rimane ancora da fare?

Esiste un’unione monetaria perché esiste una moneta unica ed una politica monetaria della BCE ma abbiamo un’unione monetaria nella quale c’è molto da costruire. Riteniamo necessario un bilancio della zona euro che speriamo di ottenere nella prossima legislatura ed un’integrazione finanziaria che si basi su regole comuni. Molto è stato fatto in questo campo, ad esempio con l’istituzione di un “Single rule book” ma molto resta da fare in tema di supervisione e norme comuni che, seppur comuni, devono al contempo rispettare la specialità dei singoli Paesi in applicazione del principio di proporzionalità.

Ritiene che per realizzare una vera unione monetaria sia necessaria un’unione fiscale?

L’unione economica richiede sicuramente anche un’unione fiscale, un bilancio della zona euro che ad esempio possa svolgere una funzione di stabilizzazione del ciclo economico. Quando c’è una recessione il bilancio della zona euro potrebbe finanziare i paesi colpiti dalla recessione finanziandoli ad esempio con un’indennità di disoccupazione europea. Serve anche un’unione bancaria completata, un sistema europeo di garanzia dei depositi perché il livello di sicurezza deve essere uguale in tutti i Paesi ed un’unione del mercato dei capitali che debba favorire la stabilità ed evitare meccanismo speculativi dei mercati da un lato, ma che sappia anche sostenere la canalizzazione del risparmio verso gli investimenti di lungo termine anche a livello istituzionale per favorire la crescita economica.

Lei si è impegnato molto sulla modifica della “volatility adjustment”. Ci spieghi cos’è e quale importanza riveste per il sistema assicurativo.

È un meccanismo che dovrebbe correggere gli effetti della volatilità dello spread sulle assicurazioni ma che non funziona bene e che danneggia il sistema italiano e dei paesi dell’Europa meridionale. Abbiamo ottenuto una modifica che aiuterà a coprire meglio il sistema italiano dalle oscillazioni dello spread perché è importante che le regole europee consentano un’effettiva parità di condizioni tra i vari attori che devono essere giudicati per la qualità che sanno esprimere e non per le condizioni del Paese in cui si trovano. Si tratta di un piccolo ma importante passo verso un’Europa più unita ma anche più equa.

Presidente Gualtieri, lei è stato membro della commissione per la negoziazione dell’uscita dalla UE da parte del Regno Unito. Quali considerazioni si sente di fare in generale sulla Brexit?

È molto più facile dire di uscire dall’Europa che farlo veramente. È stato un negoziato lungo e difficile che avrebbe portato comunque ad un’uscita morbida del Regno Unito ma a quel punto sono esplose le contraddizioni del parlamento britannico che di fronte alle conseguenze concrete dell’uscita è riuscita solo a definire una maggioranza negativa all’accordo, ma mai una maggioranza positiva. Siamo in una situazione di stallo che ha fatto sì che, svolgendosi a breve le elezioni europee, vi parteciperà un Paese che ha scelto di uscire ma non è in grado di decidere “come uscire” e la ragione è che uscire dalla UE non conviene.

Qual è il futuro dell’Europa?

Il futuro è quello di andare avanti e non certo quello di tornare indietro ad un’Europa dei nazionalismi che sarebbe particolarmente dannosa per i cittadini italiani. Vogliamo un’Europa più integrata che attraverso l’integrazione sappia sostenere la crescita, l’inclusione sociale, l’innovazione, l’ambiente. Questa è la grande sfida.

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