H-Campus, Bedoni (Cattolica): «Qui si va oltre la Silicon Valley»

Paolo Bedoni (3) Imc

Paolo Bedoni (3) Imc

(Fonte: Corriere del Veneto)

Il presidente della compagnia assicurativa veronese: Non c’è competizione senza innovazione. Accanto a H-Farm in questa straordinaria combinazione tra ambiente e cultura

Presidente Paolo Bedoni (nella foto), nel 2012 Cattolica ha deciso di investire su Ca’ Tron, acquisendo la grande tenuta agricola: a distanza di quattro anni, qual è il bilancio di questa operazione?

«Più che positivo. Da ogni punto di vista. Sicuramente dal punto di vista dell’investimento immobiliare, anche per le ulteriori acquisizioni che nel frattempo abbiamo fatto e che hanno rafforzato il carattere di integrità e di unicità della tenuta. Il valore dell’investimento è aumentato di conseguenza in una misura più che proporzionale. Ma anche dal punto di vista dell’azienda agricola, specialmente per lo sviluppo del suo carattere multifunzionale, che ne fa un’impresa moderna ed efficiente. E positivo, infine, dal punto di vista della valorizzazione delle potenzialità del territorio, come dimostra il decollo del polo formativo di H-Farm che abbiamo presentato a Milano».

Era quello che vi aspettavate?

«In effetti si tratta di una combinazione di fattori positivi che rispondono agli obiettivi esplicitamente dichiarati quando abbiamo fatto un investimento immobiliare così importante. Avere con noi, nell’operazione che ha reso possibile H-Campus, un partner prestigioso come Cassa Depositi e Prestiti è una dimostrazione della validità del progetto ed è naturalmente motivo di grande soddisfazione».

Siete al fianco di H-Farm nei progetto di espansione che riguarda proprio Ca’ Tron: l’investimento in tecnologia e formazione innovativa è strategico per il gruppo Cattolica?

«È un pilastro del nostro piano industriale e comunque un asset strategico per il futuro di qualsiasi grande azienda. A maggior ragione lo è per un gruppo assicurativo come Cattolica che, di fronte alla crisi economica, non sceglie di chiudersi in se stesso ma accetta di misurarsi con un mercato sempre più esigente e selettivo. Una cosa è certa, non c’è competizione senza innovazione. Ci siamo messi accanto a H-Farm fin dal 2013 quando abbiamo deciso di entrare, pur con una piccola quota, nel capitale della società e abbiamo collaborato in tante iniziative rivolte al mondo giovanile insieme a Progetto di vita, la nostra struttura di orientamento e formazione. Non abbiamo mai smesso in questi anni di pensare con Riccardo Donadon che dovevamo mettere insieme le nostre forze per creare nel territorio un polo di sviluppo di assoluta avanguardia. Per parte nostra sapevamo di poterlo fare grazie alla sinergia tra innovazione digitale, ecosostenibilità ambientale e ricerca innovativa in agricoltura, con particolare riferimento alla grande problematica del mutamento climatico, temi sui quali stiamo già lavorando con il nostro Osservatorio agroalimentare. Ora le prospettive si ampliano».

Qual è la vostra idea di innovazione e in che modo pensate di sostenerla attraverso l’investimento nel progetto di H-Farm?

«Noi pensiamo di trovare nel polo formativo H-Campus preziose opportunità di sviluppo ulteriore della strategia di innovazione culturale, non solo tecnologica, sulla quale un Gruppo come Cattolica ha impegnato il proprio futuro. Il percorso era stato già abbondantemente tracciato nel piano industriale varato tre anni fa. Ora ci sono nuove possibilità di sviluppo su questo terreno. Ma l’innovazione non si fa una volta per tutte. La selettività del mercato, che la lunga crisi ha esasperato, ci impone un rapporto completamente diverso rispetto al passato con i clienti e in genere con i consumatori».

La vostra presenza nell’operazione significa che Cattolica punta decisamente sui giovani?

«Abbiamo già fatto scelte d’avanguardia su questo tema con Progetto di vita, che a Verona è diventato un hub innovativo proprio sul piano dell’orientamento e della formazione al quale fanno riferimento migliaia di giovani. Abbiamo avviato da due anni rapporti veramente fruttuosi con le scuole superiori e con le università, soprattutto con l’ateneo di Verona, al quale ci lega un vero e proprio rapporto di partnership sui temi dell’orientamento dei giovani al mercato del lavoro. Ma non perdiamo occasione per dialogare con il mondo imprenditoriale, in particolare con la Confindustria veronese. Stiamo imparando molto da questa esperienza di responsabilità sociale d’impresa che ha un enorme impatto reputazionale e che ha avvicinato Cattolica ai giovani sul territorio. Ora si tratta di dare a questo progetto uno sviluppo ulteriore, soprattutto con l’apporto dei social e del web. Il rapporto con i giovani ci aiuta in termini di capacità di comprensione e di interpretazione delle domande e degli stili di vita e di consumo delle nuove generazioni. Aiutando loro aiutiamo noi stessi e apriamo nuovi orizzonti al posizionamento di Cattolica sul mercato».

Qual è il vostro rapporto con il variegato mondo delle start up, anche in relazione alle tecnologie che sono necessarie al vostro business assicurativo?

«Su questo facciamo riferimento all’esperienza, che non esito a definire pioneristica nel nostro Paese, di H-Farm. Per parte nostra stiamo affrontando questo tema, in termini di preparazione culturale delle nuove generazioni all’autoimprenditorialità, proprio con Progetto di vita. E chiaro che il mercato assicurativo dovrà sempre di più fare i conti con una nuova visione innovativa del rischio d’impresa. I terreni di lettura innovativa dell’imprenditorialità giovanile in questo momento sono per noi specialmente tre: l’agroalimentare, l’impresa sociale e il volontariato. Naturalmente pensiamo di estenderli rapidamente, perché l’evoluzione sociale non aspetta».

Pensa che l’investimento sul capitale umano, attraverso esperienze di assoluta avanguardia come H-Campus, dovrebbe essere valorizzato di più dal mondo economico del Nord-Est?

«Siamo molto fiduciosi da questo punto di vista. Studi sull’esperienza dei grandi distretti innovativi nel mondo dimostrano che in presenza di investimenti qualificanti ed innovativi come quello di cui stiamo parlando, le ricadute sul territorio sono straordinarie, con l’innalzamento dei tassi di scolarizzazione e più in generale della qualità dell’economia del lavoro, cioè di domanda e di offerta occupazionale».

È il modello, per intenderci, Silicon Valley?

«Credo di poter dire che potenzialmente qui c’è qualcosa di più e di diverso, per la straordinaria combinazione di fattori ambientali, geografici e culturali che si può realizzare. Può essere un “made in Italy” davvero speciale che può attrarre idee, intelligenze e capitali da tutto il mondo. Valorizzando e preservando l’integrità e l’eco-sostenibilità della sua tenuta, Cattolica offre a questo progetto un polmone ambientale davvero unico. Una grande oasi a un passo da Venezia e dal suo aeroporto».

Cosa pensate di sperimentare da qui ai prossimi anni nella tenuta di Ca’ Tron?

«Due grandi temi sono già all’ordine del giorno del nostro Osservatorio agroalimentare: l’innovazione nella gestione del rischio in agricoltura e lo studio degli effetti del mutamento climatico sulle colture agricole. Ma è scontato che nuovi orizzonti di ricerca e di sperimentazione si aprono con la nascita di H-Campus».

Nella sua visione come dovrebbe essere la Ca’ Tron del 2030?

«Un luogo conosciuto in tutto il mondo per la capacità di attrarre e ospitare giovani che possono studiare, formarsi e sperimentare avendo a disposizione strutture formative di assoluta avanguardia».

Related posts

Top