I broker chiedono di ripensare all’Oria

Agenti mediatori Imc

Agenti mediatori Imc

(Autore: Federica Pezzatti – Il Sole 24 Ore)

Aiba al convegno annuale mostra le criticità del modello

Il nuovo modello di vigilanza disegnato per l’intermediazione assicurativa non piace ai broker che non ne fanno un segreto. Già da tempo si sono mossi per fare emergere le criticità del nuovo disegno di microvigilanze, operativo solo in Italia, secondo il quale gli intermediari assicurativi si troveranno sottoposti a molteplici Autority e organismi (Eiopa, Ivass e Oria, che dovrebbe vigilare in futuro sugli intermediari assicurativi). Ma ieri è emerso in modo evidente da alcuni dati presentati nel corso del convegno annuale dell’Aiba, intitolato appunto «Il futuro del Broker, il Broker del futuro» che quanto sta avvenendo nel settore dei mediatori creditizi, dove è già operativo l’Oam, un organismo simile, dovrebbe fungere da monito per chi sta, in questi mesi, lavorando sul Dpr che regolamenterà il nuovo vigilantes assicurativo. Decreto che pare stia per essere sottoposto al preventivo esame del dipartimento legale della Presidenza del Consiglio.

Come fatto emergere nel convegno da Andrea Ciani, consigliere Oam, si sta sperimentando una difficile coesistenza tra la natura privatistica del nuovo organismo che vigila sui mediatori e l’essenza pubblicistica delle leggi che deve fare applicare: si pensi alle norme di diritto pubblico (come quelle sul procedimento amministrativo, sulla trasparenza della Pa o alle regole sugli appalti pubblici). Il timore è che anche il nuovo vigilante sugli intermediari assicurativi l’Oria (che sarebbe un organismo di diritto privato con competenze pubblicistiche) finirebbe con l’operare con tempi d’azione lunghissimi. Per questo la categoria dei broker spera che il Dpr venga modificato in quanto potrebbe portare, secondo Aiba, ad un incremento dei contributi di vigilanza. Contributi che si aggiungerebbero agli altri costi di compliance già oggi pesanti per la categoria. «Giusto per dare un’idea nel caso di un broker con un giro d’affari di 5 milioni di euro – stima Carlo Marietti, presidente Aiba – oggi si pagano 1.500 euro di costi fissi e diretti di compliance, a cui si aggiungono circa 5mila euro tra copertura Rc professionale obbligatoria e contributo al Fondo di Garanzia dei mediatori. Per un totale di 6.500 euro pari a a oltre l’1%: un peso difficilmente sostenibile soprattutto per i piccoli broker, già sotto pressione il calo di redditività. È quindi perlomeno auspicabile un riequilibrio tra costi della regolamentazione e norme per la tutela dei consumatori».

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