I cento quesiti: Le agevolazioni per incentivare i giovani a iscriversi nei fondi pensione

Investimenti - Millennials Imc

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(di Carlo Giuro – Milano Finanza)

Domanda. Si sente spesso dire che in Italia il tasso di adesione dei giovani alla previdenza integrativa è basso e ci sarebbe necessità che si incrementasse. Qual è la situazione?

Risposta. È vero. Dall’ultima Relazione annuale della Covip emerge che soltanto il 16% delle forze di lavoro con meno di 35 anni sia iscritto a una forma pensionistica complementare. Il tasso di adesione è pari al 24% per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni e al 31% per quelli tra 45 e 64 anni. Nel complesso, l’età media degli aderenti è di 46,2 anni, rispetto ai 42,6 delle forze di lavoro.

D. Perché è tanto importante che i giovani aderiscano ai fondi pensione?

R. Perché, così come sottolineato da diverse istituzioni sia nazionali (Inps, Corte dei Conti) che internazionali (Ocse), le nuove generazioni rappresentano la categoria più esposta al rischio di inadeguatezza delle prestazioni per effetto del metodo di calcolo contributivo che lega direttamente i contributi versati ai trattamenti previdenziali che si otterranno.

D. Quali sono le specificità legate ai giovani?

R. Pesano, con riferimento specifico alla platea giovanile, in particolar modo la discontinuità delle carriere e l’andamento economico del Paese (il pil rappresenta il fattore di rivalutazione del montante in accumulazione). Va ricordato poi il profilo demografico che impatta sui coefficienti di trasformazione rivisti ogni tre anni fino al 2019 e poi con periodicità biennale. E proprio nel 2016 sono entrati in vigore i nuovi coefficienti, aggiornati per tenere conto dell’allungamento della speranza di vita, con una ulteriore riduzione della pensione obbligatoria.

D. Ma cosa pensano i giovani dei temi previdenziali?

R. È molto interessante a tale scopo la recente indagine denominata «Sei sicuro?» realizzata dall’istituto di ricerca Eures, per l’associazione dei consumatori Adoc. Ne risulta una forte preoccupazione, in particolare legata alla precarietà del lavoro e all’elemento di incertezza che caratterizza l’intera progettualità di vita. Più nello specifico il 77% dell’universo giovanile è preoccupato per la diminuzione del benessere e per la propria situazione previdenziale e pensionistica.

D. Quanto ne sanno di pensioni?

R. L’aspettativa è quella di un pensionamento procrastinato (per il 37,8%) ma emerge in ogni modo come ben il 24,3% ritiene che potrà andare in pensione prima dei 65 anni. Con riferimento al gap circa la metà del campione informato (ossia che conosce le modalità dell’attuale sistema di calcolo pensionistico, pari al 62% degli intervistati) prevede un tasso di sostituzione compreso tra il 50 e il 74% con un importo mensile della pensione compreso tra 500 e 800 euro per il 37% del campione.

D. A quali soluzioni pensano?

R. Sempre attingendo alla medesima ricerca, il 72,6% ritiene utile avviare un percorso di integrazione pensionistica ma ben il 60% lamenta di avere una non adeguata informazione in materia di previdenza complementare.

D. Cosa deve fare allora un giovane?

R. La prima cosa è quella di informarsi adeguatamente. La previdenza complementare è un percorso di vita oltre che un percorso previdenziale. Occorre sapere bene a cosa serve e quali sono i meccanismi di funzionamento dai profili finanziari alle anticipazioni, alle prestazioni, alla portabilità, alle anticipazioni, alle prestazioni.

D. Quali sono le funzioni che la previdenza integrativa interpreta per un giovane?

R. Un concetto ancora non pienamente metabolizzato ed invece sempre più attuale e importante, così come sottolineato anche in ambito europeo, è quello della diversificazione del rischio previdenziale. Ad una pensione obbligatoria che rivaluta le proprie prestazioni in base all’andamento del pil si affianca una previdenza complementare che investe sui mercati finanziari. Si ripartisce poi il rischio politico, nel senso che si diversifica anche la possibilità di interventi di modifica delle rispettive normative.

D. E nel funzionamento?

R. Il giovane usufruisce al contempo di tutta una serie di benefici come la possibilità di accedere alle anticipazioni per l’acquisto della prima casa alla riserva di valore data dalla possibilità di avere anticipazioni fino al 30% della posizione accumulata per ulteriori esigenze. Di notevole rilevanza poi i benefici fiscali, dalla deducibilità dei contributi alla tassazione ridotta della prestazioni, con imposta sostitutiva del 15% che si riduce dello 0,3% per ogni anno di durata superiore al quindicesimo fino a un minimo del 9%, e non con tassazione Irpef come avviene per gli assegni pensionistici di natura obbligatoria.

D. Ho sentito anche parlare di agevolazioni per i lavoratori di prima occupazione. Di che si tratta?

R. Si prevede una maggiore deduzione in favore dei lavoratori con prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007, cioè per quei lavoratori che alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 252 del 2005 non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria.

D. A quanto ammonta il vantaggio?

R. In particolare, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione, di dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro, fino a un ammontare pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione, e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro l’anno. In sostanza, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile (a partire dal 6° anno successivo a quello di iscrizione) sale per questi lavoratori a 7.746,86 euro, invece di 5.164,57 euro.

D. A quale forma previdenziale deve aderire un giovane?

R. La scelta è fortemente orientata dalla professione. I giovani lavoratori dipendenti del settore privato è opportuno valutino l’adesione alle forme di previdenza collettiva di riferimento (fondo pensione negoziale o fondo pensione aperto ad adesione collettiva su base aziendale), in maniera tale da acquisire il diritto alla corresponsione del contributo del datore di lavoro. Discorso simile va condotto per i giovani che siano dipendenti del pubblico impiego per cui esistono due fondi pensione di categoria, Espero per i dipendenti del settore scuola e Perseo Sirio per i dipendenti dei i comparti Enti locali e Sanità e per i dipendenti dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio, degli Enti pubblici non economici, dell’Enac, del Cnel. Per i dipendenti degli altri comparti del pubblico impiego, sprovvisti di fondi pensione di riferimento e per il personale cosiddetto non contrattualizzato (magistrati, prefetti, diplomatici, avvocati dello Stato, professori universitari) la soluzione è quella della adesione a strumenti di previdenza individuale (fondi pensione aperti e piani individuali pensionistici, ovvero i pip).

D. Che succede nel caso in cui dovesse partire per queste categorie una iniziativa contrattuale?

R. Potranno eventualmente trasferire la propria posizione individuale maturata in neutralità fiscale.

D. Quale è poi la soluzione previdenziale indicata per lavoratori autonomi e professionisti?

R. Possono accedere a soluzioni di previdenza individuale, vale a dire fondi pensione aperti e pip.

D. Come deve investire un giovane per la propria pensione dal punto di vista finanziario?

R. Deve considerare di avere un orizzonte temporale di lungo periodo per cui deve guardare con attenzione all’investimento più aggressivo, considerando anche lo scenario prolungato di bassi tassi di interesse che si prospetta per effetto delle politiche monetarie accomodanti. Man mano che progredisce pero con l’età deve gradualmente spostarsi su linee più tranquille per approdare, in prossimità del pensionamento, su linee conservative.

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