I consulenti: migliaia di avvisi pazzi per il Durc interno

Big Data - Archivio Imc

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(di Matteo Prioschi – Quotidiano del Lavoro)

La denuncia dei consulenti del lavoro: centinaia di migliaia di lettere per contestare irregolarità inesistenti. Secondo i professionisti semaforo rosso per le aziende anche in caso di pagamenti frazionati. Senza il «nullaosta» interno dell’Istituto le imprese non possono fruire di agevolazioni contributive

In questi giorni l’Inps ha inviato centinaia di migliaia di preavvisi di irregolarità contributiva relativa al Durc interno, ma in molti casi le segnalazioni sono determinate dal mancato aggiornamento degli archivi dell’istituto di previdenza e non da effettive condizioni di irregolarità. Questa situazione, che già di per sé comporta disagi e un aggravio di pratiche burocratiche per i datori di lavoro, è particolarmente critica in vista della partenza del Durc online prevista per il 1° luglio, perché tale documento si basa sull’integrazione delle posizioni contributive delle aziende presso Inps, Inail e Casse edili.

Per evidenziare il problema, il 1° giugno il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro ha inviato una lettera al presidente dell’Inps Tito Boeri, al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e al ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Già nel maggio 2014, si legge nel documento, l’Inps aveva tentato di aggiornare le posizioni e inviato preavvisi, ma proprio a seguito dei problemi segnalati anche dal Consiglio nazionale, l’operazione era stata sospesa.

Ora, in vista della partenza del Durc online, l’aggiornamento delle posizioni contributive riguardanti il Durc interno (quello che riguarda solo l’Inps, non l’Inail e le Casse edili) è stato riavviato, ma i consulenti segnalano come, per esempio, le aziende risultino irregolari anche a fronte di versamenti frazionati, oppure se il pagamento del debito è stato effettuato presso il concessionario della riscossione, o ancora se si è fatto ricorso alla rateizzazione del pagamento in sede amministrativa o con il concessionario (opzione, quest’ultima, che secondo i consulenti è stata scelta da oltre la metà delle aziende).

Il mancato aggiornamento degli archivi informatici dell’Inps, afferma Marina Calderone «è una vicenda antica che arriva da gestioni passate, ma che purtroppo continua a essere attuale, creando grossissimi disagi ai professionisti e alle aziende. Da tutto questo dipende anche la regolarità contributiva delle aziende, che non possono operare a causa di questo blocco». Il Durc interno, infatti, è necessario a fronte di agevolazioni contributive e il mancato rilascio può determinare conseguenze economiche pesanti per le imprese. Infatti, una volta ricevuto il preavviso di irregolarità, i datori di lavoro hanno a disposizione quindici giorni per aggiornare la posizione, in caso contrario scatta lo stop.

«La normativa vigente – prosegue Calderone – prevede che la pubblica amministrazione non possa chiedere ai cittadini dati di cui è in possesso e i consulenti del lavoro hanno, negli anni scorsi, trasmesso i dati richiesti. Sarebbe stato quanto mai opportuno prima di fare le verifiche informatiche interne sugli archivi, aggiornarli e poi inviare le Pec di notifica alle aziende».

Per limitare i disagi a imprese e intermediari, i consulenti del lavoro nella lettera auspicano che per le aziende da loro intermediate le anomalie riscontrate dagli operatori Inps vengano prima lavorate dalle sedi e a fronte di situazioni non immediatamente risolvibili vengano fissati degli appuntamenti con richiesta della documentazione necessaria. Solo dopo questi passaggi potranno partire le Pec.

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