I conti da fare per decidere sul Tfr in busta paga

Busta paga - Tfr - Calcolo Imc

Busta paga - Tfr - Calcolo Imc

(Autore: Roberto E. Bagnoli – Iomiassicuro.it)

Comincia il conto alla rovescia per il Tfr in busta paga: l’operazione, prevista dalla legge di Stabilità per sostenere i consumi, che partirà il prossimo primo marzo per concludersi il 30 marzo 2018. Il decreto che stabilisce la procedura da seguire è alla firma del Consiglio di Stato e, data la scadenza ravvicinata, dovrà essere emanato a giorni. In ogni caso, prima di scegliere bisognerà farsi attentamente due calcoli: oltre a penalizzare fortemente il futuro previdenziale, infatti, quest’opzione è anche sfavorevole sotto il profilo fiscale. Il Tfr (pari al 6,91% della retribuzione) in azienda si rivaluta con l’1,5% più il 75% dell’inflazione: nel 2014 ha reso l’1,3%, al netto dell’imposta dell’11%. Per chi aderito ai fondi pensione, invece, viene conferito in tutto o in parte a seconda dei casi a questi strumenti e si rivaluta in base ai risultati della gestione finanziaria del fondo stesso. Ecco cosa bisogna sapere per scegliere in maniera consapevole.

Chi può richiederlo. Il Tfr in busta paga si chiama Tir (Trattamento integrativo della retribuzione) e può essere richiesto da tutti i dipendenti privati con un contratto in corso da almeno sei mesi, anche se aderiscono ai fondi pensione. Sono invece esclusi i:

  1. Dipendenti pubblici, a causa della particolarità del loro rapporto di lavoro (nel loro caso, infatti, non esiste un vero e proprio accantonamento del Tfr);
  2. Lavoratori domestici;
  3. Lavoratori agricoli;
  4. Dipendenti di aziende in procedura concorsuale, ristrutturazione del debito, in Cassa integrazione straordinaria o in deroga, oppure che hanno utilizzato il Tfr maturato a garanzia di un finanziamento bancario.

Tutte queste situazioni determinerebbero il blocco del Tir se scattassero in una fase successiva alla domanda e all’avviamento dei trasferimenti monetari. La scelta potrà essere compiuta in qualunque momento, fra il primo marzo 2015 e il 30 marzo 2018, ma sarà irreversibile: non si potrà quindi cambiare idea.

Le regole da seguire. Il lavoratore dovrà compilare il modello Quir (non ancora disponibile) e consegnarlo all’ufficio personale dell’azienda, che dovrà farsi carico di completare la procedura. Se l’impresa ha più di cinquanta dipendenti, il Tfr in busta paga sarà erogato dal mese successivo a quello della richiesta da parte del dipendente. Per le aziende sotto questa sogliai tempi saranno invece più lunghi. Le imprese più piccole, infatti, attualmente mantengono la disponibilità del Tfr relativo ai lavoratori che non hanno aderito ai fondi pensione, cioè la stragrande maggioranza. E per loro gli accantonamenti del Tfr dei propri dipendenti rappresentano un importante canale di autofinanziamento. Per compensarle della perdita, la legge di Stabilità prevede il ricorso a un finanziamento bancario di garanzia (sulla base di un accordo quadro che il Governo sta mettendo a punto con l’Abi (Associazione bancaria italiana), e l’attivazione di questo meccanismo richiede appunto tempi più lunghi. In questo caso, il pagamento effettivo del Trattamento integrativo della retribuzione arriverà a partire dal mese successivo all’effettiva disponibilità della provvista finanziaria da parte della banca (presumibilmente a tre mesi dalla richiesta): il primo versamento del Tir comprenderà anche gli arretrati mensili eventualmente maturati.

Un’ipoteca sul futuro. La scelta d’incassare il Tfr in busta paga sarà molto penalizzante per il tesoretto previdenziale del lavoratore sia per chi ha mantenuto il Tfr in azienda sia, a maggior ragione, per chi l’ha conferito al fondo pensione. Nel caso dei dipendenti, infatti, il Tfr rappresenta la principale voce di contribuzione: con il 6,91% della retribuzione, è affiancato infatti dal contributo del lavoratore e da quello aziendale, stabiliti in misura paritetica e pari generalmente all’1,2%-1,5% della retribuzione lorda. Secondo una simulazione della Fondazione consulenti del lavoro, incassare il Tfr in busta paga per rinforzare lo stipendio comporterà un taglio della pensione integrativa compreso fra l’8% e il 22%, con una sforbiciata tanto maggiore quanto più si è vicini alla pensione.

Fisco più pesante. L’opzione del Tfr in busta paga è anche penalizzante dal punto di vista fiscale. Le somme ricevute saranno soggette all’aliquota progressiva Irpef. L’operazione è neutra solo per i lavoratori con una retribuzione sino a 15mila euro l’anno, cui si applica un’aliquota marginale del 23%; la stessa, cioè, che per questo scaglione di reddito è prevista con la tassazione separata sul Tfr che si ottiene al termine dell’attività. In base a un’analisi della Fondazione studi consulenti del lavoro, per un lavoratore con una retribuzione lorda di 28mila euro, il Tfr (pari al 6,91%) è pari a 1.934 euro. Incassandolo in busta paga si è soggetti a un’aliquota del 27%, cui corrisponde un importo netto di 1.445 euro all’anno, pari a 120 euro in più ogni mese. Per il Tfr assoggettato a tassazione separata, il prelievo fiscale è di 50 euro in meno l’anno e 166,67 euro per l’intero periodo (primo marzo 2015-30 giugno 2018). La tassazione, invece, è in ogni caso più penalizzante, e in misura sensibile per chi aderisce alla previdenza integrativa: con quest’ultima, infatti, il montante finale formato anche dal Tfr viene tassato con un’aliquota che, a seconda della permanenza può andare dal 15% al 9%.

Gli effetti sull’Isee. La busta paga resa più ricca dall’incasso del Tfr avrà effetti negativi anche sul reddito ai fini dell’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente): lo strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per valutare la ricchezza effettiva dei contribuenti e delle famiglie italiane, che serve per numerose prestazioni sociali, fra cui le tasse universitarie. Inoltre l’incremento del reddito avrà un effetto negativo sui minori sgravi fiscali che si potranno ottenere; secondo il centro studi della Uil, per un reddito medio di 23mila euro la perdita sarà pari a circa 280 euro l’anno. Il versamento del Tfr in busta paga non avrà invece conseguenze sulla possibilità di ricevere il bonus da 80 euro.

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