I contratti previdenziali in valuta: Nel bunker della polizza vita ma attenzione ai costi elevati

Contratto assicurativo - Risarcimento Danni Imc

Contratto assicurativo - Risarcimento Danni Imc

(di Ennio Montagnani – Il Giornale Mia Economia)

Denaro protetto dal pericolo di una svalutazione e capitale assicurato. Le spese possono superare il 5%

Una soluzione che permette di impiegare un capitale in valuta estera con uno scudo fiscale garantito dal codice civile è la polizza vita. Si tratta di una soluzione che, a fronte del versamento di un capitale in euro (per esempio 50mila euro), consente di investire il controvalore in valuta estera (per esempio circa 53mila dollari americani piuttosto che 53.500 franchi svizzeri) in Titoli di Stato e obbligazioni estere denominate in quella valuta. Una soluzione tra le più difficili da aggredire da parte delle autorità italiane che ne volessero sterilizzare un effetto «svalutazione da euro a lira». Ecco di seguito i vantaggi e i punti critici di questa soluzione.

Vantaggi dei beneficiari

I beneficiari alla fine della durata contrattuale usufruiscono di un capitale accumulato e rivalutato nella polizza vita, che è impignorabile e insequestrabile e che, inoltre, è al di fuori dell’asse ereditario.

Gestione separata e sicura

I premi versati confluiscono in una gestione separata, cioè un vero e proprio fondo di investimento, il cui patrimonio è (per l’appunto) «separato» da tutte le altre attività finanziarie della compagnia: se anche quest’ultima dovesse fallire, il patrimonio della gestione non verrebbe in alcun modo intaccato e il capitale investito resterebbe al sicuro.

Valore a prezzo storico

I titoli in portafoglio non vengono valorizzati come avviene per esempio con i fondi comuni al prezzo di mercato ma al prezzo storico: questo meccanismo permette di spalmare in modo lineare il rendimento dei titoli acquistati e di essere immuni dalle oscillazioni dei mercati nel corso degli anni.

Rendimento certificato

Ogni anno una società esterna alla compagnia certifica il tasso di rendimento annuale della gestione: a tale rendimento viene detratto il rendimento trattenuto dalla compagnia (una sorta di costo annuo di gestione) e il rendimento finale (rendimento netto riconosciuto al contraente) determina la rivalutazione del patrimonio in valuta della polizza. Inoltre, il rendimento netto riconosciuto può essere solo positivo e quindi il patrimonio può solo aumentare di anno in anno (o, alla peggio, restare fermo al valore dell’anno precedente). Per esempio, se alla fine del 2015 il capitale accumulato fosse stato pari a 50mila dollari e nel 2016 il rendimento delle gestione fosse stato del 4%, mentre il tasso di rendimento trattenuto dalla compagnia fosse stato dell’1,20%, il rendimento netto riconosciuto sarebbe risultato del 2,8%: il capitale a fine 2016 sarebbe stato rivalutato a 51.400 dollari.

Niente bolli di legge

Le polizze vita sono escluse dal pagamento dei bolli di legge (pari allo 0,20% annuo del controvalore) che invece vengono applicati ai risparmi impiegati nei conti di deposito, nelle gestioni patrimoniali, nei fondi d’investimento, negli Etf e nelle Sicav estere.

Versamenti unici o a rate

Si può attivare un contratto a premio unico (versamento del capitale in unica soluzione) o a premi ricorrenti (versamenti mensili, semestrali, annuali). Nel primo caso, di solito, i caricamenti (cioè i costi in percentuale al premio versato) sono leggermente inferiori (tra l’1% e il 2%) rispetto a quelli sui piani ricorrenti (che oscillano tra il 3% e il 5% sui primi versamenti per poi scendere in quelli successivi). Proprio i costi rappresentano il vero punto critico delle polizze vita. Infatti si deve tenere conto che, oltre ai caricamenti, ogni anno sono prelevati (come abbiamo visto sopra) anche delle trattenute sui rendimenti (che oscillano tra l’1% e l’1,5%) che nel medio lungo periodo possono comportare esborsi anche consistenti.

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