I promotori in cerca di contratto

Promotori finanziari - Studio associato Imc

Promotori finanziari - Studio associato Imc

(Autore: Cristina Casadei – Il Sole 24 Ore)

Dai sindacati la richiesta alle banche e ad Assoreti di un tavolo per ragionare su un’intesa a tutela della professione. Agenti di vendita a provvigione ora premono per un accordo collettivo di categoria. Si tratta di 25mila lavoratori destinati a crescere: molti istituti hanno infatti in programma nuovi inserimenti

Intesa Sanpaolo. Ma anche Unicredit. E poi Mps, Bpm, Bnl. È nei grandi gruppi bancari che si sta affermando sempre di più la figura del promotore finanziario. Il professionista del risparmio. Persona conosciuta e riconosciuta sul territorio, sempre con la valigetta in mano, sa come entrare nelle case dei clienti per guidare le loro scelte di investimento. Di questi professionisti ce ne sono 25mila e secondo stime di settore, di qui in poi, ne verranno assunti 1.500 ogni anno. Niente affatto con buona pace dei sindacati. Perché? Si pone il problema dell’inquadramento contrattuale. Questi professionisti che ruotano intorno all’universo bancario consumando le suole delle scarpe sono agenti di vendita, pagati a provvigione che però non hanno le tutele contrattuali dei bancari. Da anni ormai sono riuniti in un’associazione, Assonova, supportata dal maggior sindacato del credito, la Fabi, e alle banche chiedono di entrare sotto l’ala protettrice di un contratto collettivo nazionale di riferimento. Quello del credito? Magari non esattamente visto che questa è una figura autonoma, ma certamente i promotori chiedono un salto di qualità che li faccia andare al di là della provvigione.

«Attualmente circa 25mila promotori in Italia – e mi riferisco a quelli che non sono dipendenti di banche – non hanno un accordo economico collettivo specifico che ne tuteli la professionalità», denuncia Alessio Amadori, presidente di Assonova. I promotori che prestano la propria opera presso le “reti” sono ancora trattati come semplici agenti di vendita, un tipo d’inquadramento contrattuale che «non tiene conto delle loro specificità e del loro status di professionisti della finanza», spiega sempre Amadori.

Proprio per questo arriva dalla base la richiesta di un tavolo con Abi e Assoreti che coinvolga tutte le associazioni di categoria esistenti, per iniziare a ragionare su un accordo collettivo a tutela della professione. Uno strumento che servirà anche per garantire la qualità dei servizi offerti alla clientela. Ma non è solo in Abi e Assoreti che i promotori cercano un interlocutore, è anche nel Governo, a cui chiedono di intervenire con apposita normativa civilistica che riconosca le peculiarità e l’evoluzione di questi professionisti del risparmio.

L’evoluzione è professionale, ma è anche numerica, visto che si parla di 25 mila professionisti in un settore, il credito, dove lavorano 309mila bancari. Stando ai numeri di oggi. Destinati a crescere perché questa figura, secondo gli addetti ai lavori, diventerà una figura chiave nei gruppi bancari. I modelli di business stanno cambiando, avanza l’home banking, e le aziende stanno facendo crescere la consulenza specializzata. Da Assonova spiegano che il gruppo Mps nel prossimo triennio avrebbe pianificato di ingaggiare, attraverso Widiba, circa 1.000 promotori. Anche Bpm avvierà a breve il reclutamento di 300 consulenti finanziari che andranno a potenziare la rete. Mentre Bnl, tramite Life banker punta a creare un nucleo di 600 professionisti entro il 2018. Il gruppo Intesa Sanpaolo subito dopo il contratto nazionale avvierà il polo del Private banking, frutto della combinazione di Intesa Sanpaolo Private Banking che si avvarrà di una corposa rete di promotori. Unicredit, invece, in Fineco sta reclutando circa 200 promotori.

Per i sindacati del credito, a questo punto, è necessario un accordo collettivo specifico. Soprattutto adesso che entrerà in vigore la Mifid 2, prevista entro l’anno, che introdurrà una serie di nuovi vincoli per il promotore. In particolare, uno che impone al professionista una prestazione indipendente rispetto alla banca/rete per cui lavora. «Bisogna evitare che le banche approfittino dell’attuale incertezza di regole per utilizzare i promotori con le più ampie flessibilità incontrollate, con l’obiettivo di andare a scardinare progressivamente l’area contrattuale del credito», dice il segretario nazionale della Fabi, Giuseppe Milazzo. Per questo «è urgente cominciare un percorso negoziale che porti alla definizione di un accordo collettivo di settore, in modo tale da valorizzare e tutelare questi professionisti, pur garantendone l’autonomia».

Related posts

Top