Il caso dei 400 milioni di bond Montepaschi nel portafoglio Generali

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(di Fabrizio Massaro – Corriere della Sera)

Le condizioni di Trieste per la conversione

Mentre vari fondi internazionali sondano le banche del consorzio di Mps, Jp Morgan e Mediobanca, sui termini della conversione dei bond subordinati in nuove azioni — una delle gambe del salvataggio di Siena da 5 miliardi — si comincia a delineare la mappa dei bondholder, in particolare degli investitori istituzionali che hanno in mano circa 2,5 miliardi di euro di subordinati, poco più della metà delle emissioni (altri 2,1 miliardi sono in mano al retail). E tra i maggiori investitori spunta Generali.

Il Leone avrebbe acquistato nel tempo poco più di 400 milioni lordi di bond. Per Mps si tratta di una quota pesante — se convertita, potrebbe rendere Generali uno dei grandi soci di Siena — che però si disperde nel mare dei 528 miliardi di asset di Trieste: come ha spiegato il cfo Alberto Minali, «l’esposizione alle banche è meno dell’1% del totale degli asset. E circa il 40% di quell’1% sono bond subordinati di primarie banche». Tra queste, appunto, Mps. Generali non ha ancora deciso se convertire o tenere i titoli, in attesa di vedere le condizioni.

Una fetta rilevante di bond subordinati dovrebbe essere in mano al fondo inglese Attestor Capital, attivo in società distressed che ha vari interessi in Italia (Olio Dante, Ferroli). Attestor, secondo fonti vicine al fondo, sarebbe tra i maggiori possessori del bond Fresh — una complicata operazione da 1 miliardo messa in piedi nel 2008 da Jp Morgan per finanziare l’acquisto di Antonveneta da parte di Mps. Sul finire del 2013 la Fondazione Mps allora guidata da Antonella Mansi per fare cassa decise di vendere tutto il suo investimento nei Fresh, pari a 490 milioni nominali, incassando 100 milioni. A comprare, secondo le fonti, sarebbe stato proprio Attestor. Il fondo inglese – che ha tra i top manager anche un finanziere italiano nato a New York, David Alhadeff – si è ora proposto a Siena come capofila di una cordata di fondi accreditati complessivamente per quasi 1 miliardo di bond (Tier 1 e Fresh).

Intanto la Bank of England ha chiesto alle banche britanniche l’esposizione a Mps (e a Deutsche Bank). E sempre ieri il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, è tornato sul tema del «contenuto numero di adesioni pervenute» per Atlante 2, che rischia di vanificare il piano di «creare un vero mercato dei non performing loans e alzare così il valore di cessione delle sofferenze da parte delle banche». Anche da Atlante è previsto arrivi un aiuto a Mps.

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