Il debutto dei «Piani individuali di risparmio»: Chi compra i nuovi fondi investe sulle Pmi senza tasse

Salvadanaio - Risparmio - Previdenza Imc

Salvadanaio - Risparmio - Previdenza Imc

(di Cinzia Meoni – Il Giornale Mia Economia)

Possono contenere azioni del made in Italy, bond e liquidità. Rendimenti e dividendi defiscalizzati. Il vincolo è non vendere per cinque anni. E il mercato potenziale vale 16 miliardi

I Pir (piani individuali di risparmio) sono stati introdotti con l’ultima finanziaria (legge 232/2016) come sostegno alla ripresa economica del Paese e strumento finanziario privilegiato per i piccoli risparmiatori, in passato penalizzati da una tassazione elevata anche su rendimenti ridotti, troppo spesso, all’osso. L’obiettivo dei Pir è infatti quello di far confluire i risparmi delle famiglie verso quelle piccole e medie imprese italiane, vero motore dell’economia italiana, che tuttavia spesso hanno difficoltà nell’accesso ai finanziamenti. Per ottenere un simile risultato il legislatore ha previsto la defiscalizzazione dei rendimenti dei Pir e delle cedole eventualmente distribuite, oltre all’esenzione dalle imposte di successione. Il vantaggio fiscale deve però fare i conti con i diversi costi e le commissioni applicate dalle gestioni. Meglio quindi dotarsi di una calcolatrice per confrontare le offerte sul mercato.

Pur con solo pochi mesi di vita alle spalle, i Pir sono già considerati la nuova frontiera degli investimenti destinati alle famiglie italiane. Assogestioni ha previsto un mercato di almeno 16 miliardi di euro per questa sorta di salvadanai esentasse rivolti ai piccoli risparmiatori. E, in effetti, tutti i maggiori operatori finanziari sono scesi in campo o comunque hanno annunciato il lancio di iniziative dedicate.

I Pir possono assumere diverse forme (a iniziare dalle gestioni patrimoniali e dal conto titoli fino al contratto di assicurazione sulla vita) e includere qualsiasi tipologia di strumento finanziario (quote di fondi comuni di investimento, sicav, azioni, obbligazioni e anche somme di denaro), sono tuttavia rigidamente vincolati a numerose condizioni previste dalla normativa. Più in dettaglio, il risparmiatore può destinare al Piano un minimo di 500 e massimo di 30mila euro l’anno.

L’investimento deve poi essere mantenuto per almeno cinque anni dalla sottoscrizione. Il Pir deve essere investito per il 70% in strumenti finanziari emessi da imprese residenti in Italia o nello spazio economico europeo ma con una stabile organizzazione nel Paese e per il 21% in titoli di società diverse da quelle quotate sul Ftse Mib o su indici equivalenti (l’Aim è ammesso e incoraggiato) e, infine, deve essere ampiamente diversificato (il peso di un’azienda non pub superare il 10% della somma investita). Qualora non siano rispettati i vincoli previsti dalla legge, sia rispetto alla composizione del piano, sia per quanto riguarda il limite temporale, si dovrà versare la normale aliquota sulle rendite finanziare e pari al 26 per cento.

Strumenti finanziari paragonabili ai Pir sono già, da anni, presenti in altri Paesi del Vecchio continente. Nel Regno Unito, ad esempio, sono stati introdotti nel 1999 gli «Individual Savings Accounts» che consentono di investire in prodotti finanziari fino a 15.240 sterline, godendo di una piena esenzione fiscale. A quasi vent’anni dal loro debutto, il mercato degli «Individual Saving Accounts» è stimato in oltre 500 miliardi di sterline. In Francia invece esistono i «Plan d’Epargne en Actions» per incoraggiare gli investimenti in Borsa a lungo termine a fronte di agevolazioni fiscali e con un tetto a 150mila euro.

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