Il Garante: Hacker, le aziende non si difendono

Rischi informatici - Cyber Risks Imc

Rischi informatici - Cyber Risks Imc

(di Valentina Errante – Il Messaggero)

La relazione di Soro al Parlamento: tracciato il bilancio 2016. «Nove miliardi di danni causati alle imprese dal cybercrime». Protezione della privacy fondamentale contro il terrorismo. Chiesti maggiori limiti per la pubblicazione delle intercettazioni

Pedopornografia, cybersicurezza, lotta al terrorismo, social media e big data. Nella relazione al Parlamento, il garante Antonello Soro (nella foto) traccia il bilancio dell’attività svolta nel 2016 e fornisce anche dati allarmanti: dai rischi per le immagini dei nostri figli, pubblicate sui social network, ai nove miliardi di euro di danni causati dal cybercrime alle aziende italiane, «meno del 20 per cento fa investimenti adeguati per la protezione del proprio patrimonio informativo». Nell’universo digitale, in cui gli algoritmi ci «profilano», ci rendono «omologati e omologanti», arrivando ad «annullare l’unicità della persona» e trasformandola in una «cifra per Big Data», o ci “recensiscono” fino a creare banche dati della reputazione, la privacy si conferma un «presidio» essenziale.

Nella Sala della Regina di Montecitorio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente della Camera Laura Boldrini, Soro fornisce le cifre e indica le prospettive di azione «anche in vista dell’applicazione del nuovo Regolamento Ue a partire da maggio 2018, con l’obiettivo di assicurare una sempre più efficace protezione dei dati personali innanzitutto on line e rispondere alle sfide poste dai nuovi modelli di crescita economica e alle esigenze di tutela sempre più avvertite dalle persone». Per questo il garante manifesta la necessità di potenziare l’Autorità, «adeguandola ai nuovi compiti con un significativo incremento del personale, analogamente a quanto stanno facendo i maggiori Paesi europei».

Lotta al terrorismo

Soro rivendica la tutela della privacy anche come strumento «indispensabile» nella lotta al terrorismo. Dopo l’11 settembre il rapporto tra libertà e sicurezza è cambiato, ma i fatti hanno dimostrato, spiega, «come di fronte alle nuove minacce, la privacy sia non solo possibile, ma addirittura indispensabile per rendere le attività di contrasto più risolutive, perché meno massive e quindi orientate su più congrui bersagli. Per far sì che nella lotta al terrorismo siamo più efficaci, non meno liberi».

Intercettazioni

L’analisi del Garante tocca anche l’annosa questione delle intercettazioni, con l’invito ad adottare «adeguate misure di sicurezza, da parte di ciascun soggetto coinvolto in ogni fase dell’indagine, per ridurre i rischi legati alla frammentazione dei centri di responsabilità». Si rivolge al mondo dell’informazione, con il monito a considerare il «potenziale distorsivo del processo mediatico, in cui la logica dell’audience e il populismo penale rischiano di rendere la presunzione di colpevolezza il vero criterio di giudizio». Anche la risposta alle fake news, sottolinea Soro, non va cercata nella tecnologia, né nei «tribunali della verità», ma in un «forte impegno pubblico e privato nell’educazione civica alla società digitale», nella «sistematica verifica delle fonti» e, ancora una volta, nella «forte assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: dal singolo utente alle redazioni e, certo, ai grandi gestori della rete».

Le cifre

In totale, nel 2016, il Garante ha adottato 561 provvedimenti collegiali e ha datao risposta a 4.600 tra quesiti, reclami e segnalazioni, soprattutto sul marketing telefonico, in costante aumento. Le altre questioni riguardano sanità, videosorveglianza, concessionari di pubblico servizio, recupero crediti, giornalismo e il settore assicurativo, bancario e finanziario. Sono 277 i ricorsi sui quali l’Authority si è pronunciata, riguardano sopratutto gli editori, anche televisivi. I pareri resi al Governo e al Parlamento sono, invece, stati venti e le audizioni nove, mentre nel 2016 sono state segnalate 53 violazioni all’autorità giudiziaria. Hanno avuto un incremento del 38 per cento rispetto allo scorso anno le violazioni amministrative contestate, 1.817 hanno riguardato i gestori di telefonia e comunicazione elettronica. E ancora: il garante per la Privacy ha effettuato 282 ispezioni, con accertamenti in settori come il “car sharing” e il “money transfer”. Quanto poi all’attività di relazione con il pubblico, si è dato riscontro a circa 24.000 quesiti, per il 33 per cento dei casi legati alle telefonate promozionali indesiderate. Infine, le sanzioni amministrative riscosse hanno permesso di totalizzare circa 3,3 milioni di euro.

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