Il «grande occhio» Covip sulle 20 casse previdenziali

Controllo - Analisi - Indagine (2) Imc

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(di Vitaliano D’Angerio – Plus24)

L’autorità di vigilanza fa il punto sui progressi in tema investimenti e sulle vicende più problematiche del settore

Venti enti di previdenza, 75 miliardi di attivi e 1,76 milioni di iscritti. Sono i numeri della previdenza dei professionisti italiani che emergono dalla relazione della Covip, l’authority dei fondi pensione che vigila anche sulle casse previdenziali assieme ai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Le cifre sono quelle del 2015: il primo ente per numero di iscritti (360.845) e di totale attività (19,1 miliardi) è quello dei medici e odontoiatri (Enpam). Il più piccolo è invece quello degli agrotecnici (1.576 iscritti e 30 milioni di attività al 2015).

I controlli

Sono una ventina le pagine dedicate dall’ultima relazione Covip alle 20 casse di previdenza (da pagina 149 a 168); qui però ci concentriamo sulle ultime otto, ricche di notizie e indicazioni purtroppo non di nomi. Gli ispettori Covip spiegano che 16 enti «hanno definito una propria disciplina in materia di investimenti» che consentirà «di assicurare la tracciabilità delle decisioni di investimento e garantire la trasparenza dei comportamenti tenuti in tale ambito». Qui ci interroghiamo sugli altri 4 enti: dalla lettura del documento, deduciamo quindi che al 2015 c’erano ancora 4 casse di previdenza dove non c’era tracciabilità degli investimenti e non c’era garanzia di trasparenza. Nel prosieguo della relazione, viene sottolineato che due enti hanno predisposto un documento di investimento e un altro lo farà entro la fine del 2016. La domanda sorge spontanea: nel 2015, a sette anni dal crack Lehman e dallo scandalo delle obbligazioni strutturate inserite nei bilanci di alcuni enti pensione, c’erano ancora casse di previdenza senza una disciplina in materia di investimenti. Covip dixit.

Obiettivi di rendimento

Sempre scorrendo le pagine della relazione dell’authority, scopriamo ancora che «14 enti risultano avere utilizzato specifiche analisi di tipo Asset and Liability Management (Alm)». Covip spiega che le Alm sono le stategie che consentono a un investitore istituzionale di definire «l’obiettivo di rendimento in grado di assicurare la capacità di far fronte agli impegni assunti verso gli iscritti». E aggiunge: «In tal modo viene anche assicurata la sostenibilità del regime previdenziale nel lungo periodo». L’authority vede il bicchiere mezzo pieno. Però ci sono 6 enti previdenziali che non hanno applicato queste strategie che sono alla base della programmazione previdenziale. Come fanno dunque tali casse «ad assicurare la capacità di far fronte agli impegni assunti verso gli iscritti»?

Etruria, la sgr e l’advisor

Tiriamo poi un sospiro di sollievo per il fatto che «solamente un ente presentava una limitata esposizione nei confronti della Banca Popolare dell’Etruria attraverso azioni e depositi». Si viene però a sapere che, su segnalazione di altra authority, Covip ha indagato sui fondi immobiliari gestiti da una Sgr e del «rapporto problematico» tra la stessa Sgr e l’ente di previdenza. Sono del 2016 invece i casi dei due enti di previdenza con un advisor «chiamato a svolgere la propria attività sia in fase di selezione degli strumenti finanziari oggetto delle scelte di investimento, sia in quella di controllo dei risultati da queste prodotte»; forse in questa storia c’è un potenziale conflitto di interessi da eliminare.

Brava Covip a far emergere tali vicende anche se ai quasi due milioni di iscritti che si interrogano, l’authority non fornisce i nomi delle casse finite sotto il suo faro.

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