Il nuovo apprendistato: La check list per i nuovi contratti

Apprendistato ImcI vincoli e le regole da seguire su stabilizzazione, durata e sgravi contributivi. Dal primo gennaio è più favorevole il rapporto tra apprendisti e qualificati per chi ha oltre nove dipendenti

L’istituto dell’apprendistato, al di là delle regole specifiche che disciplinano le differenti declinazioni contrattuali, presenta alcuni tratti comuni, ai quali i datori di lavoro devono prestare attenzione, per instaurare correttamente il contratto. L’articolo 2 del Testo unico (Dlgs 167/2011) detta, infatti, le linee generali ma bisogna tenere conto delle modifiche apportate l’anno scorso dalla legge 92/2012. È opportuno, quindi, tracciare una sorta di checklist che le aziende possono seguire per costituire il rapporto di lavoro con l’apprendista.

Le condizioni

In primo luogo, bisogna verificare la proporzione numerica con il personale già assunto.

Tra gli interventi sull’apprendistato disposti dalla legge 92/2012, va a vantaggio dei datori l’elevazione – con decorrenza dallo scorso 1° gennaio – del rapporto tra numero di apprendisti che possono essere assunti e maestranze specializzate e qualificate in servizio. Questo numero è passato al rapporto di 3 a 2, per i datori che occupano più di 9 unità.

Un “paletto” da rispettare è poi quello della stabilizzazione (per le aziende da 10 dipendenti in su) introdotta sempre dalla legge 92, con i nuovi commi 3-bis e 3-ter dell’articolo 2 del Digs 167/2011, nella misura del 50% dei contratti di apprendistato stipulati nell’ultimo triennio, abbattuta al 30% fino al 17 luglio 2015. Da questo conteggio sono escluse, però, le cessazioni avvenute durante il periodo di prova, per dimissioni o licenziamento per giusta causa.

Le aziende con organico inferiore a 10 dipendenti devono peraltro conformarsi alle disposizioni contrattuali: il Lavoro (circolare 18/2012) ha chiarito che queste sono obbligate a rispettare il limite individuato dalla contrattazione collettiva, il cui superamento determinerà la trasformazione del rapporto di apprendistato in un normale rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Secondo la tesi ministeriale, in queste ipotesi, infatti, il limite del Ccnl acquista valenza di limite “legale“.

Se invece il Ccnl prevede limiti omogenei, al di là della dimensione dell’azienda, il parametro fissato dalla legge 92 con riferimento ai datori di lavoro che occupano almeno 10 dipendenti – prevale su quello contrattuale e solo al superamento di questo limite potranno determinarsi le conseguenze sanzionatorie.

La riforma del lavoro, nel solco delle indicazioni già fornite dal Lavoro con l’interpello 40/2011, ha disposto la possibilità di allungare il periodo di formazione fino a cinque anni per le figure professionali dell’artigianato individuate dai Ccnl (nell’apprendistato professionalizzante).

La durata minima del rapporto non può però essere inferiore a sei mesi, fatte salve le attività stagionali.

Di notevole importanza è stata anche l’apertura data dalla legge 92 alla possibilità di ricorrere all’apprendistato in staff leasing in tutti i settori produttivi, senza l’applicazione dei limiti che operano in via generale.

Peraltro, secondo l’accordo collettivo sottoscritto il 5 aprile 2012, sebbene la formazione debba comunque essere erogata dall’impresa utilizzatrice, secondo le regole previste dal Ccnl in cui opera, l’Agenzia per il lavoro deve nominare un tutore formativo e può integrare la formazione, se questa risulta insufficiente.

Gli sgravi

Per i benefici contributivi, bisogna fare riferimento al messaggio Inps 20123/2012 e alla circolare 128/2012, dove sono state evidenziate le modalità e le condizioni per ottenere gli sgravi dei contributi a carico dei datori di lavoro che occupano fino a nove dipendenti, previsti per i contratti di apprendistato stipulati dal 1 gennaio 2012 al 31 dicembre 2016 (riferiti ai primi tre anni di contratto).

Le istruzioni dell’Inps hanno precisato che lo sgravio avviene in conformità alla disciplina comunitaria degli aiuti “de minimis“, come previsto dal regolamento Ce 1998/2006. I datori dovranno quindi presentare telematicamente all’Inps – usando la funzionalità “Contatti” del Cassetto previdenziale aziende – una dichiarazione attestante che, nell’anno di stipula del contratto di apprendistato e nei due esercizi precedenti, non sono stati percepiti aiuti eccedenti i limiti complessivi “de minimis“.

Autore: Alessandro Rota Porta – Il Sole 24 Ore

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