Il parcheggiatore risponde dei danni al veicolo anche con il cartello “incustodito”

Giudice - Sentenza ImcIl parcheggiatore privato risponde dei danni al veicolo in quanto il parcheggio è da considerarsi contratto di deposito con obbligo di custodia da parte del depositario. Il principio è stato affermato dal Giudice di Pace di Taranto con la sentenza n. 1423 del 21 maggio 2014.

Il fatto – Un automobilista chiedeva la condanna al risarcimento dei danni riportati dalla propria autovettura alla società responsabile del parcheggio, in quanto all’atto del ritiro aveva constatato danni alla stessa. Fondava la richiesta del risarcimento sulla circostanza che la società che gestiva il parcheggio aveva anche l’obbligo di custodia dell’autovettura. La convenuta si opponeva eccependo che il lasciare il veicolo nel parcheggio non comportava a suo carico alcun obbligo di custodia e che comunque ben visibili all’entrata dell’area di sosta erano stati apposti cartelli di indicazione recanti la scritta “Parcheggio incustodito” .

Natura del contratto – La giurisprudenza lo ha qualificato come contratto atipico di parcheggio cui sono applicabili analogicamente le norme sul deposito, con conseguente responsabilità per la custodia del veicolo, in considerazione della rituale organizzazione delle aree di parcheggio e delle modalità della relativa gestione, delle aree interamente recintate, dotate spesso di un sistema di videoregistrazione a circuito chiuso, con un costo giornaliero, sia pure modesto.

La decisione – Il Giudice di Pace ha ritenuto la domanda attrice fondata. Il giudicante ha richiamato preliminarmente l’articolo 115 del codice di procedura civile, nel testo vigente dal 4 luglio 2009, ove si afferma il principio che le deduzioni espresse dalle parti, se non specificatamente contestate, vincolano il Giudice sulla loro rilevanza. All’uopo ha citato decisione del Tribunale di Taranto (529/11) ove quel giudice, in modo chiaro, ha affermato i principi di contestazione e non contestazione dei fatti di causa ed il vigente regime processuale incardinato su preclusioni rigide per le quali non possono essere valutati fatti quand’anche emersi nel corso dell’istruttoria, non ritualmente dedotti entro i termini di rito concessi e con i principi costituzionali volti a garantire il diritto di difesa in un giusto processo. Ove così non fosse si potrebbero produrre dei fatti concatenati fra loro che porterebbero illimitatamente a non definire qualsiasi processo in tempi ragionevoli. Inoltre l’esame del contenuto della ricevuta di pagamento della sosta, allegata dalla parte attrice, fa evincere che sulla stessa è indicato solo “Parcheggio“, senza alcuna altra specificazione. Tale circostanza è stata ritenuta fondamentale per attribuire in via equitativa una responsabilità, a carico della società gestente il parcheggio, di risarcimento dei danni del 50 %.

Autore: Domenico Carola – Quotidiano del Diritto (Articolo originale)

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