Il successo dei Pir? Lo decreteranno i risparmiatori

Assicurazioni - Risparmio - Investimenti - Previdenza Imc

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(di Lucilla Incorvati – Plus24)

Oltre all’appeal fiscale i piani individuali di risparmio devono dare efficienza e offrire buone performance

Convogliare risparmio privato verso le small cap, utilizzando la leva del vantaggio fiscale, ovvero la totale esenzione fiscale sul capital gain (26%) e l’esenzione da imposte di successioni e donazioni. Ne potranno godere i privati che ricorrono ai Pir per i propri risparmi. E viste le positive previsioni del Mef (due miliardi di flussi sui Pir già dal 2017), il mondo degli asset manager è in trepidazione. L’articolo 18 del disegno di legge di bilancio 2017 che ha istituito questi contenitori fiscali lascia massima libertà sulla forma (gestioni patrimoniali, fondi, depositi amministrati e polizza Vita) ma stabilisce alcuni vincoli ai quali i collocatori si devono attenere: il 70% del patrimonio deve essere su emissioni di società italiane o Ue con stabile organizzazione in Italia mentre il 30% non ha vincoli. Il 30% del 70% (ovvero il 21% del patrimonio totale) deve essere su strumenti (bond o azioni) riguardanti società non appartenenti all’indice Ftse Mib. In sostanza, mid/small cap quotate o no.

L’investimento deve durare almeno cinque anni, non più del 10% dell’investimento deve essere sullo stesso emittente e l’importo massimo investibile in un anno nel Pir è di 30mila euro (150mila in cinque anni). Eventuali minusvalenze finali sono utilizzabili in altri rapporti amministrati. Sul mercato esistono già prodotti in linea a questi vincoli ma molto si può fare per renderli attraenti. «Stiamo analizzando l’argomento con attenzione e siamo partiti dal vedere cosa è successo all’estero nei Paesi che hanno lanciato questo prodotto a fiscalità agevolata negli anni ’90 (Francia e Regno Unito) o nel decennio scorso (Canada) — spiega Giacomo Chiorino, responsabile analisi di mercato Banca Patrimoni Sella & C.. Complessivamente un successo importante con decine di milioni di piani aperti: nel Regno Unito oggi ci sono 500 miliardi di sterline di asset negli Isa (Individual Saving Accounts, simili ai Pir), in Francia 120 miliardi di euro nei Pea (Plan d’Epargne Action), in Canada 150 miliardi nei Tfsa (Tax Free Saving Accounts)». «Si deciderà nelle prossime settimane quale prodotto meglio si adatta a fare da contenitore — aggiunge Chiorino —. Le potenzialità per il successo dei Pir ci sono vista l’elevata ricchezza finanziaria e l’appeal della fiscalità, ma è molto importante che vengano ben compresi dagli investitori e dai consulenti finanziari visto che è nell’interesse di tutti canalizzare del risparmio su prodotti efficienti. Nei paesi analizzati il prodotto ha avuto successo grazie a un modello in cui erano i risparmiatori a chiederlo piuttosto che le reti a spingerlo».

«I fondi che puntano all’economia reale per essere attraenti ed efficienti dovrebbero evitare di avere sottostanti troppo illiquidi», spiega Marco Vicinanza, gestore di lunga esperienza sul mercato italiano. «Quindi è opportuno andare sia lato debito sia lato equity su titoli che abbiamo una certa dimensione anche nel rispetto di certi vincoli normativi. Penso che all’interno dello schema Pir si debba trovare un buon compromesso se si punta all’efficienza e quindi ai buoni risultati del prodotto».

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