Il Tar annulla le maxi multe a Generali e UnipolSai

Tar Lazio (4) Imc

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(Fonte: Il Mattino di Padova)

Le sanzioni inflitte a Generali e Unipolsai valevano 29 milioni: erano state inflitte a marzo per intesa anti-concorrenziale. Sono stati così accolti i ricorsi delle due società

Annullate le maximulte per complessivi 29 milioni di euro inflitte dall’Antitrust nel marzo scorso a Unipolsai e Generali per intesa anti-concorrenziale. Lo ha deciso il Tar del Lazio (nella foto) accogliendo i ricorsi delle due società. Unipolsai e Generali erano state sanzionate rispettivamente per 16.930.031 euro e 12.013.443 euro per un’ intesa restrittiva della concorrenza sulla partecipazione alle gare per la copertura assicurativa Rca dei mezzi di 15 aziende di Trasporto pubblico locale in altrettante città.

Secondo l’Agcm l’accordo, durato dal 2010 al 2014, aveva riguardato 58 gare (39 andate deserte e 19 aggiudicate alla compagnia storicamente affidataria del servizio e unica offerente), bandite da Amtab Bari, Cstp Salerno, Aps Holding Padova, Autoservizi Irpini, Stp Terra d’Otranto, Ctp Napoli, Gtt Torino, Amt Catania, Atc Terni, Ftv Vicenza, Amt Genova, Tiemme Toscana Mobilità, Atam Reggio Calabria, Azienda Trasporti di Messina e Asm Rieti. Oggi (ieri, venerdì 18 dicembre, ndIMC) il Tar ha annullato le sanzioni, ritenendo il provvedimento contestato «basato su singole evidenze – si legge nelle sentenze – prive di univoca valenza e di idoneo valore probatorio».

Per i giudici amministrativi, poi, «considerato che il provvedimento sanzionatorio si basa sulla semplice coincidenza degli esiti di determinate gare», hanno ritenuto che «la ricostruzione fattuale e logica posta a base del provvedimento e secondo cui tali esiti dipenderebbero dalla concertazione di due tra le imprese presenti nel settore di riferimento, non sia l’unica plausibile».

Alla fine, per il Tar «l’assenza di prove documentali dirette, la presenza di più d’una affermazione apodittica, la ritenuta neutralità di un comportamento identico tenuto da numerosi concorrenti, il ricorso allo strumento della presunzione pur in assenza della gravità degli indizi, le notorie difficoltà del settore economico nel quale si sarebbe realizzata l’impresa, la valenza assolutamente non maggioritaria della porzione di mercato detenuta dalle parti, comportano, in sintesi, che la ricostruzione proposta nel provvedimento impugnato non appaia l’unica plausibile, con la conseguente inconfigurabilità della fattispecie anticoncorrenziale contestata con l’impugnato provvedimento, neppure sotto il profilo della pratica concordata».

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