In caso di fallimento il tfr lo paga l’Inps

Busta paga - Tfr - Calcolo Imc

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(di Leonardo Comegna – ItaliaOggi)

In caso di chiusura di fallimento per insufficienza di attivo, allorché il datore di lavoro sia una società a responsabilità limitata o per azioni, il lavoratore può chiedere l’intervento del Fondo di garanzia, istituito dall’art. 2 della legge 297/1982, purché il credito risulti accertato. Ciò in quanto il requisito dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali, si intende dimostrato dal decreto di chiusura della procedura concorsuale. Lo precisa l’Inps nel messaggio 4302/2015.

Insufficiente realizzo. La riforma del diritto fallimentare (attuata con il dlgs. n. 5/2006 (modificato dal dlgs n. 169/2007) ha determinato un’impasse al meccanismo di funzionamento del Fondo di garanzia, in riferimento alla nuova formulazione dell’art. 102 della Legge fallimentare (previsione di insufficiente realizzo) che ha introdotto la possibilità di non procedere alla verifica dello stato passivo, qualora risulti che non possa essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l’ammissione al passivo. In tal caso viene a mancare lo stato passivo cui l’art. 2, comma 2, della legge 297/1982, con la conseguenza che i dipendenti da datori di lavoro insolventi, per i quali il Tribunale decida di non procedere all’accertamento del passivo resterebbero di fatto privi di tutela.

Srl e Spa. L’istituto interviene nuovamente sull’argomento (ampiamente trattato nella circolare n. 32/2010), per chiarire che quando il datore di lavoro sia una società a responsabilità limitata o per azioni, poiché l’art. 118, comma 2, L.f. prevede la cancellazione dal Registro delle Imprese in caso di chiusura del fallimento per insufficienza di attivo, stante l’impossibilità di tentare azioni esecutive contro un soggetto estinto, il requisito dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali si intende dimostrato dal decreto di chiusura della procedura concorsuale. Resta ferma, conclude la nota, la necessità di provare l’esistenza del credito mediante la consegna dell’originale di un titolo esecutivo: sentenza, decreto ingiuntivo, decreto di esecutività di cui all’art. 411, comma 3, c.p.c. del verbale di conciliazione di cui all’art. 410 c.p.c., diffida accertativa quando, con provvedimento del Direttore della Dpl, acquista valore di accertamento tecnico con efficacia di titolo esecutivo.

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