In una polizza assicurativa la clausola ambigua si interpreta contro la compagnia

Assicurazioni - Contratto - Firma - Accordo Imc

Assicurazioni - Contratto - Firma - Accordo Imc

(di Giovanni Negri – Quotidiano del Diritto)

La clausola redatta in maniera poco chiara va interpretata contro chi l’ha predisposta. La dichiarazione di «rimettersi al giudice» non rappresenta rinuncia

Il contratto di assicurazione deve essere redatto in maniera chiara e comprensibile. Se però il giudice si trova alle prese con problemi di interpretazione di clausole con una pluralità di significati, allora deve fare ricorso ai criteri ordinari, con in primo piano quello della lettura contro il predisponente. Inoltre, La dichiarazione di «rimettersi al giudice» su una determinata questione di diritto non rappresenta acquiescenza alle richieste della controparte. Nel proseguimento del giudizio, infatti, questo atteggiamento agnostico può essere abbandonato a favore di una posizione più determinata. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 668 della Terza sezione civile depositata ieri.

Il caso sottoposto alla Corte riguarda l’indennizzo richiesto da una società commerciale che ha per oggetto la produzione di calcestruzzo nei confronti di 3 compagnie che, in veste di coassicuratori, avevano stipulato una polizza di copertura danni. Il contratto prevedeva che l’eventuale indennizzo dovuto dai coassicuratori in caso di sinistro fosse vincolato a beneficio di una banca creditrice della società per avere finanziato la costruzione di un nuovo stabilimento. Proprio in quest’ultimo stabilimento si era poi verificato un gravissimo incidente (provocò tra l’altro la morte di una persona) per l’esplosione di un’autoclave.

Le 3 compagnie si sono opposte alla richiesta, sostenendo che i danni provocati dallo scoppio non sono risarcibili: il contratto infatti, nella loro lettura, copre i danni prodotti da eccesso di pressione e non anche quelli prodotti dal “cedimento strutturale” del meccanismo di chiusura dell’autoclave scoppiata.

La clausola inserita nel contratto, centrata sul eccesso di pressione appunto, esprime, sottolinea la Cassazione, un concetto relativo e non assoluto. Nulla, infatti, può essere eccessivo di per sè, ma solo in relazione a qualcosa d’altro che rappresenta il termine di paragone: «la Corte d’appello, pertanto, dinanzi a una clausola lessicalmente così ambigua, non poteva arrestarsi al senso fatto proprio dalla connessione delle parole, per la semplice ragione che tale senso non esisteva». Avrebbe invece dovuto applicare tutti i criteri previsti dal Codice di procedura per un’interpretazione più corretta.

Tenendo però presente un elemento fondamentale visto che la polizza offerta alla società era stata predisposta unilateralmente e cioè che deve essere «fermissimamente» escluso che possano ricadere sull’assicurato «le conseguenze della modestia letteraria o dell’insipienza scrittoria dell’assicuratore». Se l’ambiguità non fosse stata superabile, chiarisce ancora la Cassazione, allora l’interpretazione più corretta sarebbe stata quella sfavorevole a chi predispose la clausola cioè ai coassicuratori, visto che non è mai stato incerto il fatto che la polizza è stata stipulata, come è consuetudine, sulla base di condizioni generali unilateralmente predisposte.

La dichiarazione poi di «rimettersi al giudice» davanti alla richiesta della controparte non può essere letta come acquiescenza, che non può essere certo preventiva, e nemmeno come disinteresse all’esito del giudizio. Rappresenta invece una richiesta al giudice di applicare correttamente al caso concreto le norme di legge che lo disciplinano, lasciando comunque spazio, successivamente, per la prospettazione di eccezioni di ritto e per eventuali impugnazioni.

Related posts

One Comment;

  1. Antonio D. said:

    Il titolo dell’articolo non è a mio avviso corretto. La sentenza in realtà dice che in una polizza assicurativa una clausola redatta in maniera poco chiara va interpretata contro chi l’ha predisposta … e non contro la Compagnia.
    Mi spiego. Si pensi ad esempio a tutti gli appalti pubblici di servizi assicurativi. In quei casi è l’Ente/Stazione Appaltante a predisporre le condizioni di polizza e non l’Assicuratore. Ancor più vero quando l’affidamento è secondo il criterio del prezzo più basso, senza possibilità di apportare varianti al testo presentato dall’Ente. Per cui in tutti questi casi una eventuale clausola poco chiara secondo questa sentenza va interpretata contro chi l’ha predisposta, vale a dire nel nostro caso contro l’Ente/Stazione appaltante… e non contro l’Assicuratore. Per questo ritengo il titolo non è corretto.

Comments are closed.

Top